05/01/2021, 11.38
CINA-VATICANO
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Siping, la vita di mons. Han Jingtao raccontata da lui stesso

Mons. Andrea Han Jingtao è morto il 30 dicembre scorso a 99 anni. E’ considerato un “gigante di cultura e di fede” della Chiesa sotterranea. Alcune persone vicine a lui hanno redatto queste note biografiche dalla sua stessa voce. La fondazione di una congregazione maschile e una femminile. L’impegno di evangelizzazione fra prigionie, controlli della polizia, espropri, chiusure di comunità.

Siping (AsiaNews) – Mons. Andrea Han Jingtao è morto lo scorso 30 dicembre. Nei giorni seguenti, AsiaNews ha ricevuto questo importante documento: un abbozzo della sua biografia, con molte parti raccontate da lui stesso. Secondo alcuni sacerdoti cinesi, il testo è stato redatto da persone vicine al vescovo, che hanno messo per iscritto cose ascoltate dalla viva voce del prelato, considerato un “gigante di cultura e di fede” della Chiesa sotterranea.

Dal racconto si deduce che mons. Han non ha solo fondato una congregazione femminile, ma anche una maschile, il che è una rarità in Cina. Un altro elemento che traspare è la profonda libertà con cui utilizzava perfino la sua casa in università (statale) per tenere incontri di catechesi e liturgici. Da tutto emerge la grande resistenza di queste comunità non ufficiali che pur con momenti di prigionia, sequestri di case e comunità, hanno potuto vivere la loro vocazione e il loro impegno nell’evangelizzare la Cina.

 

Mons. Han Jingtao è nato nel 1921 da una devota famiglia cattolica di Shan Wanzi nella contea di Weichang (Hebei). Suo nonno Han Guotai aveva sei fratelli; suo padre si chiamava Han Chaojun, la madre era della famiglia Zhao. I suoi genitori e il nonno erano tutti fedeli cristiani molto devoti, originari della Corea. Il vescovo proviene da una famiglia benestante ed è stato anche il primogenito della famiglia. Già a partire dall’età di 8 anni ha vissuto nella cittadina di Da Yingzi, studiando nel collegio fondato da una congregazione missionaria canadese. All’età di 14 anni, finite le vacanze estive ha deciso di partire con altri studenti, salendo sul treno che li ha portati verso il seminario minore di Siping, iniziando così il cammino della loro vocazione.

Gli studi, a stretto contatto con il il rettore del seminario minore, sono durati 8 anni. Il futuro vescovo aveva deciso di dedicarsi totalmente allo studio. Mentre gli altri uscivano per giocare, lui andava sempre nella biblioteca del seminario a studiare, anche a sera tardi, e quando non riusciva a dormire ripensava a ciò che aveva imparato quel giorno. Si sentiva infinitamente gratificato da questa vita e coi voti superava ad uno ad uno tutti gli altri studenti.

Prima della fine degli studi, il rettore ha fatto loro un’ultima raccomandazione. Essa è rimasta sempre viva nella memoria del vescovo. Al momento di salutarli, il rettora ha detto loro: “Dovunque andrete, dovete fare bene il vostro sacro ministero ed è questo che vi terrà saldi, così non sprofonderete nel secolarismo”. Questa frase, in tutti questi anni, ha sempre trovato spazio nel vescovo. Lui stesso affermava che “è proprio grazie a questa idea e alla perseveranza nel ministero, che la mia vocazione ha potuto rimanere salda fino ad ora, di fronte a tante sofferenze e vicissitudini”.

Grazie alla sua esperienza, il vescovo insegnava anche a noi questa idea e comportamento: dobbiamo a nostra volta camminare con coraggio, secondo l’insegnamento e il modello del vescovo, verso l’obiettivo che il Salvatore ha stabilito per noi, fino al giorno dell’arrivo del Signore.

