13/02/2017, 15.46
CINA-VATICANO
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Richard Madsen: Nei dialoghi Cina- Santa Sede, Pechino vuole distruggere, o almeno indebolire la Chiesa

di Richard Madsen

Secondo il famoso sociologo delle religioni in Cina, ci possono essere “interessi convergenti” fra Pechino e il Vaticano, tanto da portare a un accordo sulle nomine dei vescovi. Ma le speranze sulla Chiesa cinese sono diverse. Mai parlare di “accordo” prima di un annuncio ufficiale.

San Diego (AsiaNews) –  Anche se sulle nomine dei vescovi vi sono interessi convergenti fra Cina e Vaticano, le speranze fra i due sono diverse: la Santa Sede vuole rendere la Chiesa una parte vitale della società cinese; Pechino “spera davvero di distruggerla”. E’ la conclusione di una riflessione del prof. Richard Madsen, dopo la pubblicazione dell’articolo del card. John Tong sul futuro del dialogo Sino-Vaticano dal punto di vista ecclesiologico. Il prof. Richard Madsen, è sociologo delle religioni dell’università di S. Diego (California), impegnato per lungo tempo in una collaborazione con l’università Fudan di Shanghai.

Non ho alcuna informazione dall’interno sullo status dei negoziati fra Vaticano e Pechino. Ho letto vari articoli sui media internazionali, sui media cinesi e sui media ecclesiali. In base alle mie ricerche di diversi anni sulla situazione della Chiesa cattolica in Cina, mi sembra di poter dire quanto segue.

Anzitutto, io sarei cauto ad affermare che sia stato raggiunto un accordo fino a che non vi è un annuncio ufficiale. Nel 1999 la stampa aveva riportato in modo ampio l’imminenza di una normalizzazione nei rapporti fra Vaticano e Cina, ma tutt’a un tratto tutto è crollato, dando luogo a un nuovo periodo di aspre difficoltà fra la leadership della Chiesa e il governo cinese. Allora, da quanto ne so (e da quel che mi ha detto una persona legata ai negoziati), la pietra d’inciampo era la questione dello status della parte “non ufficiale” o “sotterranea” della Chiesa. E questo rimane anche oggi una potenziale pietra d’inciampo.

Ad ogni modo, questa volta sembra vi siano altri fattori che potrebbero portare al successo. Anzitutto, gli scopi sembrano abbastanza modesti. Nel 1999 vi era un intero pacchetto di questioni che comprendevano la normalizzazione dei rapporti diplomatici con la Cina e il taglio dei rapporti diplomatici con Taiwan. Stavolta, lo sforzo sembra essere quello di fare qualche passo avanti in modo più modesto.

In secondo luogo, vi è perlomeno una parziale convergenza di interessi sui temi implicati. Gli interessi sono nel voler meglio comunicare con la gerarchia cattolica cinese e [dall’altra per] meglio controllarla. Il regime di Xi Jinping vuole stabilire un maggiore “governo a norma di legge” sulla Cina. Egli vuole in modo sistematico e articolato imporre regolamenti per garantire un’organizzazione più centralizzata e maggior controllo sulla popolazione cinese.

Il Vaticano vorrebbe un maggiore “governo a base di legge canonica”. Esso vuole una miglior comunicazione con vescovi cattolici e con i fedeli, e vorrebbe essere sicuro che vescovi e sacerdoti sostengono la basilare dottrina ortodossa e la disciplina morale, aderendo per lo meno ai principi base del diritto canonico.

Un punto fondamentale del problema è la nomina dei vescovi. La grande maggioranza dei vescovi approvati dal governo cinese nella Chiesa ufficiale sono di fatto anche approvati dal Vaticano. Tale approvazione avviene attraverso negoziati privati e complicati fra rappresentanti ecclesiali e rappresentanti governativi in un modo che non soddisfa nessuna delle due parti.

Tali negoziati hanno un aspetto specifico: essi non si basano su annunci pubblici o su procedure approvate in modo formale. Il loro successo dipende da contingenze locali. E le informazioni che il Vaticano riesce a raccogliere rende questi negoziati molto imperfetti.  A Hong Kong vi è un rappresentante vaticano, l’equivalente di un nunzio o di un ambasciatore, ma senza il titolo ufficiale, il cui impegno è di essere un canale di comunicazione con la Chiesa cinese. Ma il governo cinese gli vieta di andare in Cina e lui deve basarsi su informazioni raccolte da visitatori che vanno e vengono da Hong Kong. Per il Vaticano sarebbe buono poter regolarizzare questo canale di comunicazione e sarebbe interessante vedere se i negoziati condurrano a questo.

