Vescovi indiani: 'Siano abrogate le leggi incompatibili con la libertà religiosa'
In una dichiarazione diffusa al termine dell'Assemblea tenutasi a Bengaluru la Conferenza episcopale (CBCI) esprime preoccupazione per l'aumento di disuguaglianze, polarizzazioni e "ansia legata all'identità e all'appartenenza". Riaffermata la fiducia nella Costituzione dell'India. Ai cristiani l'invito a perseverare in “una testimonianza pubblica matura: invece di tacere o ritirarci dalla nostra missione ispiriamo speranza e promuoviamo unità".
Bengaluru (AsiaNews) - “Poiché molte persone innocenti vengono incarcerate sulla base di accuse infondate di conversioni religiose forzate, chiediamo con forza l’abrogazione delle leggi incompatibili con la libertà religiosa e con il diritto alla privacy”. È l’appello lanciato dalla Conferenza dei vescovi cattolici indiani (CBCI) in un messaggio diffuso oggi al termine della loro Assemblea tenutasi in questi giorni a Bengaluru che ha eletto il card. Poola come nuovo presidente.
Ricordando l’articolo 25 della Costituzione indiana che garantisce “uguale diritto alla libertà di coscienza e al diritto di professare, praticare e propagare liberamente la religione” i vescovi ricordano l’esempio del Mahatma Gandhi, “che dedicò l’intera vita a costruire ‘un’India nella quale il popolo senta che è il proprio Paese, alla cui edificazione esso abbia una voce efficace; un’India nella quale non vi siano classi alte e classi basse di persone’ (Young India, 10-9-1931, p. 255)”.
Nell’India di oggi - scrivono i vescovi - “assistiamo a un aumento delle disuguaglianze, al degrado ecologico, alla disinformazione, alla polarizzazione e all’ansia legata all’identità e all’appartenenza”. “Ogniqualvolta i diritti costituzionali vengano ingiustamente limitati, in particolare a danno dei poveri, degli emarginati, dei dalit e delle popolazioni tribali - si legge nella dichiarazione - è necessario difendere la tutela dei diritti fondamentali di ogni persona, indipendentemente da casta, credo o lingua”.
I vescovi ricordano la negazione dei diritti ai dalit cristiani che “continua da decenni come forma indiretta di discriminazione, nonostante i numerosi appelli all’uguaglianza e alla giustizia”. A livello generale ricordano che la negazione dei diritti alle minoranze “indebolisce il tessuto democratico della nostra società”. “Pur mantenendo il nostro impegno a eliminare ogni forma di discriminazione basata su casta o lingua all’interno delle comunità ecclesiali, sollecitiamo il governo a garantire che a nessun cittadino siano negati i diritti fondamentali all’uguaglianza e alla libertà".
Ai cristiani indiani viene rivolto l’invito e a perseverare in “una testimonianza pubblica matura, carica di speranza e credibile”. “Ogni volta che la nostra fede viene messa in discussione o il nostro stile di vita cristiano viene contrastato - scrivono i vescovi - ci viene offerta un’occasione provvidenziale per approfondire il nostro rapporto con Cristo, che non manca mai di concederci la grazia necessaria per perseverare. Invece di tacere o ritirarci dalla nostra missione, siamo chiamati a vivere la nostra identità cristiana con coraggio e convinzione, affinché il profumo di Cristo pervada ogni ambito della società, ispirando speranza e promuovendo l’unità tra tutti i popoli”.
Una vita cristiana autentica - ricorda il messaggio - ispira a essere cittadini rispettosi della legge, promotori della pace e difensori dei diritti umani. I vescovi riaffermano la fiducia nella Costituzione dell’India. “Le iniziative sociali ed educative della Chiesa - spiegano - nascono dal nostro profondo radicamento in Cristo e dalla fedeltà ai valori costituzionali. Incoraggiamo tutti i fedeli a continuare a partecipare attivamente alla costruzione della nazione, guidati dalla verità, dalla compassione e dal coraggio morale”.
La dichiarazione riafferma l’attenzione particolare della Chiesa indiana verso i giovani, esposti alle incertezze legate alla disoccupazione, alla migrazione, alla vulnerabilità digitale e alle pressioni sociali. “È diventata un’esigenza urgente che i nostri giovani, come cristiani esemplari e cittadini responsabili dell’India, si impegnino attivamente in politica come vocazione al servizio”, scrivono i vescovi. Guardando all’impegno nei confronti degli ultimi, citando l’esortazione apostolica Dilexi te di Leone XIV, osservano che “le forme di povertà si diversificano in una pluralità di privazioni, dove la mancanza di voce è spesso più devastante della mancanza di pane”. E riconoscono che “la credibilità morale della Chiesa nella società è inseparabile da giustizia, trasparenza, responsabilità e governo etico all’interno delle proprie istituzioni”.
Infine in un contesto segnato da polarizzazione e sfiducia, riaffermano “la vocazione della Chiesa a promuovere il dialogo, la riconciliazione e la fraternità. La fede cristiana ci ha sempre ispirati a percorrere la via del perdono ogni volta che siamo stati privati della dignità e dei diritti umani. Ci impegniamo in un dialogo interreligioso costante - concludono - e nel coinvolgimento della società civile, in solidarietà con tutti coloro che subiscono ingiustizia o esclusione, lavorando insieme per la pace, l’armonia sociale e la tutela della dignità umana”.
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