04/12/2014, 00.00
FILIPPINE
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Vescovi filippini: Arriva il tifone Ruby, affidiamo il Paese al Signore

Per il prossimo 6 dicembre le Filippine attendono la super-tempesta "Hagupit". Il presidente della Conferenza episcopale chiede a scuole, chiese e parrocchie cattoliche di aprire le porte e prepararsi ad accogliere i rifugiati. Un appello al governo: "Cominciate subito l'evacuazione, il pericolo è troppo grave".

Manila (AsiaNews/Cbcp) - Scuole, chiese e parrocchie cattoliche "aprano le porte e si preparino per la prossima ondata di rifugiati. Il super tifone Ruby che sta per colpire le nostre coste non deve trovarci impreparati. Agli evacuati che saranno accolti in queste strutture chiedo di tenere sempre a mente che si trovano in luoghi sacri". È l'appello lanciato questa mattina dal presidente della Conferenza episcopale filippina, mons. Socrates Villegas.

L'arcivescovo di Lingayen-Dagupan ha giocato d'anticipo rispetto alla tempesta, che colpirà le Visayas orientali la mattina del prossimo 6 dicembre. Secondo l'Ufficio meteorologico nazionale, "Ruby" - il cui nome ufficiale è "Hagupit" - atterrerà sulle Filippine con venti della velocità pari a 175 chilometri orari, che potranno arrivare a 210 chilometri una volta scatenati. La zona è la stessa devastata dal tifone Yolanda.

Il presule ha chiesto al governo di "iniziare immediatamente l'evacuazione dei residenti. Aspettare ancora potrebbe essere disastroso. Quando si deve affrontare un pericolo così grave, nulla è meglio di un eccesso di cautela. Chiedo a tutti i filippini, anche a coloro che vivono lontani dalle aree interessate, di pregare per la salvezza di tutta la nazione".

In conclusione, mons. Villegas sottolinea proprio l'importanza della preghiera: "Insieme ai miei fratelli vescovi, raccomando le Filippine alla compassione, all'amore e alla provvidenza del nostro Padre". 

Abbattutosi sulle isole Visayas poco più di un anno fa, Haiyan/Yolanda ha colpito con diversa gravità almeno 11 milioni di persone, sparsi in 574 fra municipalità e città diverse; per un ritorno alla normalità saranno necessari otto miliardi di dollari. Ancora oggi risultano oltre 1.700 dispersi; il numero delle vittime sarebbe superiore a 5mila, anche se il governo ridimensiona il bilancio e parla di circa 2.500 morti.

Nelle scorse settimane la Chiesa filippina ha consegnato le prime 1600 case "permanenti", parte di un progetto più ampio che intende realizzare almeno 3mila complessi abitativi entro fine anno, sparsi fra le nove province ecclesiastiche colpite dal tifone. L'esecutivo ha invece completato solo 364 unità abitative a Tacloban e Tanauan (Leyte), ma il numero degli sfollati nei centri di accoglienza temporanei - sparsi nelle province di Samar, Leyte e Eastern Samar - supera i 20mila.  

Nel corso del suo prossimo viaggio apostolico in Sri Lanka e Filippine (dal 12 al 19 gennaio 2015), papa Francesco visiterà proprio le aree devastate dal tifone e pranzerà con alcuni sopravvissuti. 

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