03/11/2015, 00.00
EGITTO - RUSSIA
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Sinai, disastro aereo: per al-Sisi le rivendicazioni dello Stato islamico sono “propaganda”

Il presidente egiziano non dà credito alle voci dei jihadisti, che affermano di aver abbattuto l’Airbus 321 Metrojet. Per l’aviazione federale russa ogni ipotesi è al momento prematura e non basata su fatti certi. Un “lampo” catturato da un satellite Usa lascia aperta la pista dell’attentato.

Il Cairo (AsiaNews/Agenzie) - Per il presidente egiziano Abdul Fattah al-Sisi le rivendicazioni dei militanti dello Stato islamico (SI), che affermano di aver abbattuto l’aereo russo precipitato il 31 ottobre scorso sul Sinai, sono solo “propaganda”. Egli ha quindi aggiunto che è troppo presto per affermare quali possano essere le reali cause che hanno portato allo schianto dell’Airbus 321 della Metrojet, in cui sono morte tutte e 224 le persone a bordo. Intanto un satellite americano, dotato di telecamere ad infrarossi, e in orbita sulla penisola al momento dell’incidente, avrebbe rilevato un “lampo di calore”; tuttavia, al momento non è possibile stabilire se esso sia avvenuto mentre il velivolo era ancora in aria oppure è conseguenza dell’impatto col terreno.

L’Airbus A-321, operato dalla compagnia russa Kogalymavia, era partito alle 5:58 (ora locale) del 31 ottobre dall’aeroporto di Sharm el-Sheikh sul Mar Rosso ed era diretto verso l’aeroporto Pulkovo di San Pietroburgo. Dopo soli 23 minuti di volo, il mezzo è scomparso dai radar. A bordo vi erano 217 passeggeri (in maggioranza russi), fra cui 25 bambini, e sette membri dell’equipaggio.

L’aereo viaggiava ad un’altitudine di 31mila piedi (9.300 metri) quando ha iniziato una rapida discesa di 6mila piedi al minuto (1.800 metri) prima che i radar perdessero il suo segnale. Ancora oggi sono ignote le cause dell’incidente, sebbene analisti ed esperti ricordino che la penisola del Sinai è una zona militare, dove sono attivi gruppi jihadisti legati ai miliziani dello Stato islamico che combattono contro il governo egiziano.

Ieri i vertici della compagnia aerea Kogalymavia hanno imputato a fattori “esterni” le cause dell’incidente, affermando che il mezzo era revisionato e in grado di volare. Dai vertici dell’aviazione federale russa chiedono cautela e riserbo, in attesa che vengano diffusi i primi dati certi relativi alle indagini. Aleksandr Neradko precisa che ogni affermazioni ad oggi è prematura e “non basata su alcun fatto certo”.

Intanto il presidente egiziano al-Sisi conferma che la zona dello schianto è sotto “il pieno controllo” dell’esercito e invita a non trarre conclusioni affrettate, chiedendo al contempo di “partecipare alle indagini in corso” e chiarire al più presto la dinamica. Le rivendicazioni dei jihadisti, sottolinea il capo di Stato, sono solo un tentativo di “danneggiare la stabilità e la sicurezza dell’Egitto e la sua immagine”.

James Clapper, direttore dell’intelligence americana, ricorda che finora non vi sono “prove dirette di alcuna matrice terrorista” nello schianto dell’Airbus, e aggiunge che pur essendo “altamente improbabile, non è però da escludere”.

Nelle ore successive all’incidente i miliziani jihadisti della Provincia del Sinai hanno diffuso un comunicato e un messaggio audio, in cui rivendicano l’abbattimento del velivolo. Gli esperti dubitano che i fondamentalisti abbiano a disposizione armi in grado di colpire un aereo che vola a 10mila metri di altezza. A rilanciare però l’ipotesi di attentato alcune immagini satellitari, diffuse dalla Cbs, che mostrano un “lampo di calore” nei cieli dei Sinai in concomitanza con l’incidente. Resta da capire se il “lampo” sia il segno di una esplosione di una bomba a bordo, di un problema a un motore che ha preso fuoco, o sul terreno, e quindi il segnale - ipotesi considerata minoritaria dagli esperti - di un missile lanciato da terra.

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