21/02/2017, 14.35
MALAYSIA - COREA DEL NORD

Omicidio di Kim Jong-nam, sale la tensione tra Pyongyang e Kuala Lumpur

Joseph Masilamany

I resti della vittima al centro di una disputa diplomatica. Fonti malaysiane affermano che il primogenito è nel Paese per reclamarli. Proseguono le indagini per l’uccisione del fratellastro di Kim Jong-un. Le accuse dell’ambasciatore nordcoreano provocano la dura reazione del governo di Kuala Lumpur.

Kuala Lumpur (AsiaNews) - Sono sempre più forti le indiscrezioni provenienti dai media locali secondo cui Kim Han-sol, primogenito ventenne di Kim Jong-nam, si troverebbe a Kuala Lumpur per reclamare il corpo del padre. I resti sono al centro di tensioni diplomatiche tra Pyongyang e la Malaysia, dopo che la Corea del Nord ne ha fatto richiesta e si è opposta all’esecuzione dell’esame autoptico. I risultati verranno resi pubblici mercoledì 22 febbraio. Respinte le istanze nordcoreane, il governo malaysiano ha disposto che il corpo sia custodito fin quando un familiare del defunto, presentando un campione del Dna, non ne faccia richiesta. Nonostante l’assenza di conferme ufficiali, media e fonti dell’intelligence riportano che Han-sol sarebbe arrivato a Kuala Lumpur con un volo proveniente da Macau, dove la sua famiglia risiede. Testimoni affermano che nelle prime ore di martedì 20 febbraio guardie armate della Malaysia, seguite da diversi veicoli senza targa, hanno fatto ingresso all’Hospital Kuala Lumpur. Nel frattempo, gli investigatori accusano dell’omicidio avvenuto il 13 febbraio scorso cinque cittadini nordcoreani, quattro dei quali hanno lasciato la Malaysia con un volo diretto a Pyongyang. Rimangono in custodia una donna vietnamita di 28 anni e un’indonesiana di 25 con il suo fidanzato.

Per la prima volta il premier malaysiano Najib Razak ha fatto valere il proprio peso nelle schermaglie tra Kuala Lumpur e Pyongyang per l'omicidio di Kim Jong-nam, fratellastro del leader nordcoreano.

Mentre le tensioni montano tra i due Paesi per lo svolgersi delle indagini sul delitto avvenuto il 13 febbraio scorso al Kuala Lumpur International Airport Two (KLIA2), Najib ha dichiarato ieri ai giornalisti: "Non abbiamo alcun motivo per mettere la  Corea del Nord in cattiva luce". Najib si rivolge in maniera diretta alle accuse di Pyongyang di una presunta "regia oscura" dietro le indagini. La Corea del Nord accusa la Malaysia di aver lavorato, insieme con la Corea del Sud, alla creazione di un diversivo per distogliere l’attenzione dalla crisi che in questi mesi ha investito la leadership di Seoul.

Le insinuazioni provengono dall’ambasciatore della Corea del Nord Kang Chol. Egli ha anche chiesto un'indagine congiunta sull'omicidio, esprimendo diffidenza  su quella condotta dalla polizia malaysiana.

Najib, in risposta a Kang, dichiara di aver "assoluta fiducia" nei confronti delle forze dell’ordine e nei medici del proprio Paese, che sono "molto, molto professionali". "Ho l’assoluta sicurezza – prosegue – che sono molto obiettivi in tutto ciò che fanno". Il primo ministro promette inoltre che le autorità saranno "obiettive" nella conduzione delle indagini e afferma: "Ci aspettiamo che loro (i nordcoreani) capiscano che in Malaysia applichiamo lo stato di diritto."

Jong-nam, il fratellastro di Kim Jong-un, viaggiava sotto lo pseudonimo di Kim Chol, quando sarebbe stato avvelenato da due donne al KLIA2.

La Corea del Sud ha puntato il dito contro il Nord per l'attacco, citando l’"ordine permanente" di uccidere suo fratello maggiore, emesso da Jong-un, e un tentativo di assassinio fallito nel 2012.

La Malaysia nel corso della giornata di ieri ha convocato l’ambasciatore Kang in merito alla sua accusa secondo cui  l'indagine sarebbe politicamente motivata e che Kuala Lumpur starebbe cospirando con "forze ostili". Il ministero degli esteri malaysiano respinge con forza le accuse.

Nel frattempo Kang Chol continua ad esprimere critiche alla Malaysia sulla gestione dell’omicidio di Kim Jong-nam, minacciando di far precipitare i due Paesi in una guerra diplomatica. Kang accusa le forze di polizia locali di aver minacciato con le armi la famiglia di un cittadino della Corea del Nord, e di aver anche picchiato il figlio adolescente dell'uomo quando hanno fatto irruzione nel suo condominio a Kuala Lumpur.

Questo avviene dopo che ieri mattina la Malaysia aveva richiamato il proprio ambasciatore in Corea del Nord e aveva convocato lo stesso Kang  presso il ministero degli esteri.

Kang afferma che “cinque giorni fa, agenti di polizia malaysiana in borghese hanno fatto irruzione nel condominio del nostro cittadino qui a Kuala Lumpur, e con forza lo hanno arrestato senza alcun mandato o prova”. “Hanno addirittura puntato le armi contro i suoi familiari per minacciarli e hanno colpito al volto suo figlio adolescente”. "Questa è un genere di violazione dei diritti umani che può essere vista solo nei film americani", dichiara Kang in una conferenza stampa di fronte all'ambasciata della Corea del Nord, nel pomeriggio di lunedì. Egli si riferisce all'arresto di Ri Jong-chol, 47enne di Pyongyang e quarta persona ad essere arrestata nelle indagini sulla morte di Jong-nam.

Il ministero degli esteri di Kuala Lumpur, in una risposta dai toni accesi, afferma che quelle di Kang sono "accuse infondate, un serio tentativo di infangare la reputazione del Paese". Questa dichiarazione viene rilasciata mentre l’ambasciatore Kang è ancora nel palazzo per incontrare il vice segretario generale agli esteri Raja Nurshirwan Zainal Abidin.

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