15/10/2012, 00.00
TAIWAN
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Vescovi taiwanesi: la fede, dono da scoprire e testimoniare in Cristo

di Xin Yage
Lettera pastorale dei prelati in occasione dell’apertura dell’Anno della Fede. I vescovi ricordano che anche la carità è un “frutto” che nasce nel dalla fede in Gesù. E invitano a studiare la storia del cristianesimo e l’esempio di alcune figure di primo piano, fra le quali il card Paul Shan.

Taipei (AsiaNews) - "Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza": con queste parole di Gesù si apre la lettera dei vescovi di Taiwan per l'Anno della Fede, proclamato da Benedetto XVI con la lettera apostolica Porta fidei nel 2011 e che ha preso il via l'11 ottobre scorso, in concomitanza con il cinquantesimo dell'apertura del Concilio Vaticano II. Nel loro messaggio i prelati sottolineano che "la fede è una chiamata" e un "dono che ci viene affidato". Anche le istituzioni educative e le opere di carità nate grazie all'opera della Chiesa non sono una semplice iniziativa sociale di solidarietà, ma diventano "i frutti [...] che nascono dalla fede di Gesù". Per questo è necessario secondo i vescovi "leggere insieme la Bibbia e riscoprire il Credo" e, al tempo stesso, studiare a fondo "la storia della nostra fede, ricordando i cattolici più conosciuti nella storia locale".

Per analizzare gli elementi più significativi della lettera dei vescovi, AsiaNews ha intervistato p. Ding Liwei (丁立偉), responsabile della pastorale della diocesi di Hsinchu ed insegnante di teologia nel contesto della cultura aborigena alla facoltà teologica di Taipei. Il sacerdote sottolinea che "la fede è una chiamata", come si afferma nel primo capitolo della lettera dei vescovi e "un grandissimo dono che non ci costruiamo da soli, ma ci viene affidato, e che certo possiamo coltivare". Lavorando in comunità aborigene, spesso segnate dalla povertà, "ci facciamo in quattro per alleviare certe sofferenze umane, povertà economiche e bisogno di educazione dei ragazzi". Riflettendo sulla lettera dei vescovi, aggiunge p. Ding, appare evidente che l'Anno della Fede sia "un'occasione per comprendere più a fondo i contenuti della nostra fede". Si tratta "di renderci conto da dove proviene tutto il nostro impegno. È per il fatto di essere discepoli di Gesù - chiarisce - che spendiamo le nostre energie per far crescere la comunità dei credenti".

L'Anno della Fede, continua il sacerdote, diventa anche una buona opportunità per intensificare la testimonianza nella carità. "Fede e carità sono correlate e complementari, dicono i vescovi: una fede solida si incarna in atti di amore. Avendo la Chiesa a Taiwan numerose istituzioni educative, organizzazioni culturali e umanitarie,  vogliamo che quest'anno siano più esplicite nel dimostrare che i frutti della carità nascono dalla fede in Gesù, in modo che tutti ne siano coscienti e non rischiamo di ridurre il nostro lavoro ad un semplice servizio umanitario".

Alla domanda su cosa significhi nel concreto "comprendere di più i contenuti della fede", p. Ding risponde che nella lettera dei vescovi vi sono due indicazioni molti semplici: "Leggere insieme la Bibbia e riscoprire il Credo. Crediamo che sia di grande aiuto non solo capire il contenuto della Bibbia, ma avere anche l'abitudine di leggerla e di articolare correttamente la fede della Chiesa. A partire dal linguaggio dei bambini. Dalle immagini semplici, dalle parabole di Gesù che rivelano il dono di Dio".

La conversazione prosegue poi su aspetti particolari, caratteristici della storia della chiesa di Taiwan. "Un'altra cosa di decisiva importanza" continua p. Ding "è tracciare la storia della nostra fede, ricordando i cattolici più conosciuti nella storia locale. Partendo dall'esempio rappresentato dal card Paul Shan che era solito dire nei suoi ultimi discorsi 'L'ultima chiamata di Dio nella mia vita è quella di essere testimone della mia fede'. La testimonianza del card Shan è diventata la miglior dimostrazione - afferma il sacerdote - del dialogo tra Chiesa e società e la miglior via per attrarre i non cristiani alla conoscenza di Gesù Cristo".

Un altro esempio citato esplicitamente nella lettera è l'alto riconoscimento che il ministro degli Interni ha rivolto a missionari stranieri come padre Istvan Jaschko (morto nel 2009) e padre Franz Burkhardt (morto nel 2002), oltre che a diverse suore per il loro contributo alla popolazione civile e alla società taiwanese. Ed è proprio facendo tesoro del loro esempio, che i vescovi e tutta la comunità cristiana taiwanese si accingono a vivere l'Anno della Fede.

 

 

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