23/06/2011, 00.00
TAGIKISTAN
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A Dushanbe i ragazzi possono andare in Chiesa solo per i funerali

Nuove leggi, in discussione in parlamento, puniscono con il carcere i genitori che “consentono” ai figli minori anche soltanto di andare in chiesa o in moschea o di fare catechismo. Per impedire il diffondersi dell’estremismo. Ma molti denunciano la violazione di diritti elementari.
Dushanbe (AsiaNews/F18) – La Camera bassa del Parlamento tagiko ha approvato il 15 giugno la controversa legge sulla Responsabilità dei genitori sull’educazione dei figli, proposta su iniziativa del presidente Emomali Rahmon. La nuova legge conferma e inasprisce il divieto per chi ha meno di 18 anni di partecipare a qualsiasi attività religiosa, eccetto i funerali. La violazione del divieto è punita con gravi sanzioni e il carcere per i genitori.

La nuova legge, come già la precedente del 2009, obbliga i genitori a “non permettere che i figli minorenni partecipino ad attività di organizzazioni religiose, eccetto quelle facenti parte in modo ufficiale della istruzione religiosa (con eccezione di funerali e altre occasioni di lutto)”.

L’agenzia Forum 18 denuncia che il divieto colpisce sia le funzioni religiose che il catechismo che ogni altra attività, i ragazzi non potranno nemmeno accompagnare i genitori in chiesa o nella moschea. Altrimenti i genitori possono essere condannati a gravi multe o persino al carcere da 5 a 8 anni (12 per gli organizzatori), anche se il ragazzo partecipa a simili incontri a loro insaputa, la legge attribuisce loro un dovere di vigilanza generale. Anche la legge che punisce i genitori è stata modificata e aggravata, sempre il 15 giugno. La nuova legge penale punisce pure chi “organizza e conduce incontri, seminari, dimostrazioni, cortei stradali” religiosi senza autorizzazione, con il carcere fino a due anni per la prima violazione e fino a 5 anni per il recidivo.

In pratica, potranno avere un’istruzione religiosa solo i ragazzi che vanno a scuola in madrasse e licei islamici o in istituti religiosi cristiani riconosciuti dallo Stato, nei quali l’insegnamento religioso sia previsto come curricolare. Peraltro simili istituti sono oggi poche decine, insufficienti per l’educazione religiosa dei giovani del Paese, e il Comitato statale per gli affari religiosi ha detto a F18 che non ritiene, per ora, di approvarne altri.

Ora la nuova legge sarà sottoposta alla Camera Alta, ma nessuno dubita circa la sua rapida approvazione. I sostenitori della legge la giustificano con la necessità di combattere l’estremismo religioso ed evitare che i ragazzi finiscano sotto l’influsso di gruppi religiosi estremisti appartenenti a organizzazioni islamiche terroriste. Tuttavia la legge non indica cosa intenda per insegnamento religioso estremista.
All’osservazione che il divieto punisce tutti, anche chi insegna catechismo al figlio, il deputato Sattor Kholov, relatore a favore della legge, risponde che sarà compito dei giudici distinguere e non punire l’insegnamento religioso non estremista.

Faredun Hodizoda, esperto politico, osserva che il divieto è “eccessivo” e che persino durante l’epoca sovietica i ragazzi potevano frequentare le moschee.  Altri critici osservano che nel Paese non c’è un radicato estremismo religioso e che la legge impedisce di fatto ai ragazzi di ricevere un’istruzione religiosa. Il parlamentare Muhiddin Kabiri, leader del Partito del rinascimento islamico (Irp), osserva che la legge “viola ancora di più i diritti dei cittadini” alla libertà religiosa.

Esperti ritengono che la nuova legge restringerà la già scarsa libertà religiosa prevista dalla legge del 2009. Da allora molte moschee sono state distrutte, i cristiani processati e condannati per riunioni e attività “illegali” e i Testimoni di Geova sono stati banditi dal Paese.
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