Secondo il piano del vescovo Shi [mons. Louis Lapierre, missionario del Quebec], da seminarista nel Seminario Maggiore di Changchun, il futuro vescovo Han era responsabile della biblioteca del seminario. Anche questa è stata una grazia particolare che Dio gli ha donato, dato che  amava molto studiare. Infatti, appena aveva tempo, andava in biblioteca a leggere e studiare, imparando tante conoscenze e facendo nuove scoperte.

Verso il 1942, ha portato suo padre a farsi visitare da un dottore, che gli ha confermato un cancro all’esofago. Mons. Han non era più ritornato a casa, fino al momento della morte di suo padre, all’età di 42 anni. Mons Han ricorda: “Quella volta quando ho accompagnato mio padre a casa e poi andato via, è stata l’ultima volta in cui ho potuto vedere mio padre”.

Il 14 dicembre 1947 viene ordinato sacerdote e da lì in poi si dedica all’educazione delle suore. Alla fine del 1949, con il consenso del vescovo Shi, si è recato dai francescani di Tianjin per un ritiro spirituale di 30 giorni. Appena finito il ritiro, un fedele di Shanghai gli chiede di incontrarlo per dargli un messaggio. “Il vescovo Zhao – ricorda mons. Han - della diocesi di Lindong mi ha chiesto di andare a Shanghai, voleva vedermi”. Partito per Shanghai, incontra il vescovo Zhao Yumin (il nome che aveva assunto una volta giunto in Cina). Questi ha descritto la crisi che la Chiesa in Cina stava affrontando in quel momento. Infatti, p. Wang Liangzhuo del Sichuan aveva lanciato il Movimento delle tre autonomie per la riforma della Chiesa, sostenendo “l’auto-propagazione, l’auto-sostegno e l’autogoverno”, sbarazzandosi dell'interferenza del papa ed espellendo i missionari stranieri.

Missione nel mondo secolarizzato

“A quel tempo – racconta mons. Han - mi sono reso conto che la Chiesa stava affrontando una grande sfida e aveva bisogno di una forte capacità di resistenza, altrimenti la Chiesa non sarebbe stata in grado di stare in piedi. Per questo ho deciso di fondare una congregazione religiosa, per combattere assieme alla Chiesa questo potere negativo”.

“Il primo gennaio del 1950 ho ricevuto il libretto sulla Legione di Maria. L’inviato speciale del papa, p. Chen Zhemin, l’aveva portato a Siping. Con il consenso del vescovo Shi e grazie al suo aiuto, ho fondato la congregazione religiosa e sviluppato le Legioni di Maria nella diocesi di Siping. Ai membri che avevano l’intenzione di entrare nella congregazione, dicevo loro che essi sono i soldati di Cristo, spingendoli alla preghiera e al canto dei salmi, insegnando loro a pregare in ginocchio, andando avanti a testa alta, trasmettendo il vincolo della pace, dicendo ai giovani che essi sono i combattenti di Gesù. Queste persone sono divenute poi i primi membri della congregazione che, però, non aveva ancora totalmente assunto una forma di istituto religioso: era piuttosto una associazione caritativa”.

