03/11/2008, 00.00
INDIA
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Vescovo dell’Orissa: Noi, perseguitati come i primi cristiani

di Nirmala Carvalho
Mons. Raphael Cheenath, arcivescovo di Bhubaneshwar commenta ad AsiaNews la prima lettera pastorale dei vescovi dell’Orissa dopo le violenze iniziate alla fine di agosto. Nel testo si chiede giustizia per tutte le distruzioni, ma si ringrazia anche per la collaborazione da parte di molti cittadini e organizzazioni indiane e internazionali.

Bhubaneshwar (AsiaNews) – Una lettera pastorale firmata dai 6 vescovi dell’Orissa, è stata letta ieri in tutte le chiese dello Stato, dove da due mesi è in atto un pogrom contro i cristiani. La lettera è il primo documento pubblicato dai pastori dall’inizio delle violenze.

Essa è firmata da mons. Thomas Thiruthalil, vescovo di Balasore; mons. Alphonse Bilung, di Rourkela; mons. Lucas Kerketta, di Sambalpur; mons. Sarat Chandra Naik, di Berhampur; mons. John Barwa, vescovo coadiutore di Rourkela; mons. Raphael Cheenath, arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar.

“Avevamo bisogno di incoraggiare il nostro popolo, prostrato da questi attacchi crudeli e barbarici – ha detto ad AsiaNews mons. Cheenath - e nello stesso tempo volevamo spiegare loro che la storia dell’Orissa si inserisce nella storia della Chiesa universale, in cui ci si accorge che i cristiani sono stati perseguitati per secoli. La Chiesa degli inizi è passata attraverso difficoltà e martirio; i suoi membri sono stati spesso perseguitati e massacrati. Ma la storia mostra anche che la persecuzione rafforza la Chiesa”.

Nel testo, pubblicato “troppo tardi” per ammissione degli stessi vescovi, i pastori “si inchinano umilmente davanti alla forte adesione di fede e la vostra [dei cristiani] fiducia in Gesù Cristo salvatore”. “Siamo orgogliosi – essi dicono – della vostra capacità a sopportare ogni forma di intimidazione e minaccia”.

Dal 23 agosto ad oggi, il bilancio delle distruzioni è altissimo: più di 60 uccisi anche fra orribili torture; oltre 180 chiese (cattoliche e protestanti) distrutte; migliaia di case incendiate; conventi, ostelli e alloggi per giovani, ospedali e centri sociali devastati; almeno 50 mila cristiani, sfuggiti al massacro che vivono nelle foreste o sono rinchiusi in insicuri campi di rifugio approntati dal governo.

Nei giorni scorsi mons Cheenath ha presieduto i funerali di uno dei martiri dell’Orissa, p. Bernard Digal, morto a causa delle percosse subite per ore ad opera dei fondamentalisti indù nel distretto di Kandhamal, dove è iniziata la serie di attacchi. Il vescovo dice che “adesso [nel distretto di Kandhamal] non vi sono più attacchi perché non vi è più nulla da distruggere, bruciare o razziare. Gli estremisti hanno raso al suolo ogni cosa. La nostra gente è terrorizzata all’idea di tornare alle loro case e villaggi perché temono nuovi attacchi e violenze. Le loro vite sono ancora in pericolo. In più, i cristiani temono di essere costretti a cambiare religione. Migliaia di loro sono stati rasati [segno del loro ritorno all’induismo – ndr] e forzati a riabbracciare l’induismo, unica condizione per la loro sopravvivenza. Infine, molti cristiani di Kandhamal sono stati costretti a rinunciare alle loro terre  e proprietà e questo rende buio il loro futuro”.

La Lettera pastorale chiede al governo sicurezza; giustizia e punizione per i colpevoli; compensi adeguati per coloro che hanno perso i loro beni. Ma soprattutto, la Lettera mette in luce i motivi della persecuzione: “La Chiesa – spiega il testo dei vescovi – si è schierata dalla parte dei poveri e degli emarginati. Grazie ai programmi educativi, sanitari, per la casa e l’impiego, la Chiesa ha fatto crescere la coscienza e il risveglio fra le comunità più vulnerabili. Ed essi hanno iniziato a domandare più diritti. Tutto ciò non piace ai potenti che temono per la loro posizione e si sentono minacciati dai poveri. Per questo essi hanno scelto la violenza. Ma noi condanniamo questo è riaffermiamo la nostra decisione a continuare il servizio della Chiesa”.

La Lettera ringrazia “individui, organizzazioni della società civile, giornalisti, organizzazioni non governative, attivisti politici, cittadini coscienziosi” in India e all’estero per il sostegno portato ai cristiani.

Secondo mons. Cheenath, vi è un cambiamento anche nell’Amministrazione distrettuale dell’Orissa. “I cristiani – egli dice - hanno sofferto finora per l’inazione e talvolta la complicità delle forze di polizia e del governo con i radicali indù. Ma ora sembra che vi sia un cambio di attitudine”. Nelle scorse settimane, la polizia ha fatto diversi arresti fra gli estremisti responsabili delle violenze.

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