08/10/2016, 12.37
UZBEKISTAN
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Prime settimane dell'uzbeko Mirziyaev: timide riforme e cenni di cambiamento

di Umida Hashimova

Shavkat Mirziyaev è stato eletto presidente ad interim dopo la morte del padre della patria Islam Karimov. Guiderà il Paese fino alle elezioni del prossimo dicembre, ma già i pronostici danno per certa la sua vittoria. Il suo profilo tracciato dall’esperta della Jamestown Foundation aiuta a capire la direzione che potrebbe prendere l’Uzbekistan, che deve approvare riforme attese da lungo tempo.

Tashkent (AsiaNews) – In Uzbekistan stanno emergendo diverse domande sul background del nuovo leader e su quali sembianze avrà l’era di Shavkat Mirziyaev, dopo che egli, da primo ministro, ha assunto il ruolo politico più elevato del Paese come capo di Stato ad interim in seguito alla morte del presidente Islam Karimov [EDM, 8 settembre]. In base alle previsioni, egli quasi sicuramente vincerà le prossime elezioni presidenziali previste a dicembre. Ma una volta al potere, Mirziyaev manterrà le politiche del pugno di ferro del defunto Karimov, o approverà riforme a lungo attese e alla fine affronterà alcuni problemi cronici del Paese, dalla fornitura inadeguata dei servizi alla lotta alla corruzione?

L’analisi delle prime due settimane in carica di Mirziyaev (8-24 settembre) come presidente ad interim può aiutare a tracciare il contorno che ha assunto la direzione della sua leadership.

Subito dopo che il primo ministro Mirziyaev è subentrato come presidente ad interim dell’Uzbekistan, la maggior parte degli esperti ha supposto che egli avrebbe seguito la linea disegnata da Karimov. In effetti nel suo primo discorso pubblico nel nuovo ruolo, Mirziyaev ha assicurato che avrebbe continuato le politiche di Karimov [Kun.uz, 9 settembre]. Inoltre Rustam Azimov, il ministro delle Finanze che chiamano il “secondo favorito” alla leadership dell’Uzbekistan, ha denominato il primo ministro come figlio politico ed erede del defunto Karimov [BBC—Uzbek Service, 14 settembre]. Eppure, i passi che Mirziyaev ha fatto per ristrutturare e rimpastare i ministeri, così come le leggi che ha firmato e i decreti che ha concesso, indicano che il nuovo leader potrebbe non concordare il pieno con tutta l’eredità politica di Karimov. Egli sembra avere una sua propria visione di governo, separata da ciò che ha ereditato [Gazeta.uz, 14 settembre].

Una divergenza politica è stata chiara nei primi giorni della presidenza ad interim, quando egli ha fatto un rimpasto delle agenzie di governo e ha iniziato a riempirle di individui a lui vicini. Mirziyaev ha risparimiato alcuni ben noti funzionari governativi, come il vice premier Rustam Azimov e il capo del Servizio per la sicurezza nazionale Rustam Inoyatov, o perché essi sono membri validi del suo governo, o semplicemente perché non è ancora in grado di fare azioni contro di loro. Ma egli ha ripristinato due funzionari nelle rispettive precedenti posizioni: Abdulla Aripov è ritornato ministro dei Giovani, della Cultura e dell’Informazione dopo essere stato retrocesso nel 2012, e Samoydin Huseynov è stato nominato di nuovo governatore della provincia di Bukhara, un ruolo che aveva mantenuto per 15 anni prima di essere rimosso da Karimov nel 2011. In origine entrambi gli uomini erano stati silurati per presunta corruzione [Uzreport, 14 settembre; Kun.uz, 22 settembre]. Non è chiaro se il loro reinsediamento da parte di Mirziyaev sia dovuto al tentativo di ripristinare la giustizia per quegli individui, oppure se il presidente ad interim sta solo portando persone che ritiene possano essergli fedeli.