“Nel 1952, il vescovo Shi della diocesi di Siping è morto a causa della malattia. Prima di morire ha l’amministrazione della diocesi al padre Chang Zhenguo, nominandolo amministratore della diocesi e successore del vescovo. A me ha affidato l’incarico di vice-parroco, per assistere padre Chang nella gestione degli affari della diocesi. Prima della persecuzione, incoraggiavamo tutti i giorni con la parola i nostri fedeli, accompagnandoli e rafforzandoli nella fede, affrontando la prova che stava per arrivare. Nella primavera del 1953 sono stato portato via dalla polizia con il pretesto di essere il sacerdote-educatore delle Legioni di Maria. Da qui ho iniziato la mia vita di prigionia durata ben 27 anni. A causa di ciò, la nuova comunità giovanile si è disfatta. All’inizio degli anni ‘80, la Cina ha lanciato le Riforme e l’Apertura economiche; Deng Xiaoping, il leader del Paese, ha avviato una riforma istituzionale per l’uso dell’inglese. E così, le stesse autorità carcerarie mi hanno fatto assumere come insegnante di lingua inglese presso l’Università Normale di Changchun. Due mesi dopo, sono stato assunto come professore associato presso l’Istituto di storia della civiltà classica presso l’Università Normale del Nordest. Ero specializzato nell’insegnamento a studenti laureandi, di master e dottorandi. Ho introdotto molti cinesi allo studio delle lingue e delle culture classiche, latina e greca. Durante le vacanze correvo a Siping anzitutto per  rendere visita alle suore anziane della congregazione del Rosario, appartenenti alla  diocesi. Ho saputo che tutti i giovani della nuovo comunità giovanile si erano ormai sposati, così ho cominciato il lavoro di ricostruzione pensando di unire le suore anziare alla nuova comunità di suore. Purtroppo quelle, a causa dell’età avanzata, si sentivano ormai senza forza nell’impegnarsi a ricostruire la congregazione. Questo è stato il motivo per cui ho dovuto ricominciare tutto da capo, selezionando i giovani con la vocazione alla vita consacrata ed avviando i primi lavori dell’attuale congregazione”.

Il vescovo e il professore

“Il 5 maggio 1982, sono stato ordinato vescovo ausiliare della diocesi di Siping. Volevo dedicarmi totalmente alla gestione degli affari della diocesi, ma purtroppo ero stato già assunto come professore ordinario dell’ateneo. Ciò mi frenava per un impegno a tempo pieno nella diocesi, ma grazie alla Provvidenza misericordiosa e saggia di Dio, in quanto impegato, l’università mi ha dato una casa a tempo indeterminato. Così ho utilizzato la mia abitazione come luogo pubblico di preghiera, dando anche spazio allo sviluppo della congregazione. Sempre più giovani vocazioni si sono unite alla congregazione, e nell’Avvento del 1990, ho annunciato ufficialmente la rifondazione della congregazione, iniziando così la formazione dei novizi per affrontare le numerose sfide lanciate dal potere malvagio del secolarismo. Allora c’erano 5 novizi e 8 novizie, e nel 1991 la congregazione aveva già assunto una certa portata. Intanto crescevano anche le persone che chiedevano di diventare cristiane ed entrare nella Chiesa. I funzionari del governo hanno notato questa opera evangelizzatrice così audace, e mi hanno portato via per interrogarmi. Dopo essermi difeso, sono stato liberato; in quel momento c’erano quasi 10 novizi e quasi 20 novizie. Nello stesso anno, due novizie hanno concluso il proprio noviziato grazie alla formazione delle suore diocesane della diocesi di Yixian, e hanno fatto la prima professione il 22 agosto 1991, nella festa della Beata Vergine Maria Regina. Esse sono state le prime suore della congregazione dopo la reinstallazione della diocesi. Tra marzo, luglio e settembre del 1992, ci sono state altre 6 suore che hanno fatto la Professione e fondato il primo asilo nido. Le suore hanno così iniziato a dedicarsi all’educazione dei bambini, e la congregazione femminile era davvero sulla pista giusta. Nel settembre dello stesso anno, lo sviluppo della diocesi si realizzava insieme ai programmi della congregazione: c’erano 4 novizie, e una suora che aveva già fatto la professione, è stata mandata a studiare medicina. Questo è stato l’inizio di un’opera della congregazione.

Intanto, la diocesi ha avviato un’altra opera evangelizzatrice, ovvero organizzare i fedeli, incoraggiandoli e guidandoli, nelle attività di evangelizzazione nella diocesi, ottenendo così grandi risultati: un gran numero di non credenti volevano ricevere il battesimo. Tra il 1991 e il 1992, il numero dei convertiti è arrivato a quasi 1000 persone. Alla fine del 1991, i novizi erano 20 persone, le novizie un centinaio”.

