19/02/2026, 13.11
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Trump contro l'accordo sulle isole Chagos: la base di Diego Garcia al centro delle tensioni

Il presidente statunitense ha messo in discussione l’accordo tra Regno Unito e Mauritius che prevede il trasferimento di sovranità dell’arcipelago e il mantenimento della base militare con un leasing di 99 anni. Londra punta comunque a garantire la continuità della presenza militare anglo-americana. I chagossiani, esclusi dai colloqui, temono di non ottenere il diritto al ritorno.

Londra (AsiaNews) - Si sono nuovamente riaccese le tensioni riguardo il destino delle isole Chagos dopo che ieri il presidente statunitense Donald Trump ha messo in discussione l’accordo siglato tra il Regno Unito e le Mauritius, un’intesa che prevede il trasferimento di sovranità sull’arcipelago da parte dell’ex potenza coloniale, mentre la base militare sull’isola di Diego Garcia dovrebbe continuare a ospitare truppe britanniche e statunitensi in base a un contratto di locazione di 99 anni.

Dopo aver (per il momento) abbandonato le rivendicazioni territoriali sulla Groenlandia da parte della Danimarca, in un messaggio pubblicato sulla piattaforma Truth Social, Trump ha esortato il primo ministro britannico Keir Starmer a non “consegnare Diego Garcia”, l’atollo più grande dell’arcipelago, sostenendo che “non dovrebbe essere sottratta al Regno Unito” e che farlo rappresenterebbe “una piaga per il nostro grande alleato”. Il presidente statunitense ha continuato sostenendo che “le locazioni non funzionano quando si parla di Paesi”, riferendosi al contratto previsto per la base militare, a cui da tempo gli abitanti locali, i chagossiani, si oppongono.  

Tuttavia solo pochi giorni fa il Dipartimento di Stato americano aveva espresso in forma ufficiale il proprio sostegno all’accordo, affermando di appoggiare “la decisione del Regno Unito di procedere con l’intesa con le Mauritius”. Una nuova inversione di rotta di Trump che prima aveva definito l’accordo “un atto di grande stupidità” e poi “il miglior accordo possibile” per Londra.

Situata nell’Oceano Indiano, in una posizione strategica tra Africa orientale, Medio Oriente e Asia meridionale, l’isola di Diego Garcia è importante per le operazioni militari statunitensi nell’Indo-Pacifico (contro le ambizioni cinesi) e nel Golfo Persico, in particolare in previsione di un probabile attacco statunitense contro Teheran. “Se l’Iran decidesse di non firmare un accordo, potrebbe essere necessario per gli Stati Uniti usare Diego Garcia”, ha ribadito Trump, collegando la questione alle tensioni sul programma nucleare iraniano. 

La Casa Bianca ha poi chiarito che il post del presidente “va considerato come la posizione ufficiale dell’amministrazione”, confermando la natura politica dell’intervento.

Nel 1965 il Regno Unito istituì un’amministrazione separata per le isole Chagos, che dal quel momento entrarono a far parte dei Territori britannici dell’Oceano indiano. Nonostante le Mauritius, divenute indipendenti nel 1968, abbiano sempre sostenuto la continuità territoriale con le Chagos, Londra mantenne il controllo sull’arcipelago ed espulse almeno 2mila abitanti per costruire, in collaborazione con gli Stati Uniti, la base militare di Diego Garcia.  

Nel 2019 la Corte internazionale di giustizia dell’Aia, su richiesta dell’Assemblea generale delle Nazioni unite, stabilì (in maniera non vincolante) che l’amministrazione britannica sulle Chagos era da considerarsi illegittima e che il processo di decolonizzazione delle Mauritius non poteva considerarsi completato finché le isole non fossero state restituite. Nell’ottobre 2024 Londra e Port Louis annunciarono di aver raggiunto un’intesa, firmata poi nel maggio 2025. L’accordo non solo prevede la cessione di sovranità dell’ex Territorio britannico, ma anche impegni di cooperazione in materia di sicurezza e tutela ambientale, e l’istituzione di un fondo fiduciario a beneficio dei chagossiani. 

In base alle stime del governo britannico, che ha difeso il contratto di locazione definendolo fondamentale per garantire la continuità operativa della base militare, nel corso del prossimo secolo Londra dovrebbe versare alle Mauritius 3,4 miliardi di sterline. Starmer ha più volte sostenuto la necessità del trasferimento di sovranità per evitare nuove contestazioni legali che rischierebbero di mettere del tutto fine alla presenza militare anglo-americana. 

La questione per il momento resta in sospeso nel Regno Unito, alle prese anche con una crisi politica dopo il rilascio degli Epstein files e l’arresto del (non più) principe Andrew, fratello di re Carlo. Il disegno di legge che dovrebbe recepire l’accordo nel diritto britannico è stato rinviato e non è ancora stata fissata una data per la discussione definitiva alla Camera dei Lord, mentre nei prossimi giorni è previsto un incontro tra gli Stati Uniti e le Mauritius.

L’opposizione britannica ha duramente criticato l’intesa, ma anche parte della comunità chagossiana si è opposta all’accordo. Nei giorni scorsi quattro abitanti originari delle isole sono approdati sull’atollo di Ile du Coin, sempre parte delle Chagos, in segno di protesta. Nei prossimi giorni è previsto l’arrivo di altre persone, che finora hanno raccolto il sostegno di Nigel Farage, esponente dell’estrema destra britannica. 

Il leader del gruppo, Misley Mandarin, ha dichiarato che “non c’è motivo per questo accordo, perché le Mauritius non hanno mai posseduto le Chagos” e ha invitato il governo britannico a “cancellare l’intesa e permettere ai chagossiani di tornare nella loro patria come cittadini britannici”.

Altri chagossiani non si fidano del governo delle Mauritius e temono di non ottenere il diritto al ritorno una volta siglata l’intesa. Coloro che tra gli anni '60 e '70 furono costretti a trasferirsi alle Mauritius o nel Regno Uniti hanno lamentato di non essere stati coinvolti nei colloqui che hanno portato all'accordo e hanno chiesto un referendum. Anche gli esperti delle Nazioni unite hanno sottolineato che l'intesa raggiunta tra Londra e Port Louis rischia di perpetuare le violazioni dei diritti umani se non garantisce un reale diritto di ritorno.

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