23/09/2015, 00.00
ARABIA SAUDITA - ONU
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Onu: Riyadh fermi la condanna a morte di un manifestante della Primavera araba

Ali Mohammed al-Nimr era minorenne e frequentava le superiori quando ha aderito, nel 2012, alle proteste nella cittadina orientale di Qatif. Per i funzionari delle Nazioni Unite ha subito violenze, torture e abusi da parte della polizia; la confessione è stata estorta con la forza. Ora rischia decapitazione e poi crocifissione. Nel 2015 il boia ha già ucciso 134 persone nel regno saudita.

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - Funzionari Onu, esperti in diritti umani, si appellano alle autorità di Riyadh perché fermino l’esecuzione di un giovane accusato di essersi unito a una banda criminale dopo aver partecipato alle proteste della Primavera araba quando era minorenne. Ali Mohammed al-Nimr frequentava ancora le superiori quando, nel 2012, si è unito a quanti manifestavano per chiedere riforme e maggiore democrazia a Qatif, cittadina nella parte orientale del regno. 

In una nota ufficiale i funzionari delle Nazioni Unite affermano che il giovane è stato più volte oggetto di torture, abusi, costretto a confessare con la forza e non ha ricevuto una assistenza legale adeguata ai livelli minimi prima e durante il processo. Il suo appello è stato condotto “con un disprezzo totale degli standard internazionali”. 

“Ogni giudizio - prosegue il documento Onu - che impone la pena di morte su persone che erano minori all’epoca dei fatti, e la loro esecuzione, è incompatibile con gli obblighi internazionali assunti dall’Arabia Saudita.

Intanto il giovane è rinchiuso nel braccio della morte e “potrebbe essere giustiziato in qualsiasi momento”. Dopo la decapitazione, il ragazzo verrà crocifisso dalle autorità come "monito contro i criminali".

Oltre alla condanna per essersi unito a un gruppo criminale, Ali Mohammed al-Nimr è stato incriminato anche per aver attaccato la polizia. Altre due persone, anch’esse minorenni all’epoca dei fatti, potrebbero presto finire nelle mani del boia sempre in relazione alle proteste a Qatif. 

Attivisti e gruppi pro-diritti umani affermano che fra il gennaio 1985 e il giugno 2015 l’Arabia Saudita ha giustiziato almeno 2.208 persone, circa la metà dei quali stranieri; fra le persone uccise dal boia vi sono anche persone con disabilità mentali e minorenni. Quest’anno il numero di esecuzioni ha già toccato quota 134, ben 44 in più rispetto al totale dello scorso anno. 

“Ci appelliamo alle autorità saudite - concludono gli esperti delle Nazioni Unite - perché introducano una moratoria all’uso della pena di morte, interrompano l’esecuzione di persone condannate e minorenni all’epoca dei fatti. Infine, vanno avviate indagini approfondite sui presunti casi di tortura”. 

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