14/11/2023, 09.08
MONGOLIA-RUSSIA
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Ulan Bator, la capitale di tutti i mongoli

di Vladimir Rozanskij

Con la mobilitazione per la guerra in Ucraina alcune migliaia di buriati - etnia mongola che vive dentro i confini della Russia - si sono trasferiti a Ulan Bator. Ma negli ultimi decenni la capitale è molto cambiata, voltando pagina rispetto all'eredità sovietica. E nonostante l'affinità storica e culturale i relokanty faticano ad ambientarsi in un mondo molto diverso da quello in cui erano abituati a vivere.

Ulan Bator (AsiaNews) - Dall’inizio della mobilitazione alla guerra in Ucraina, oltre 6mila cittadini russi si sono trasferiti in Mongolia, per la maggior parte di etnia mongola dalla Buriazia, dal Zabajkal e dalla regione di Irkutsk, sistemandosi per lo più nella capitale Ulan-Bator. Nonostante i buriati e i mongoli siano parenti stretti, i relokanty dalla Russia faticano ad ambientarsi in un mondo molto diverso da quello in cui erano abituati a vivere. Un giornalista e fotografo anonimo dell’agenzia Gente del Bajkal ha riportato diverse impressioni sulle loro condizioni nella metropoli principale della Mongolia.

Fino a una ventina d’anni fa, Ulan-Bator non si distingueva molto dalle tipiche capitali delle repubbliche asiatiche sovietiche, in quanto la Mongolia era rimasta per 70 anni sotto la forte influenza dell’Urss, pur non facendone formalmente parte. Negli ultimi tempi la città è cambiata profondamente, e i suoi abitanti si sono liberati dei tanti simboli del periodo comunista, come il mausoleo e i monumenti a Lenin sulle piazze centrali, e sono stati edificati palazzi di tipo contemporaneo al posto dei casermoni precedenti, ancora esistenti nella maggior parte delle città russe.

Il nome della città, Ulan-Bator o Ulaanbaatar secondo le varie grafie, è apparso 100 anni fa, al posto dell’antico Urga, la variante russificata del mongolo Өrgөө che significa “palazzo, sede di uomo importante”. Dopo la rivoluzione, nel 1924 si era deciso di chiamarla Bator-Khoto, “Città dell’Eroe”, intendendo la memoria di Gengis Khan, ma il Comintern, la struttura internazionale dei comunisti, insistette per Ulan-Bator. La capitale, in cui abita oltre un milione di persone, è ritenuta l’erede dell’antica Karakorum, sede del Gran Khan “degli oceani” che presiedeva a tutto l’Impero mongolo, anche se esiste un’attuale Kharkhorin (Karakorum) a ovest della metropoli.

All’inizio degli anni Duemila si è attivata la de-colonizzazione dal passato russo-sovietico, con la rimozione dei monumenti e nuova denominazione di strade e piazze cittadine: il quartiere Nayramdal, il titolo sovietico della “amicizia tra i popoli” è diventato Bayanzurkh, che significa “ricchezza e prosperità”. La lingua russa in realtà è ancora molto diffusa tra i mongoli, e i russi qui non possono perdersi per strada, trovano sempre qualcuno che li capisce e li aiuta. I giovani, però, non hanno interesse a studiare il russo, avendo come riferimenti principali la Corea del sud e gli Stati Uniti.

Sui manuali di storia russa, l’Orda d’oro dei mongoli è ancora rappresentata come una raccolta di tagliagole selvaggi e crudeli, come venivano descritti dagli storici russi ottocenteschi Karamzin e Ključevskij, anche se il livello di sviluppo dell’Impero mongolo non si distingueva negativamente rispetto agli Stati europei del tardo Medioevo. Era un impero basato sulla tolleranza religiosa, e tra i khan vi erano anche dei cristiani. La piazza centrale di Ulan-Bator è stata rinominata nel 2013 come piazza Gengis Khan; anche se i discendenti dei rivoluzionari hanno cercato di mantenere il titolo sovietico di Sukhe-Bator, il leader che occupava il mausoleo centrale insieme all’altro politico Čoybalsan, sono ormai sepolti al cimitero, e il mausoleo stesso è stato rimosso.

L’ingresso di parata del palazzo del governo, visitato recentemente anche da papa Francesco, è sovrastato dall’imponente statua di Gengis Khan che siede sul trono imperiale, con accanto i suoi discendenti e comandanti, quelli che invasero l’Asia, la Russia e il Medio Oriente. Il 95% della popolazione è costituito dai mongoli, e il resto sono russi asiatici e kazachi, oltre a un certo numero di coreani. Nella Mongolia interna vivono parecchi cinesi, e fuori dal Paese ci sono circa nove milioni di mongoli, tre volte di più degli stessi abitanti interni.

La Mongolia moderna sta cercando una propria via per la democrazia e il superamento dei radicati sistemi corruttivi, puntando soprattutto sulla capitale, mentre nel resto del Paese ci sono ancora molti villaggi delle Yurte, le tende nomadi del popolo antico. Oggi i “nuovi nomadi” sono i relokanty russi, che dovranno imparare a diventare anch’essi mongoli di una civiltà che si ricostruisce, cercando la stabilità e la pace.

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