30/05/2005, 00.00
LIBANO
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A Beirut vince Hariri, ma a votare vanno in pochi

di Youssef Hourany

Il patriarca Sfeir si dice "costernato" per la scarsa affluenza, anche se il voto rappresenta comunque un fatto positivo.

Beirut (AsiaNews) - Appena il 28% di partecipazione alle elezioni politiche a Beirut, considerate comunque "una festa della democrazia" sia dall'inviato dell'Onu che dagli osservatori dell'Ue, successo della lista di Saad Hariri.

Queste le prime indicazioni dal voto della capitale libanese, considerato in primo luogo come un'affermazione di coloro che hanno dato alle elezioni una chiave antisiriana. La scarsa affluenza, che oggi fa scrivere ai giornali che si è passati "dall'euforia all'apatia", ha spinto il patriarca maronita, card. Nasrallah Sfeir a parlare di "costernazione", pur esprimendo ieri la speranza che le elezioni rappresentino un primo passo sulla via del cambiamento, ha lamentato la scarsa partecipazione della popolazione libanese, specialmente dei cristiani.

Dal canto suo il generale Michel Aoun, che aveva recentemente rotto con i suoi alleati antisiriani e i seguaci del quale giravano nel quartiere cristiano indossando magliette che invitavano a non votare, parlando alla televisione privata LBC ha affermato che la scarsa partecipazione deriva dal fatto che i libanesi sono "delusi o disperati".

"Le elezioni – a giudizio dell'inviato speciale dell'Onu, Terje Roed-Larsen – rappresentano un punto critico nella storia del popolo libanese ed un suo passo significativo per il recupero della piena sovranità e indipendenza politica".

Il patriarca Sfeir, invece, celebrando ieri la messa a Bkerke davanti ad una grande folla, riunitasi per ringraziarlo per la sua azione a favore del Paese, ha parlato di "confusione della gente di fronte alle elezioni, con 9 deputati di Beirut eletti d'ufficio, senza contare coloro che, con lo stesso sistema, sono stati eletti nel sud del Libano".

Si tratta di coloro che non avendo concorrenti nella loro circoscrizione elettorale sono stati eletti senza votazione. Anche se questo tipo di elezioni non sono, a suo giudizio, "un segno di salute", egli ha espresso l'auspicio che il voto "sarà il primo passo sulla via di un cambiamento dello stile seguito finora e che è all'origine dell'enorme debito che ci opprime così come dell'emigrazione dei nostri figli, che impoveriscono il Libano, in quanto i giovani sono la vera ricchezza del Paese".

Per il cardinale Sfeir, "l'ideale sarebbe la presenza di due grandi partiti, che abbiano obiettivi chiari, che possano attrarre la maggior parte dei libanesi, al di là delle appartenenze a comunità diverse, come accade nei Paesi di tradizione democratica".

Quello che è ritenuto il vincitore di questa tornata elettorale, Saad Hariri, il figlio dell'ex-premier assassinato Rafic Hariri, ha parlato della sua vittoria come di un successo "del sangue versato". Egli ha sostenuto che la vittoria dovrà proseguire anche nel resto del Paese, ha negato di avere l'intenzione di "eliminare" il resto dell'opposizione antisiriana ed ha lanciato un appello per "il dialogo a favore dell'unità nazionale".

La mancanza, per la prima volta, di incidenti durante le operazioni di voto, è comunque un elemento che va riconosciuto alle elezioni, al di là dell'indifferenza popolare che ha caratterizzato questa prima fase, per la quale su 420.630 elettori aventi diritto a Beirut (ma nel numero sono compresi anche decine di migliaia di elettori residenti al'estero, da dove non possono votare), solo111.963 si sono presentati ai seggi, con una percentuale che il Ministero degli interni ha indicato del 28% contro il 35,7% delle elezioni del 2000.

Secondo concordanti testimonianze raccolte da AsiaNews, per la prima volta le regole del voto sono state rispettate nei diversi seggi della capitale, il che ha fatto dire agli osservatori internazionali che "i libanesi hanno vinto". Naguyen Dong, capo della missione elettorale dell'Onu, in una conversazione con AsiaNews ha rilevato che " quando un governo decide di invitare osservatori è una manifestazione della volontà di cambiamento. L'arrivo di esperti apre prospettive e provoca rivolgimenti ". Egli ha anche sostenuto l'esistenza di un "consenso nazionale" per la modifica della legge elettorale ed ha affermato che "se le autorità libanesi lo desiderano, noi saremo a disposizione per l'elaborazione di una nuova legge elettorale".

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