07/05/2007, 00.00
ARABIA SAUDITA
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“Una brava moglie deve vivere nella paura”

Divieto di guidare, di mostrare il capo e di parlare in pubblico, di stringere la mano a un uomo. In televisione i predicatori incitano i mariti a picchiare le mogli “per il loro bene”. Giornaliste saudite parlano dei molti divieti per le donne islamiche nel loro Paese e chiedono di distinguere le verità religiose dai costumi sociali.
Riyadh (AsiaNews/Agenzie) – Senza permesso, le donne non possono nemmeno guidare l’automobile o cambiare colore della veste, mentre dalla tv i predicatori ammoniscono che la donna che stringe la mano a un uomo commette “adulterio della mano”. Le giornaliste saudite criticano la mentalità sociale sul rapporto tra moglie e marito.
 
Fatima Al-Faqih sul quotidiano Al-Watan parla dei molti divieti imposti alle donne saudite: “non possono guidare l’automobile, fare viaggi senza permesso [del marito o del padre o di chi ha potestà su loro], stare sole in un albergo senza permesso, scegliere il nome del figlio senza il consenso [di un uomo]… lasciare casa o accettare un lavoro senza permesso… proibito cambiare il colore delle abaya [la tradizionale lunga tunica] senza permesso, proibito andare a scuola o all’università senza permesso”.
 
In alcune città saudite una donna non può nemmeno “mostrare la faccia”, senza permesso non può sposarsi e non può “restare sposata se uno dei suoi parenti maschi decide che la genealogia del marito è inferiore alla sua… né chiedere il divorzio senza chiedere scusa e pagare una multa”. Senza permesso “non può tenere con sé i figli dopo il divorzio… assumere un posto di direzione privato o pubblico”, “non deve far irritare il marito e, infine, la voce di una donna è considerata [una forma di] profanazione e le è proibito parlare in pubblico”.
 
Molti uomini – scrive Hasna Al-Quna’ir sul quotidiano Al-Riyadh – giustificano l’inferiorità delle donne con “una distorta lettura dei detti del Profeta” , spesso operata da numerosi predicatori nei programmi televisivi. Ad esempio, c’è un versetto che dice: “la tribù che nomina una donna come capo non avrà prosperità” e – racconta la giornalista - in un programma tv un esperto ha detto di non chiedere il parere della moglie, perché ragiona in modo solo emotivo. Un altro esperto tv, per “difendere le virtù della donna”, “incita padri, fratelli e mariti” dicendo “che una ragazza che non è percossa sin dall’infanzia diventa una donna ribelle” e che “una donna che esce di casa senza il velo è come una donna che va in giro nuda”. Lo stesso ammonisce le donne islamiche che mostrare la testa scoperta “è la prima ragione per cui le donne si lasciano sedurre e cadono [nel peccato]”. Un altro predicatore dice che la donna “che stringe la mano a un uomo diverso dal marito commette un… ‘adulterio della mano’ ”. La giornalista osserva che i detti del Profeta vanno considerati nelle “circostanze storiche e nel contesto specifico” in cui furono pronunciati, e che occorre distinguere “i doveri religiosi” dalle norme di comportamento sociale che sono controverse e non oggetto di dogmi di fede, “come l’usanza di coprirsi il volto”.
 
Per la nostra cultura – scrive Maha Al-Hujailan su Al-Watan – “la donna deve vivere nella costante paura… che il marito prenda un’altra moglie”. “Solo una donna che vive in questa paura adempie al ruolo di moglie, mentre una donna che si sente sicura che il marito non prenderà un’altra moglie disdegna il marito e la vita familiare… Per questa cultura le donne debbono sentirsi mentalmente e psicologicamente inferiori, come una bambina discola che deve essere sempre controllata, intimidita e punita perché faccia quanto deve”.  
Le donne che pensano così – prosegue – possono persino credere “che un uomo gentile che le rispetta sia solo debole e insicuro” e che “l’uomo ideale è un violento che umilia la moglie”.
“La donna – conclude Hasna Al-Quna’ir – è vittima di questa cultura isolata e può solo sperare che cambi la struttura culturale dell’intera società”.
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