Vescovo pakistano: estendere ad altri Paesi la fatwa contro i kamikaze
Mons. Saldhana apprezza il decreto dei leader religiosi musulmani in Pakistan che condanna i kamikaze e invita a promuovere la "civilizzazione della vita e non quella della morte".
Lahore (AsiaNews) Mons. John Saldanha, arcivescovo di Lahore, "apprezza" la condanna di alcuni religiosi musulmani in Pakistan contro gli attacchi suicidi e chiede che iniziative del genere vengano prese anche in altri Paesi. "Anche noi, come cattolici, siamo contrari a questi attacchi di violenze - ha detto mons. Saldhana - la vita è un dono sacro e non possiamo toglierla a nostro piacimento perché Dio ce lo vieta". "Questi tipi di decreti suggerisce il vescovo dovrebbero essere emessi per tutti i Paesi".
Martedì scorso, 17 maggio, 58 religiosi musulmani di differenti scuole di pensiero hanno emesso una fatwa (editto) secondo cui i kamikaze vanno contro l'insegnamento islamico e non sono previsti come strumento per la jihad. I religiosi hanno specificato che il decreto si rivolge solo alla situazione pakistana, per dare chiarimenti sull'idea diffusa che le organizzazioni religiose facciano il lavaggio del cervello agli attentatori promettendo loro il paradiso.
"Questa propaganda hanno detto i religiosi dà una cattiva immagine dell'Islam. Con il decreto vogliamo evitare che gente innocente diventi strumento nelle mani dei nemici dell'islam". Come ha riferito il mufti Muneeebur Rehman, presidente del Tanzeemul Madaris del Pakistan un organo rappresentativo di seminari religiosi di diverse scuole di pensiero "chiunque partecipi ad un attacco suicida pensando di avere la benedizione di Dio non può ritenersi musulmano". Il decreto aggiunge che uccidere un innocente è punibile con la morte
"Papa Giovanni Paolo II ha promosso la civilizzazione della vita e dell'amore ricorda mons. Saldhana - e noi dobbiamo fare lo stesso; il suicidio è la civilizzazione della morte". Il vescovo ha poi ribadito l'opposizione della Chiesa ad altre forme di assassinio quali aborto e eutanasia.
Muneeebur Rehman ha anche sottolineato che attentati a luoghi di culto e posti pubblici sono condannati dall'islam. "Uccidere un essere umano è estraneo all'islam" ha detto. Egli ha poi assicurato che nessuna istituzione religiosa che si dica musulmana può impartire insegnamenti del genere.
Dal 1980 in Pakistan sono morte più di 4 mila persone negli scontri tra sciiti e sunniti. Il 2004 è stato l'anno più sanguinoso con 160 morti.





