05/07/2010, 00.00
INDIA
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Uno sciopero nazionale paralizza varie zone dell’India

Milioni di indiani protestano contro l’aumento del prezzo del carburante. Grande adesione negli Stati dove l’opposizione ha la maggioranza. Le ragioni dell’aumento. La necessità dell’India di investire nelle infrastrutture: inaugurato il nuovo terminal dell’aeroporto di New Delhi.

Mumbai (AsiaNews/Agenzie) – Vasta adesione allo sciopero nazionale indetto dai partiti di opposizione contro la decisione del governo di aumentare il prezzo del carburante. Gli Stati più colpiti sono stati il Bengala Occidentale, il Kerala e il Bihar. Ma ovunque si sono viste scuole chiuse, radi trasporti pubblici e persino serrate dei negozi.

Nel comunista Kerala persino il traffico era quasi assente. Tutto bloccato a Bangalore, capitale del Karnataka governato dal Bjp, sede di oltre 1.500 ditte di informazione e tecnologia. A Mumbai, capitale commerciale del Paese, hanno scioperato pure i taxi, nemmeno usciti in strada. Scarse le presenze anche negli uffici, anche per i disagi nei trasporti.

Il Partito Comunista e il Partito nazionalista indù Bharatiya Janata, entrambi all’opposizione ma in forte contrasto tra loro,  hanno indetto scioperi separati. Opposti annunci dei partiti, con l’opposizione che rivendica un grande successo, mentre i partiti del governo lo contestano.

Lo sciopero ha avuto invece poco successo in altri Stati, come nella capitale New Delhi e a Chennai, dove i trasporti pubblici oggi mattina erano in servizio e scuole e negozi aperti come sempre.

Per favorire lo sviluppo economico, per anni l’India ha praticato una politica di sussidi statali assicurando forniture di carburante a prezzo anche inferiore a quello di costo. Ma il mese scorso New Delhi ha tolto i sussidi per ridurre il deficit di bilancio, che nel presente anno finanziario si prevede arrivi al 5,5% del Prodotto interno lordo. Il recente aumento di prezzo del carburante ha avuto particolare effetto: si calcola che farà aumentare l’inflazione di un punto percentuale.

Il governo indiano è stretto tra l’esigenza di creare le infrastrutture necessarie per un rapido sviluppo economico e quella di debellare la ancora diffusa povertà. Il 3 luglio il premier Manmohan Singh ha inaugurato il nuovo terminal dell’aeroporto di New Delhi, che si prevede ne raddoppierà la ricettività e renderà il traffico più snello. Il nuovo terminal, operativo dal 14 luglio, aumenterà la capacità a 60 milioni di passeggeri l’anno, rispetto ai 27 milioni registrati nell’ultimo anno finanziario. Insieme ad altri lavori di rinnovamento delle precedenti strutture, è costato 2,7 miliardi di dollari. Il traffico aereo passeggeri in India è cresciuto dell’8,5% annuo negli ultimi 5 anni.

Esperti osservano che la struttura è essenziale non solo per il movimento passeggeri, ma anche per l’immagine del Paese, che vuole confrontarsi con gli altri primari centri aeroportuali asiatici, come Dubai che nel 2009 ha avuto 40,9 milioni di transiti e Singapore 37,2 milioni. Intanto le autorità si gloriano di avere completato l’opera in 37 mesi, rispetto ai 45 mesi occorsi per il nuovo terminal di Pechino per le Olimpiadi 2008.

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