19/12/2020, 10.09
UZBEKISTAN
Invia ad un amico

Tashkent, comunità religiose sottomesse al capriccio delle autorità

La nuova legge che sta per essere varata, ha solo piccoli cambiamenti. Rimane il farraginoso cammino burocratico per chiedere la registrazione ufficiale, col rischio di multe e torture. Sciiti, cattolici, protestanti, Testimoni di Geova hanno domandato la registrazione senza successo.

Tashkent (AsiaNews/Forum 18) – Una nuova legge sulle attività religiose è in discussione al parlamento uzbeko. Ma molte comunità non vi vedono alcun miglioramento o alleggerimento nella moltitudine di permessi e controlli necessari per esercitare la propria libertà religiosa.

Il Paese ha già una legge molto stringente sulle religioni. Secondo fonti di Forum 18 (F18), l’unico leggero cambiamento fra quella esistente e la nuova legge sarà che le comunità possono chiedere il riconoscimento con un numero minimo di 50 membri; prima erano richiesti 100 membri.

Per il resto, rimangono i divieti ad esercitare la propria fede in comunità non registrate; la proibizione di ogni attività missionaria; un percorso difficile e complesso per ottenere il riconoscimento.

Quest’ultimo elemento rende quasi impossibile la registrazione delle comunità anzitutto per la farragine burocratica da attraversare, ma poi perché molto spesso le autorità si rifiutano di concedere i permessi e i riconoscimenti a capriccio, senza alcuna spiegazione.

F18 cita alcuni casi avvenuti in questi anni.

Le comunità sciite, ad esempio, non hanno alcuna moschea registrata. Nel 2019, gli sciiti di Bukhara hanno presentato la richiesta di riconoscimento, ma la polizia ha visitato i membri più attivi della comunità facendo pressione per il ritiro della domanda. Interrogata da F18, una personalità del governo ha detto che “gli sciiti non hanno mai presentato alcuna domanda di registrazione”.

È dal 2018 che diverse comunità protestanti continuano a presentare la domanda di riconoscimento. Lo hanno fatto anche nel 2020, ma è stata loro rifiutata. E le autorità si rifiutano anche di dare le motivazioni del diniego.

In modo simile, i Testimoni di Geova a Tashkent e Ferghana si sono visti rifiutare la registrazione.

Da parte loro, cattolici e ortodossi pensano di non procedere al riconoscimento di nessuna nuova comunità.

Alcune comunità denunciano che quando i loro membri vanno alle autorità per chiedere il riconoscimento, essi vengono puniti con multe e torture per i loro “crimini passati”, ossia compiere raduni religiosi senza permesso.

Organizzazioni internazionali per i diritti umani domandano da tempo che l’Uzbekistan si doti di una legge sulle religioni che rispetti i criteri universali. Per questo è necessario anzitutto togliere la distinzione fra comunità “riconosciute” e “non riconosciute” e lasciare libere le comunità di radunarsi anche senza riconoscimento. Un altro punto è che sia eliminata la censura su produzione, importazione e distribuzione di materiale religioso. Infine, che si precisino le condizioni, così che le autorità non applichino la legge in modo arbitrario, basandosi su interpretazioni generiche.

Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Le autorità uzbeke costringono cristiani e Testimoni di Geova all’illegalità
21/06/2010
Tashkent, pesanti multe e carcere per i cristiani
15/01/2010
Persecuzione religiosa: per il governo sono "notizie false"
19/09/2007
Pastore battista condannato a 10 anni di carcere
13/03/2010
Tashkent, musulmani clandestini condannati come terroristi
08/09/2009


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”