01/08/2009, 00.00
TIBET - CINA
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Un giorno di protesta per la liberazione del regista tibetano Dhondup Wangchen

di Nirmala Carvalho
La sua “colpa” è avere ripreso interviste a cittadini tibetani, che parlano di Olimpiadi e Dalai Lama. In carcere dal marzo 2008, è stato percosso e torturato e gli viene negato l’avvocato di fiducia.

Dharamsala (AsiaNews) – Un giorno di protesta per chiedere il rilascio di Dhondup Wangchen, regista tibetano arrestato per “istigazione al separatismo”. Lo hanno proclamato 5 tra i maggiori gruppi pro-Tibet, che a Dharamsala, dove ha sede il governo tibetano in esilio, raccolgono firme per chiedere al premier indiano Manmohan Singh di fare pressione per l’immediato suo rilascio.

Questa sera ci sarà una veglia al lume di candela nel principale tempio tibetano della città. Sarà anche proiettato il film per il quale è stato arrestato.

Il regista è in carcere dal marzo 2008 per avere girato il film “Leaving Fear Behind” (“Lasciando la paura dietro di sé”), che documenta il punto di vista di cittadini tibetani su vari argomenti come Olimpiadi di Pechino, il Dalai Lama, la politica del governo cinese in Tibet.

Lhamo Tso, moglie di Dhondup, lamenta che egli si è limitato a fare interviste e che Pechino “vuole farlo tacere perché ha esercitato il diritto di libertà di espressione. Chiedo alla comunità internazione di fare pressione per il rilascio di mio marito”.

L’avvocato nominato dalla famiglia non è stato ammesso al processo. Dhondup non ha potuto vedere i familiari sin dall’arresto e pare che sia stato percosso più volte e torturato e che sia ora in cattiva salute.

Tsewang Ringzin, presidente del Tibetan Youth Congress, denuncia “l’iniqua persecuzione di Pechino contro Dhondup Wangchen”, privo di difesa legale, e ne chiede l’immediato rilascio.

Gli organizzatori della protesta osservano come le autorità cinesi neghino ai tibetani in modo sistematico i diritti fondamentali e perseguitano con gravi condanne ogni pacifica espressione di dissenso.

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