27/08/2013, 00.00
GIAPPONE – CINA
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Un jet di Pechino sulle Senkaku/Diaoyu, ancora tensione nel Mar cinese orientale

Il velivolo ha costeggiato lo spazio aereo dell’arcipelago conteso fra Cina e Giappone. Il ministero nipponico della Difesa: “Pronti a tutto per proteggere i nostri territori”. E il ministero degli Esteri cinese: “Con queste basi è impensabile un dialogo costruttivo per risolvere la questione”.

Tokyo (AsiaNews/Agenzie) - Un caccia militare dell'Aviazione cinese ha costeggiato ieri lo spazio aereo delle isole Senkaku/Diaoyu, contese da Tokyo e Pechino, scatenando l'immediata reazione delle Forze di Auto-difesa nipponiche. Lo conferma il ministero della Difesa giapponese, secondo il quale i jet militari di Tokyo sono "pronti a entrare in azione" per difendere la sovranità nazionale sull'arcipelago. Si tratta dell'ennesima provocazione bilaterale sulla questione, che da mesi agita il Mar cinese orientale.

Proprio questa mattina il vice ministro cinese degli Esteri Li Baodong ha dichiarato che la Cina "non vede alcuna ragione valida" per aprire un tavolo di confronto con il Giappone sulla sovranità delle Senkaku/Diaoyu. La frase, pronunciata a pochi giorni dal G20 cui parteciperanno sia Xi Jinping che Shinzo Abe, sembra essere una risposta alla proposta avanzata dal premier nipponico di un "incontro ad alto livello" per dirimere la questione.

Li ha sottolineato che le richieste giapponesi "non sono genuine. Un incontro fra i nostri leader non può essere convocato solo per stringersi la mano e farsi una foto insieme: servono soluzioni ai problemi. Se il Giappone vuole chiudere la questione, deve smetterla di dire frasi vuote e iniziare a intraprendere azioni reali che dimostrino la sua volontà". Il vice ministro ha anche escluso "salvo ripensamenti" un incontro bilaterale ai margini del summit, che si terrà a San Pietroburgo il prossimo 5 settembre.

Nel settembre del 2011 l'acquisizione da parte di Tokyo di 3 delle 5 isolette da un privato ha scatenato la furia di Pechino, che ha lanciato una campagna politica e militare per rivendicare la propria sovranità sull'area. Nella contesa è presente anche Taiwan, che ha proposto ai contendenti di "sfruttare insieme, senza parlare di proprietà, le ricchezze locali".

Non è chiaro il valore dell'arcipelago. Si pensa che esso abbia anzitutto un valore strategico, trovandosi sulla rotta delle più importanti vie marittime; altri affermano che oltre alle acque ricche di pesca, nel sottofondo marino vi siano sterminati giacimenti di gas. Nel 2008, come gesto di distensione, i due governi hanno firmato un accordo per lo sfruttamento e la ricerca congiunti nell'arcipelago, che tuttavia è rimasto lettera morta.

 

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