07/12/2020, 11.03
IRAN
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Teheran, voci di dimissioni della guida suprema Khamenei

Il grande ayatollah avrebbe affidato i poteri al figlio Mojtaba per gravi problemi di salute. Una decisione che apre la strada alla successione, ma fonti interne alla Repubblica islamica smentiscono. Secondo alcuni sono notizie mirate a “destabilizzare” in un momento di profonde tensioni con Israele e Stati Uniti.

Teheran (AsiaNews/Agenzie) - Il tweet del giornalista iraniano in esilio Momahad Ahwaze, il primo a denunciare l’emergenza Covid-19 in Iran la scorsa primavera, ha sollevato un polverone: il leader supremo Ali Khamenei avrebbe trasferito i poteri al figlio Mojtaba per gravi problemi di salute, aprendo la strada della successione nella Repubblica islamica. La notizia  non trova riscontri ufficiali ed è stata smentita da fonti anonime rilanciate dalla stampa. Ma le smentite non bastano a fugare i dubbi in un periodo di profonde tensioni esterne (con Israele e Stati Uniti) e turbolenze interne a pochi mesi dalle elezioni presidenziali

Secondo Ahwaze, il grande ayatollah necessita di cure mediche urgenti e lo scorso 4 dicembre ha cancellato in tutta fretta un incontro in programma da tempo con il presidente iraniano Hassan Rouhani. Le sue condizioni sarebbero poi peggiorate nella notte, tanto da richiedere assistenza medica con urgenza.

Il cronista in esilio non spiega quali siano i problemi di salute della guida suprema, ma sarebbero legati a un tumore alla prostata per il quale si era già sottoposto a un intervento chirurgico nel 2014. L’anno successivo diversi quotidiani, fra i quali il francese Le Figaro, avevano rilanciato fonti occidentali secondo le quali l’81enne leader supremo, salito al potere nel 1989, alla morte del fondatore della Repubblica islamica Ruollah Khomenei, soffrirebbe di tumore alla prostata. 

Rilanciando la notizia, il giornalista iraniano parla di condizioni “molto preoccupanti” e tali da costringere al passaggio di consegne (temporaneo?) al 51enne Sayyid Mojtaba Hosseini Khamenei. Già oggi il figlio si occupa di diversi dossier sensibili, sia in tema di sicurezza che di intelligence, e da tempo alcuni giornali in Occidente lo hanno soprannominato “il guardiano” del leader supremo iraniano e con buoni rapporti con i Pasdaran (i Guardiani della rivoluzione). 

Secondo alcuni analisti ed esperti le voci di uno stato di salute precario della guida suprema sarebbero “fake news” con il solo obiettivo di “destabilizzare” il Paese in una fase complicata della sua storia. Altri ancora sottolineano le modalità “inusuali” di investitura del figlio, che si discostano da quanto previsto all’art. 111 della Costituzione in tema di successione.

La futura guida suprema dovrebbe essere individuata da una “Assemblea di esperti”, composta da 88 ayatollah. E in attesa della nomina la leadership è affidata a un consiglio formato da presidente, dal capo della giustizia e da un membro dei Pasdaran. Tuttavia, in questo quadro si giocano interessi contrapposti ed equilibri di potere, con i Guardiani della rivoluzione che ambiscono a un ruolo sempre maggiore nella scelte del grande ayatollah, il quale deve mantenere legami con l’ambiente religioso. Fra i favoriti, oltre al figlio Mojtaba, vi sarebbero il capo della magistratura iraniana Ebrahim Raisi, la cui candidatura aveva ottenuto in passato il sostegno dello stesso Rouhani, e il suo predecessore Sadeq Larijani. 

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