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    » 08/09/2012, 00.00

    IRAN

    È libero il pastore protestante iraniano condannato a morte per apostasia



    Nell’udienza di oggi i giudici hanno fatto cadere l’accusa a carico di Youcef Nadarkhani, in cella dal 2009. Egli è stato però condannato per aver “evangelizzato i musulmani”. In base alla pena di tre anni, egli ha già scontato i termini e dovrebbe uscire di prigione entro oggi. Soddisfazione fra i membri della Chiesa d’Iran.

    Teheran (AsiaNews/Agenzie) - Un tribunale iraniano ha ordinato il rilascio del pastore Youcef Nadarkhani, in carcere dall'ottobre 2009 e condannato a morte per apostasia con pena sospesa ma non annullata nel luglio dello scorso anno (cfr. AsiaNews 21/07/2011 Teheran: sospesa, non annullata, la condanna a morte per conversione di un pastore). Si tratta di una svolta nel corso di una vicenda che aveva fatto temere a lungo per le sorti del 35enne cristiano. Alla vigilia dell'udienza di oggi, infatti, si prospettavano un nuovo processo e nuove accuse a carico dell'uomo, in base a reati "montati ad arte" per ottenere una nuova condanna, secondo la denuncia di molti attivisti. Fonti della chiesa alla quale apparteneva il pastore, interpellate da BosNewsLife, confermano invece la svolta "positiva".

    Il pastore Youcef Nadarkhani è stato prosciolto dall'accusa di "apostasia", ma ritenuto colpevole di "evangelizzare i musulmani". Egli è stato per questo condannato a tre anni di prigione, che però ha già scontato visto che è in carcere dall'ottobre del 2009. Per questo egli sarà rilasciato, aggiungono fonti della Chiesa d'Iran, poiché "ha già espiato la pena". L'esito positivo della vicenda è "una risposta alle nostre preghiere", commenta Firouz Khandjani, altro membro del movimento cristiano protestante, secondo cui Youcef dovrebbe uscire di cella "entro il tardo pomeriggio di oggi".

    Nei giorni scorsi la rete di attivisti Farsi Christian Network aveva prospettato nuove accuse a carico dell'uomo, fra cui "banditismo ed estorsione" che avrebbero rimpiazzato il precedente capo di imputazione per "apostasia". In seguito alle forti proteste della comunità internazionale per la condanna, le autorità iraniane - hanno spiegato gli attivisti cristiani - vogliono influenzare il caso "montando accuse arbitrarie" e per questo "aumentano le preoccupazioni" per la sua sorte.

    Il pastore Youcef Nadarkhani, 35enne membro della Chiesa d'Iran (egli è nato nel 1977), è stato arrestato il 13 ottobre 2009 nella città di Rasht mentre cercava di registrar legalmente la sua chiesa. Si pensa che il suo arresto sia stato causato dalla sua posizione, critica del monopolio islamico nell'istruzione religiosa dei bambini in Iran. Inizialmente è stato accusato di proteste; ma in seguito le accuse sono state cambiate in quella di apostasia e di evangelizzazione di musulmani e per questo condannato a morte. Come lui, altre 16 persone sono tuttora in carcere per la fede cristiana e per le attività legate al culto.

    La legge civile iraniana non prevede il reato di apostasia, anche se da tempo si discute per varare una legge sul tema. Nel caso del pastore Nadarkhani, che è stato descritto come "falsato" e "extragiudiziale", sembra che ci sia stata una pressione politica sui magistrati, che si sarebbero divisi sulla condanna. La corte avrebbe fatto uso dell'art. 167 della Costituzione iraniana, che stabilisce che se i giudicanti non trovano le basi per una decisione nella legge civile devono "citare fonti islamiche attendibili o una fatwa valida da cui hanno tratto giudizio così da emanare un verdetto".

     

     

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