20/11/2003, 00.00
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Monaci ortodossi imprigionano guardie e fedeli cattolici al Santo Sepolcro

Gerusalemme (AsiaNews) - I monaci del Patriarcato greco ortodosso di Gerusalemme hanno imprigionato gli agenti della polizia di Gerusalemme di stanza nella Basilica del Santo Sepolcro, impedendo a chiunque di uscire dal piazzale antistante la Basilica tra le 19 e le 20. Il fatto è avvenuto la sera di martedì 18 novembre, ma la contesa è ancora in corso.

L’insolita aggressione contro la polizia è una "rappresaglia" seguita al rifiuto delle guardie di allontanare dal piazzale clero e fedeli cattolici che pregavano nella cappella della B.V.M., detta anche "cappella dei franchi". La cappella è situata all’esterno del monte Calvario.

Violando il regime giuridico internazionale, che prevede la chiusura del piazzale soltanto alle 20, i monaci greci hanno allora chiuso a chiave i portoni del piazzale, imprigionando tutti, poliziotti e fedeli. A nulla sono valse le insistenti preghiere del comandante della polizia della Città Vecchia di Gerusalemme.

P. David-Maria A. Jaeger, ofm, portavoce della Custodia di Terra Santa, incaricata della tutela, dell’ufficiatura e della salvaguardia del Santuario a nome della Chiesa Cattolica spiega: "Il regime giuridico internazionalmente sancito prevede la chiusura delle porte della Basilica alle 19, e la chiusura dei portoni del piazzale solo alle 20. Secondo il regime di "statu quo" clero e fedeli cattolici possono continuare a trovarsi, e a celebrare il culto, nella cappella esterna fino alla chiusura del piazzale. L’ingresso a questa cappella si trova infatti nel piazzale, al di fuori dellaBasilica. Ed infatti, per lunghi anni così è stato, pacificamente. Di recente il Patriarcato greco ortodosso esige che i cattolici rinuncino alla preghiera nella cappella dopo le 19 e la chiudano".

L’uso della basilica del Santo Sepolcro da parte delle diverse confessioni religiose è sempre stato un problema: orari, luoghi, responsabilità si intrecciano e si complicano. Per i fedeli, il problema è che gli orari spesso sono troppo angusti e non permettono visite e preghiere svolte in tranquillità.

Per questo l’orario anticipato di chiusura del piazzale è stato respinto dalla Chiesa Cattolica come una "temeraria esigenza". Per far valere il suo punto di vista, il Patriarcato greco ortodosso si è rivolto alle Autorità israeliane e alla forza pubblica. Ma il Governo israeliano ha dovuto respingere tale insistenza, perché vincolato dall’Accordo fondamentale con la Santa Sede (1993) a far osservare il regime giuridico dello statu quo.

P. Jaeger afferma che "l’atto di violenza da parte dei greci ortodossi è gravissimo. Esso attenta al diritto internazionale, alla Chiesa Cattolica e allo Stato".

La "serrata" serale del cortile del Santo Sepolcro è solo la più recente di tante aggressive manifestazioni, ostili ai fedeli cattolici. Mesi fa gli uomini del Patriarcato hanno rubato la serratura della Basilica della Natività a Betlemme, per non far entrare nessun cattolico. La Chiesa Cattolica si è rivolta al Governo palestinese per ristabilire la situazione di diritto, invocando l’Accordo di base tra la Santa Sede e i palestinesi (2000) che contiene disposizioni analoghe sullo "statu quo". Ma finora le autorità palestinesi non sono intervenute.

La violenta ostilità del Patriarcato greco-ortodosso stupisce i cattolici. "Pensi che il Papa, durante il suo pellegrinaggio in Terrasanta nel 2000, è andato a trovarlo personalmente", dice P. Jaeger. "Per non parlare di tutta la pressione esercitata dai cattolici sul governo israeliano perché gli ortodossi potessero eleggere un patriarca per conto loro, senza dipendere dal riconoscimento del governo israeliano".

Ma mentre i fedeli cattolici si assiepano fuori dal Santo Sepolcro, cosa fare?

"Mi auguro – conclude P. Jaeger - che le Chiese Ortodosse del mondo intervengano per persuadere il Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme a non far escludere i cattolici dall’uso dei Santuari".

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