“Nel 1993 è stato fondato il primo centro sanitario e la prima casa di riposo. Non avendo a disposizione le suore della congregazione, i fedeli stessi assumevano l’incarico di medico. Con l’aumento dei nuovi fedeli e grazie all’influenza delle opere caritative in università e nella società, non dovevamo più nasconderci come una volta, ci aprivamo al pubblico e anche le vocazioni aumentavano. L’abitazione concessa dall’università era ormai divenuta un luogo di evangelizzazione; ogni giorno venivano i fedeli per la messa; le suore facevano lezioni di catechesi, fornivano servizi ai fedeli ecc.”.

Fecondi nella persecuzione

“Nel 1993, i novizi maschi sono andati tutti via senza alcun preavviso. Sprofondato nell’estremo dolore, pregavo incessantemente davanti al Santissimo, ricevendo un forte incoraggiamento per andare avanti. Qualche giorno dopo, ci sono stati progressi: nel1994 il numero dei novizi è arrivato a più di 10 persone. Ho anche invitato altri sacerdoti diocesani per la gestione. Poco prima del Natale 1995, un sacerdote proveniente da un’altra diocesi, ha chiesto di entrare nella congregazione, che finalmente aveva avuto del personale proprio. Poco dopo, quel sacerdote è stato arrestato e imprigionato. E’ stato liberato tre mesi dopo, ma i controlli da parte della polizia sono continuati. Il 23 dicembre 1996, sono uscito per un impegno e al ritorno ho trovato la mia abitazione sotto il controllo della polizia. In questo modo, la casa quindi, non poteva più essere usata come luogo di evangelizzazione. Il 16 gennaio 1997, anche la casa madre delle suore è stata circondata da più di 10 macchine della polizia, e la congregazione delle suore è stata sciolta per prima volta. A partire da questo momento, l’ordine femminile ha iniziato un lungo “pellegrinaggio”. Un altro piano di Dio prendeva avvio: non occuparsi più del lavoro educativo in università, dedicandomi personalmente alla formazione dei seminaristi. Nel settembre 1999, i primi due seiminaristi sono stati ordinati sacerdoti: vedevo in loro la luce di una nuova forza diocesana. Nel 2000 e 2002 sono stati progressivamente ordinati altri 9 seminaristi, rafforzando ulteriormente la nuova forza della diocesi”.

Nella seconda metà dell’ aprile 2003, la sede dei seminaristi è stata sequestrata, e l’eucaristia è stata portata via. Dopo numerose vicissitudini, con il misericordioso aiuto di Dio, il Corpo di Cristo è stato riportato indietro, senza essere profanato.

Nel maggio 2005 la sede della congregazione a Shenyang è stata di nuovo scoperta dalle autorità della polizia: quasi 40 suore sono state mandate via, e la sede sequestrata. Nel luglio 2008, durante le Olimpiadi in Cina, un’altra piccola comunità di Shenyang è stata perquisita, e 4 suore sono state portate via e liberate solo il giorno dopo. La polizia ha sequestrato quasi 20 pacchi di libri, lettere e documenti di ogni genere. Solo nel 2011 la gran parte delle suore hanno potuto fare ritorno alla casa madre.

All’inizio del 2014, è stata istituita una versione provvisoria delle regole della congregazione.

“Poiché la mia abitazione privata è stata scoperta e controllata dalla polizia nel novembre 2017, al momento non posso agire liberamente e sono costretto a lasciare tutti gli affari, senza avere la possibilità di gestirli pubblicamente”.

“All’inizio del 2018, la comunità delle suore è stata di nuovo sciolta. Finora non sono ancora riuscite a riunirsi in una grande comunità, ma riescono solo a vivere assieme in piccole comunità. Tuttavia, ringraziamo Dio per averci accompagnato fino ad oggi”.

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