08/10/2011, 00.00
INDONESIA
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Jakarta, musulmani moderati contro 300 siti estremisti islamici: oscurateli

di Mathias Hariyadi
I leader del Nahdlatul Ulama sostengono la lotta del governo, che nell’ultimo anno ha bloccato siti jihadisti e fondamentalisti. Promuovono “falsi insegnamenti” sull’islam e fomentano gli attentati nel Paese. Critiche dagli attivisti: il blocco non è la “soluzione migliore” per arrestare la deriva estremista.
Jakarta (AsiaNews) – Il Nahdlatul Ulama (NU), la più importante organizzazione musulmana moderata in Indonesia, sostiene la lotta del governo contro il moltiplicarsi di siti internet estremisti che inneggiano alla guerra santa. Ben prima degli ultimi attacchi suicida a Solo, nello Java centrale, e ad Ambon, contro la comunità cristiana delle Molucche, l’ala islamica moderata del Paese chiede il pugno di ferro contro la propaganda jihadista in rete. Intanto il ministro dell’Informazione Tifatul Sembiring ha annunciato che, negli ultimi 12 mesi, il governo ha bloccato almeno 300 siti internet riconducibili a gruppi estremisti islamici, che “promuovono opinioni e idee falsate sull’islam”.

Kiai Hajj Hasyim Muzadi, ex capo del NU, e il suo successore e leader attuale Kiai Hajj Agil Siradj sostengono con vigore la lotta contro l’estremismo, equiparato “ai siti pornografici” capaci di “condizionare la mente delle persone”. In un messaggio diffuso il 27 settembre scorso, Siradj chiede all’esecutivo “il blocco di questi siti pericolosi”, che invitano i musulmani a diventare “santi martiri” e a colpire con attacchi suicidi anche le comunità cristiane dell’arcipelago. “Essi promuovono alle giovani generazioni – concludere il leader attuale di NU – falsi insegnamenti sul vero islam”. Nel suo monito Agil Siradj ricorda anche l’attacco suicida del 25 settembre scorso contro la Bethel Church a Solo, nello Java centrale (cfr. AsiaNews 25/09/2011 Almeno tre morti in un attacco suicida in una chiesa indonesiana). L’attentatore, identificato come Pino Damayanto, ma conosciuto anche con lo pseudonimo di Amhad Yosepa Hayat, ha trascorso del tempo in un internet café, prima di compiere il folle gesto contro il luogo di culto cristiano.

Tuttavia secondo l’attivista Sidney Jones, di International Crisis Group (Icg), il solo blocco dei siti internet non è la soluzione migliore nella lotta al fondamentalismo in Indonesia. Il seme dell’estremismo e della lotta violenta, infatti, possono essere meglio valutati attraverso la diffusione sui social network o attraverso gli scambi di messaggi telefonici. Del resto la diffusione di notizie false o create ad arte, per fomentare le violenze interconfessionali, è una pratica di lungo corso in Indonesia, alimentata anche dallo scarso grado di istruzione e dalla limitata capacità di giudizio.

Il solo periodo in cui l’Indonesia ha goduto di un clima relativamente pacifico e alieno da scontri interreligiosi si è avuto ai tempi del presidente (e dittatore) Suharto, tra il 1967 e il 1998. Con il suo carisma e l’uso della forza – militare e civile – egli ha saputo mantenere il controllo del Paese e prevenire incidenti e attacchi da parte dei gruppi estremisti islamici. Al prezzo di una limitazione dei diritti umani e civili, unita alla repressione del dissenso.
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