28/10/2013, 00.00
CINA
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Xi Jinping: importanti riforme economiche, ma con qualche accidente

di Wang Zhicheng
Il Centro di ricerche per lo sviluppo, dipendente dal Consiglio di Stato, propone: il ritiro del governo dall'economia; pensione, sanità e aiuto all'educazione per tutti; fine del regime dell'hukou (certifcato di residenza); freno alle vendite illegali di terreni dei contadini; uso dello yuan nel commercio internazionale. Silenzio su qualunque riforma politica. Ma tutte queste proposte devono essere valutate dal Terzo Plenum in novembre.

Pechino (AsiaNews) - Il Terzo Plenum del Comitato centrale del Partito comunista cinese  (Pcc) dovrebbe dare il via a profonde riforme economiche, ma dovrebbe ribadire il monopolio del potere del Pcc.

Mentre si avvicina la data dell'incontro - verso gli inizi di novembre, ma non è ancora stata fisata la data precisa - vi sono sempre più segnali che vi saranno "riforme senza precedenti", come ha dichiarato Yu Zhengsheng, n.4 del Comitato permanente del Politburo.  Anche il premier Li Keqiang, fin dall'anno scorso, si è proclamato sempre fautore di riforme, ma finora non si è mai compreso il loro contenuto.

Ma in questi giorni, il Centro di ricerche per lo sviluppo, un organismo del Consiglio di Stato, ha diffuso una mappa dettagliata di riforme economiche  che dovrebbero essere perlomeno dibattute al prossimo Plenum. I loro autori sono Li Wei, già segretario dello "zar economico" Zhu Rongji, e Liu He, consigliere economico di Xi Jinping.

Lo studio, pubblicato su Xinhua, prevede una riduzione del ruolo del governo centrale e di quello provinciale sull'economia, permettendo ai privati di entrare in ambiti finora tenuti in monopolio dalle ditte statali, quali banche, energia, infrastrutture e telecomunicazioni. Si vuole perfino abolire la carica governativa per i manager delle ditte statali, sottomettendo la loro carriera a criteri di efficienza economica e non di Partito.

Lo studio raccomanda pure che entro il 2020 lo yuan venga utilizzato nel commercio internazionale, liberalizzando il valore della valuta e venga preso anche come "riserva monetaria" nei mercati regionali, soprattutto il Sudest asiatico.

Altri due progetti potrebbero avere un grande impatto sulla popolazione: un pacchetto per la sicurezza sociale di ogni cinese, per provvedere ad ognuno una pensione minima, spese sanitarie minime e contributi per l'educazione; l'eliminazione del regime dell'hukou, il certificato di residenza, usato finora per legare i contadini alla terra  e come freno all'urbanizzazione. L'hukou è fonte di profonde ingiustizie nei confronti dei migranti che vanno a lavorare in città perché essi - avendo la residenza nei loro villaggi - non hanno diritto alla sanità e all'educazione per i figli.

Un altro importante passo è quello di garantire a tutti i contadini la possibilità di vendere le terre del villaggio a un prezzo uguale al valore dei terreni nelle città. Finora queste vendite potevano essere fatte solo dal capovillaggio, aprendo la strada a corruzione e manipolazione dei prezzi. In questi anni le ingiustizie nella vendita di terreni sono state la causa della maggior parte delle rivolte contadine.

Non è ancora chiaro quanto di questo "sogno cinese" potrà essere realizzato. Alcune di queste riforme - come quelle sull'hukou, sulla pensione o sulle vendite dei terreni -  sono state proposte negli anni addietro, ma non hanno avuto seguito.

Va inoltre ricordato che la bozza di riforme preparata dall'organismo del Consiglio di Stato è solo uno dei tanti studi commissionati dal Pcc in previsione del Terzo Plenum. In più, tali proposte, anche se potrebbero essere dibattute durante l'incontro, potrebbero essere sottomesse a pressione da parte di altri gruppi di interesse. In particolare, i gruppi legati alle industrie e ai monopoli di Stato, potrebbero mettere in atto molti ostacoli per non perdere i loro privilegi.

Si calcola che almeno il 50% dei partecipanti al Plenum siano persone che hanno fatto la loro carriera (e ricchezza) all'interno dei conglomerati industriali statali.

Da notare, infine, che ormai sui media ufficiali non si parla più di riforme politiche, ma solo di riforme economiche. Dopo qualche accenno, all'inizio del suo mandato, sul valore della legge al di sopra di tutti, anche dei membri del Partito, Xi Jinping è ritornato a difendere il monopolio del potere del Pcc e a perseguire tutti coloro che diffondono voci e critiche contro di esso.

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