Sarebbe buono anche che per approvare vescovi ci fosse una procedura formale accettabile dal Vaticano e dal governo cinese. I negoziati sembrano concentrarsi proprio sulla ricerca di tale procedura. Il riferimento [almeno in passato – ndr] era il “modello Vietnam” in cui il Vaticano propone tre candidati e il governo sceglie uno di loro. Alcuni articoli di media cinesi suggeriscono che la proposta della Cina sia che il governo sceglie tre candidati e che il Vaticano ne scelga uno. Naturalmente questo dà un potere maggiore al governo cinese. Sarà interessante vedere se il Vaticano accetterà o spingerà verso un qualche compromesso.

Un altro tema è lo status dei vescovi la cui ordinazione è stata approvata di recente dal governo, ma rifiutata dal Vaticano. Al presente vi sono sette vescovi in questa situazione. Per aver accettato l’ordinazione senza l’approvazione vaticana, essi sono stati scomunicati. Il governo cinese vorrebbe che queste scomuniche siano tolte e che i vescovi siano approvati in modo ufficiale.

Nell’atmosfera dell’Anno della Misericordia proclamato dal papa, sembrava che il Vaticano volesse togliere le scomuniche almeno ad alcuni di questi vescovi. Ma almeno quattro di loro hanno violato la disciplina ecclesiastica, ad esempio avendo una moglie o un’amante, o avendo fatto altre cose che li rende inaccettabili all’autorità della Chiesa. (Date le imperfezioni con cui le comunicazioni scorrono, potrebbe essere difficile per il Vaticano avere una chiara conoscenza su questi fatti). Alcune persone hanno spinto perchè i negoziati si concludessero prima della fine dell’Anno della Misericordia, terminato alla fine di novembre 2016. Ma la qualità della Misericordia non subisce tensioni ed è sempre buona, anche senza scadenze. Sembra vi siano indicazioni che il Vaticano non voglia essere forzato con scadenze.

Infine, vi è la serie di difficoltà derivate dallo status dei vescovi non ufficiali o “sotterranei”, che professano ubbidienza al papa, ma non sono approvati dal governo cinese. Molti di loro sono stati in prigione o hanno sofferto in modo grande a causa della fede. Il Vaticano vorrebbe una migliore comunicazione con loro e averne la supervisione. Molti di questi vescovi sono stati ordinati in condizioni speciali (ora abrogate) che permettevano ai vescovi sotterranei di scegliere i loro successori senza passare attraverso il normale processo di approvazione della burocrazia vaticana. Essi sono abituati all’indipendenza e in alcuni casi il Vaticano potrebbe avere domande sulla loro ortodossia o sulle loro capacità di leadership. (I canali di comunicazione con loro sembrano essere perfino peggiori rispetto a quelli con i vescovi ufficiali). Il governo vorrebbe avere un miglior controllo su di loro perchè ad esso non piacciono gli attori indipendenti. Ma sebbene vi sia qualche convergenza di interesse fra Vaticano e Pechino, vi sono anche divergenze significative. Il Vaticano vuole rispettare e riconoscere lo zelo e la fedeltà di questi vescovi, ma il governo vorrebbe sopprimerli perchè essi sono visti come una possibile minaccia politica, anche se infinitesimale. La parte più interessante e drammatica dei negoziati potrebbe essere proprio il modo in cui essi si accordano o no sullo status dei vescovi sotterranei e sui fedeli che li seguono.

Se il Vaticano viene visto come uno che li ha abbandonati, ciò potrebbe essere giudicato come un tradimento della parte sotterranea della Chiesa e causerebbe serie divisioni nella Chiesa cattolica cinese. E’ probabile invece che al governo piaccia proprio questo risultato. Le sue azioni in tutti questi anni mostrano che esso vorrebbe vedere una Chiesa sempre più indebolita e una più profonda divisione nella Chiesa aiuterebbe molto al compiersi  di tale desiderio. Perciò, sebbene vi siano alcuni interessi convergenti fra il Vaticano e il governo cinese, su alcuni aspetti del governo della Chiesa, vi è pure una differenza di speranze sul futuro della Chiesa cattolica in Cina. E senz’altro quelli impegnati nel negoziato sono coscienti di questo.

Questo è quanto io ho compreso finora sui negoziati. Il nuovo articolo del card. Tong conferma questa mia comprensione. Ciò che è nuovo è la proposta che essi possano raggiungere un accordo sul primo dei temi che ho citato, senza gli altri due. Io avrei pensato che i tre temi fossero insieme come un “pacchetto”. Ma in effetti vi è una convergenza di interessi nello stabilire un modo formale per scegliere i vescovi. Il card. Tong pensa che un accordo su questo punto potrebbe accrescere la fiducia reciproca e portare alla risoluzione degli altri problemi. E anche se tutto ciò non è perfetto, è già buono avere una “libertà essenziale”. Ma io vorrei sottolineare che le speranze delle due parti sono molto diverse. Una parte [il Vaticano] spera di rendere la Chiesa una parte vitale della società cinese; l’altra [il governo di Pechino] spera davvero di distruggerla. Spero che i membri del Vaticano impegnati nel dialogo siano coscienti di questo.

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