Un altro punto degno di nota è che Mirziyaev fin dall’inizio si è concentrato su questioni interne – un’area politica per lui molto familiare dato che tutta la sua vita professionale sotto Karimov l’ha spesa in questo ambito. Invece ha per lo più affidato le relazioni internazionali uzbeke a Abdulaziz Kamilov, ministro degli Esteri, che di recente ha rappresentato l’Uzbekistan al summit dei capi di Stato della Comunità degli Stati Indipendenti (Cis) dal 16 al 17 settembre, e alla 71ma sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che si è aperta il 13 settembre [Uzreport, 17 settembre; Kun.uz, 19 settembre].

Nel frattempo Mirziyaev è stato abile nell’affrontare materie interne visitando diverse regioni del Paese. In particolare, egli ha firmato vari decreti sullo sviluppo delle infrastrutture domestiche (nuove stazioni della metro e una strada a Tashkent), una roadmap per lo sviluppo della regione di Tashkent (una zona del Paese a lungo dimenticata) e una ridistribuzione dei ruoli all’interno di compagnie di proprietà dello Stato [Kun.uz, 20 settembre; Uzreport, 20 settembre; Kun.uz, 23 settembre].

Secondo le sei priorità sottolineate da Mirziyaev, la sua amministrazione si concentrerà soprattutto sui temi economici [Kun.uz, 9 settembre]. Queste priorità includono: stabilità macroeconomica, che comprende la stabilizzazione della moneta nazionale; forte sistema bancario; riduzione dei prestiti esteri; aumento delle esportazioni; sostegno alle piccole e medie imprese; creazione di posti di lavoro e infrastrutture stradali e di comunicazione internazionali.

Pertanto nelle prime due settimane in carica, è stato siglato un accordo speciale per rinnovare il commercio con il Kazakhstan, dopo una serie di incontri tra il presidente ad interim dell’Uzbekistan e una delegazione speciale da Astana guidata dal vice primo ministro Asqar Mamin [Kun.uz, 23 settembre]. Inoltre Mirziyaev ha emesso un decreto per ridurre (dal 50 al 25%) la necessità d vendere moneta estera guadagnata dall’esportazione dei prodotti agricoli [BBC—Uzbek Service, 20 settembre].

I cambiamenti avviati a settembre da Mirziyaev stanno iniziando a interessare diverse questioni a lungo dimenticate da Karimov. Ma la domanda sottostante è se a tutto ciò seguirà l’approvazione delle grandi riforme attese. I nuovi membri della squadra di Mirziyaev emergeranno come campioni delle riforme o sono stati nominati solo per essere leali a lui?

Alla fine della seconda settimana in carica, Mirziyaev ha lanciato “l’accoglienza virtuale” – cioè una pagina sul sito internet del governo dove i cittadini dell’Uzbekistan posso presentare online proteste e suggerimenti. Senza ombra di dubbio questa è una mossa moderna e allo stesso tempo audace – soprattutto se si tiene conto di quanto poco interesse mostrasse il defunto Karimov verso le reali situazioni interne del Paese [BBC—Uzbek Service, 827 settembre]. A causa dello stile di governo isolato e introspettivo, a 25 anni dall’indipendenza l’Uzbekistan è diventato un Paese in cui alti funzionari di governo e persone comuni di rado interagiscono tra di loro. Ora resta da vedere se “l’accoglienza virtuale” di Mirziyaev può essere un primo passo per aggiustare e ripristinare la comunicazione tra il popolo e i suoi governanti, affinchè si possano affrontare in modo appropriato i grandi problemi dell’Uzbekistan.

Di solito ogni periodo di transizione suscita più domande che risposte, e in un Paese chiuso dal punto di vista politico – come è l’Uzbekistan – c’è ancor meno offerta di risposte efficaci. Due settimane sono un periodo troppo breve per fare previsioni, con assoluta certezza, su quale direzione ha preso l’Uzbekistan. Ma ciò che è sicuro è che due leader non possono governare lo stesso Paese allo stesso modo. Le politiche di Mirziyaev potrebbero essere progettate per mantenere l’equilibrio politico del defunto Karimov. Ma alcune delle sue prime azioni indicano tentativi di riforme economiche e forse persino una nuova direzione per il Paese. Ora la questione è se egli vorrà o no portare fino in fondo questo slancio.

(Per gentile concessione della Jamestown Foundation)

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