16/10/2009, 00.00
CINA - IRAN
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Wen Jiabao: “Maggiori legami fra Cina e Iran”

Il primo ministro cinese, ai margini dello Sco, propone un rafforzamento della bilancia commerciale ed energetica fra i due Paesi, che al momento vale 27 miliardi di dollari. E mette un freno a nuove sanzioni internazionali contro il regime degli ayatollah.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La Cina “manterrà la propria cooperazione commerciale e militare con l’Iran. Inoltre, intende rafforzare il coordinamento bilaterale per la gestione degli affari internazionali, in modo da renderlo ancora più unito”. Lo ha dichiarato ieri il premier cinese Wen Jiabao a margine dell’incontro dello Shanghai Cooperation Organization, il vertice che riunisce i capi di Stato e di governo dell’Asia orientale e centrale. Al Forum partecipa, come osservatore, anche il governo di Teheran: ieri era presente il vice presidente iraniano Mohammad Reza Rahimi (v. foto).

Le dichiarazioni del primo ministro cinese arrivano a due giorni dall’emanazione di nuove sanzioni nei confronti del regime degli ayatollah votate dal Congresso americano. Pechino, in questo modo, risponde anche all’Unione Europea che aveva chiesto a inizio settimana maggiore trasparenza nella gestione delle centrali nucleari presenti sul territorio iraniano.

Nel suo intervento, Wen ha sottolineato che la Cina “desidera mantenere contatti ad alto livello con l’Iran, incoraggiare la comprensione e la fiducia reciproca, promuovere una cooperazione pratica fra i due Stati e un maggiore coordinamento per gli affari internazionali”. Sulla questione nucleare, “Pechino intende giocare un ruolo costruttivo nella promozione di una risoluzione pacifica”. Il portavoce del ministero cinese degli Esteri Ma Zhaoxu non ha fornito ulteriori dettagli sull’argomento, ma ha sottolineato che l’Iran “vuole espandere i legami economici e commerciali con il nostro Paese”.

I commenti di Wen Jiabao hanno chiarito dunque la posizione della Cina sulla richiesta di nuove sanzioni contro il regime guidato da Ahmadinejad: “La relazione sino-iraniana – ha ribadito Wen - si è sviluppata con rapidità, e la cooperazione energetica e finanziaria si è allargata e rafforzata”.

La presa di posizione del governo cinese potrebbe significare un impegno formale ad usare il seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a favore dell’Iran, in cambio di un maggior interscambio energetico.

Pechino è al momento il secondo consumatore al mondo di petrolio, mentre l’Iran nasconde nel suo sottosuolo il secondo bacino energetico del mondo; tuttavia, Teheran ha bisogno di investimenti stranieri per sviluppare le proprie tecnologie estrattive e renderle competitive. Proprio lo scorso anno, la China National Petroleum Corp. ha firmato un contratto con la National Iranian Oil Co. per la gestione e lo sfruttamento dei campi petroliferi dell’Azadegan settentrionale. Il patto commerciale, che vale 1,76 miliardi di dollari, dovrebbe portare il campo alla produzione di 75mila barili di petrolio al giorno entro il 2012. Nel marzo scorso, inoltre, le due nazioni hanno deciso di unirsi per trivellare le risorse gassose del Pars meridionale – nel Golfo Persico – per tre anni. Secondo i geologi, nell’area è nascosto il più grande giacimento di gas naturale del mondo.

Al momento attuale, la Cina importa il 14% del petrolio proprio dall’Iran: un giro di affari che sfiora i 7 miliardi di dollari Usa. Inoltre, Teheran acquista i propri sistemi militari proprio da Pechino: fra questi, spiccano i missili cruise e quelli balistici. Sono comunque circa 100 le aziende cinesi impegnate in territorio iraniano, soprattutto nel campo delle infrastrutture.

Nonostante le sanzioni internazionali già in atto, la bilancia commerciale fra i due Paesi è cresciuto del 35% lo scorso anno, arrivando a un valore di 27 miliardi di dollari Usa.

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