07/05/2017, 11.05
VATICANO

Papa a 10 nuovi sacerdoti: Eletti dal Signore non per fare carriera, ma per il servizio

Nella Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, papa Francesco ha ordinato 10 giovani provenienti dai seminari diocesani romani fra i 26 e i 38 anni. Vi è anche un asiatico, dell’Azerbaijian. L’omelia rituale costellata di commenti a braccio, talvolta sferzanti. “Non fate omelie troppo elaborate, intellettuali, parlate in modo semplice”. “La doppia vita è una malattia brutta nella Chiesa”. “Siate gioiosi, nella gioia del servizio di Cristo, anche in mezzo alle sofferenze, alle incomprensioni, ai propri peccati”. “Non siate signori, chierici di Stato, ma pastori del popolo di Dio”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Questi nostri figli e fratelli sono stati chiamati all’ordine del presbiterato… Sono stati eletti dal Signore non per fare carriera, ma per questo servizio”. È il primo dei commenti a braccio che papa Francesco ha espresso oggi durante la messa nella basilica di san Pietro,  nella quale ha ordinato al sacerdozio 10 diaconi. Quella di oggi è la quarta domenica di Pasqua, in cui la Chiesa celebra la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, giunta la suo 54mo appuntamento.

I candidati ordinati oggi provengono dai seminari diocesani romani. Il più giovane ha 26 anni; i più anziani hanno 38 anni. Fra di essi, quattro appartengono alla diocesi di Roma; due dal seminario missionario romano “Redemptoris Mater”; uno della Congregazione dei Fratelli di Nostra Signora della Misericordia; uno della Famiglia dei Discepoli; uno della diocesi di Nocera Inferiore–Sarno. Vi è anche un neo-ordinato asiatico: David Behbud Mustafayev, 35 anni, della Prefettura apostolica dell’Azerbaijian.

Dopo le letture che presentano la figura del Buon pastore, papa Francesco ha pronunciato l’omelia rituale, prevista dal Pontificale romano per l’ordinazione dei presbiteri. Ma sebbene il testo sia piuttosto tradizionale, ricordando la missione del presbitero, il suo servizio liturgico, di preghiera, ecc.., il pontefice si è distaccato qua e là dal testo preparato per inserire suoi commenti ed esortazioni, talvolta sferzanti.

Così, dopo aver esortato a leggere e meditare “assiduamente la Parola del Signore per credere ciò che avete letto, insegnare ciò che avete appreso nella fede, vivere ciò che avete insegnato”, ha aggiunto: “Parlate in modo semplice, come parlava il Signore. Non fate omelie troppo elaborate, intellettuali, parlate in modo semplice”.

Ricordando che occorre nutrire il popolo di Dio anche con “il profumo della vostra vita”, ha aggiunto: “La parola, senza l’esempio di vita non serve. Meglio tornare indietro. La doppia vita è una malattia brutta nella Chiesa”.

E all’invito di portare “la morte di Cristo nelle vostre membra” e camminare “con Lui in novità di vita”, ha detto: “Un presbitero che forse ha studiato tanta teologia, una, due o tre lauree, ma non ha imparato a portare la croce di Cristo, non serve. Sarà un buon accademico, un buon professore, ma non sacerdote”.

L’omelia prevede poi l’elenco dei sacramenti che il sacerdote amministra in nome della Chiesa. Citando il sacramento della riconciliazione, Francesco ha commentato: “Per favore, in nome di Cristo e della Chiesa, vi chiedo di essere misericordiosi, sempre. Non caricare sulle spalle dei fedeli pesi che non possono portare, neppure voi. Gesù rimproverò a questi dottori e li chiamò ipocriti”.

E per il sacramento degli infermi, ha aggiunto: “Uno dei compiti, forse noioso, anche doloroso è andare a trovare gli ammalati. Certo ci sono i diaconi, i laici, ma fatelo voi. Non privatevi del toccare la carne del Cristo sofferente: questo santifica voi”.

L’omelia rituale poi sottolinea che “consapevoli di essere stati scelti fra gli uomini e costituiti in loro favore per attendere alle cose di Dio, esercitate in letizia e carità sincera l’opera sacerdotale di Cristo”. Il pontefice ha ribadito: “Siate gioiosi, nella gioia del servizio di Cristo, anche in mezzo alle sofferenze, alle incomprensioni, ai propri peccati”.

“Abbiate sempre davanti agli occhi – ha concluso -  l’esempio del Buon Pastore, che non è venuto per essere servito, ma per servire, e per cercare di salvare ciò che era perduto. Non siate signori, chierici di Stato, ma pastori del popolo di Dio”.

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