29/09/2008, 00.00
IRAQ
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Appello di mons. Sako: Anche la politica cerca di annientare i cristiani irakeni

L’arcivescovo di Kirkuk lancia un appello al governo e ai rappresentanti Onu perché tutelino i cristiani e le altre minoranze, escluse dalla nuova legge che regolamenterà le elezioni provinciali. Ieri, in tutto il Kurdistan iracheno, si sono svolte manifestazioni al termine delle messe domenicali.

Kirkuk (AsiaNews) – “A nome della comunità cristiana di Kirkuk, lancio un appello al governo, al Parlamento iracheno e ai rappresentanti delle Nazioni Unite presenti in Iraq”, affinché rispettino e tutelino il “ruolo delle minoranze religiose”, escluse dalla nuova legge che regolamenterà le prossime elezioni provinciali. La richiesta è contenuta in un documento ufficiale sottoscritto da mons. Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk, il quale ricorda “l’importanza dei cristiani nella costruzione dell’Iraq” e il ruolo da pionieri ricoperto nella nascita e nella diffusione si una “cultura” e di una identità nazionale.

Ieri centinaia di fedeli cristiani hanno sfilato per le città del nord dell’Iraq, protestando contro la nuova legge sulle elezioni provinciali; essa non garantisce più una quota di seggi loro riservata e ciò sarebbe in aperta violazione alla “carta dei diritti delle minoranze etniche e religiose”.

“Chiediamo ai responsabili del nuovo Iraq – continua il documento elaborato dall’arcivescovo di Kirkuk – di includere gruppi religiosi e minoranze etniche, dando loro pari dignità e rispetto. Non si deve creare l’impressione che vi siano discriminazioni o episodi di emarginazione”, altrimenti i cristiani saranno costretti a “nuove fughe di massa”. Una perdita gravissima per tutto il Paese, perché in Iraq verrebbe a mancare “un popolo leale e pieno di iniziativa, che può fare molto per la sua ricostruzione”, conclude mons. Sako nel suo documento.

Un appello che è stato raccolto dai fedeli i quali hanno indetto numerose manifestazioni dopo le messe domenicali; le dimostrazioni si sono susseguite a Mosul e in tutto il Kurdistan iracheno, dove è concentrata la gran parte dei cristiani.

Al centro della controversia l’approvazione, mercoledì 24 settembre, della legge che regolamenterà le elezioni provinciali attese da ben quattro anni: i parlamentari non hanno fissato una quota per i cristiani e le altre minoranze perché, a loro avviso, “non si hanno dati certi sul censimento della popolazione” e non sarebbe quindi possibile attribuire “una quota percentuale dei seggi”. La legge è stata il frutto di un difficile compromesso tra curdi, sunniti e sciiti e riguarderà 18 province del Paese; per Kirkuk e altre città del Kurdistan iracheno vi sarà una specifica regolamentazione, voluta dai parlamentari curdi che pretendono di far partecipare solo quanti possono dimostrare di “avere radici storiche nella regione”.

Già in passato Kirkuk – al centro di una zona ricchissima di petrolio – è stata oggetto di un tentativo di Saddam Hussein di modificarne le componenti etniche, mediante il trasferimento di popolazioni arabe, in funzione anticurda. La città attualmente è retta da un consiglio composto da due rappresentanti per ognuna delle componenti araba, curda e turcomanna e da uno per i cristiani. L’esclusione dalla vita politica della comunità cristiana, segnata da violenze e persecuzioni da parte dei fondamentalisti islamici, sarebbe il colpo di grazia per determinarne la scomparsa in tutto l’Iraq.

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