15/02/2011, 00.00
CINA
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Siccità in Cina: a rischio 6,75 milioni di ettari di coltivazioni

Le nevicate e gli sforzi del governo hanno avuto effetti “limitati”. La siccità colpisce soprattutto il raccolto di grano, che si prevede pari a 100 milioni di tonnellate, rispetto ai 115 milioni del 2010. Pechino, un tempo autosufficiente, dovrà importare grano e il prezzo nel mercato mondiale vola.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Le forti irrigazioni e le nevicate dei giorni scorsi hanno avuto effetti “limitati” per alleviare la peggiore siccità da 60 anni che ha colpito il nord della Cina. Lo ha scritto Chen Lei, vicedirettore del Quartiere Generale per il Controllo statale alimentare e l’Aiuto per la siccità, il 13 febbraio sul suo sito web. La siccità ha colpito 6,75 milioni di ettari di coltivazioni, specie quelle invernali di grano.

Da ottobre ci sono scarse piogge su 8 province tra cui quelle di Shandong (dove si parla della peggior siccità da 200 anni), Jiangsu, Henan, Hebei e Shanxi, che da sole nel 2009 hanno prodotto il 67% del grano cinese. La neve ha alleviato la siccità nelle province settentrionali, ma ne è caduta troppo poca sull’Henan, maggior produttore di grano (in media soli 5,5 millimetri di neve) e sullo Shandong. L’esperto statale Yu Zhenwen ha spiegato che le regioni più colpite necessitano di almeno 50 millimetri di pioggia, mentre le recenti nevicate sono state in media inferiori a 10 millimetri.

Jeffrey Landsberg, esperto del settore, prevede che se la situazione non migliora, la Cina produrrà “non più di 100 milioni di tonnellate di grano”, rispetto ai 115 milioni stimati per il 2010.

Sono rimasti a corto d’acqua 2,8 milioni di persone e oltre 2,5 capi di bestiame. La televisione statale ha annunciato la settimana scorsa che il governo destinerà altri 12,9 miliardi di yuan (1,45 miliardi di euro) a combattere la siccità e proteggere la produzione di grano. Ma Chen ha spiegato che in circa il 20% delle zone agricole colpite dalla siccità non esistono adeguati sistemi di irrigazione.

Esperti prevedono che quest’anno la Cina dovrà importare grano dall’estero fino a circa 3 milioni di tonnellate. Peraltro la forte acquisizione di terre agricole per realizzare industrie e città, il diffuso inquinamento e i ripetuti disastri naturali degli ultimi anni hanno costretto il Paese, in precedenza autosufficiente nella produzione di grano, a importarne 1,2 milioni di tonnellate nel 2010, rispetto alle 893.700 tonnellate del 2009 e alle 31.900 del 2008.

Landsberg osserva che nel 2010 la produzione mondiale è già stata colpita per gli incendi in Russia (Paese che ha vietato l’esportazione) e le inondazioni in Australia, produzione ridotta anche in Canada.

Questo ha innescato una forte speculazione e il prezzo del grano ha raggiunto livelli record in Cina. A Chicago, massimo mercato agricolo mondiale, il prezzo del grano ha raggiunto il massimo dal 2008, è salito del 35% da novembre.

La Cina compra grano soprattutto da Australia, Stati Uniti e Sud America. Ma un trasporto di grano dalle Americhe richiede tra 45 e 50 giorni di navigazione, per cui si prevede che un forte aumento di queste importazioni possa congestionare i trasporti e i porti.

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