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    » 14/01/2012, 00.00

    ASIA

    Aborti selettivi femminili: una piaga diffusa che mina la popolazione mondiale



    Tra meno di 30 anni i maschi saranno il 20% in più. Per l’Asia, lo squilibrio maggiore tra uomini e donne è in Cina, con 130-150 maschi ogni 100 femmine. In India sono 110-120 maschi ogni 100 femmine. Seguono Singapore, Hong Kong, Taiwan e Corea del Sud.
    Roma (AsiaNews) – Gli aborti selettivi femminili sono ormai diffusi a livello mondiale e stanno alterando la composizione della popolazione umana. È quanto emerge da dati della United Nations Population Division (Unpd) e la U.S. Census Bureau’s International Programs Center (Ipc), le due maggiori organizzazioni che si occupano di controllare e registrare le tendenze di crescita della popolazione. Per quanto riguarda l’Asia, India e Cina sono i “campioni” nella pratica di feticidi e infanticidi femminili, con un indice medio di sex ratio (rapporto tra numero di nascite maschili e femminili) di 120 (ovvero 120 maschi ogni 100 femmine). Secondo gli analisti demografici, il limite oltre il quale si parla di sex ratio innaturale è di 105. Tuttavia, il problema oggi coinvolge anche Hong Kong, Singapore, Corea del Sud, Taiwan e Vietnam.

    Il fenomeno della crescita innaturale della sex ratio (alla nascita) è stato notato per la prima volta negli anni ’80 in Cina. L’applicazione nel 1979 della politica sul figlio unico – che proibisce alle coppie di avere più di un figlio (due per le famiglie contadine) e punisce con gravi sanzioni pecuniarie e discriminazioni chi viola il divieto –, in pochissimi anni ha dato i suoi effetti. Nel 1982, la sex ratio alla nascita si attestava a 108.5; 111.14 nel 1990; 115.6 nel 1995; 117 nel 1999; 118.9 nel 2005. Oggi, questo dato è cresciuto ancora: in alcune zone oscilla tra il 130 e il 140. In altre, supera il 150. Dati preoccupanti: se prima del 2000 il 96% degli uomini sui 40 anni si sposava, entro il 2040 il 23% della popolazione maschile totale non riuscirà a trovare moglie.

    Feticidi e infanticidi femminili sono molto diffusi anche in India, terza economia dell’Asia e democrazia più grande del mondo. Lo squilibrio maggiore lo si registra nell’area nordoccidentale (Punjab, Haryana, Rajasthan, Gujarat, Maharashtra, Huttar Pradesh, Hymanachal Pradesh), dove la sex ratio per bambini al di sotto dei 6 anni è di 120, se non maggiore. A New Delhi, capitale del Paese, la sex ratio si attesta a 115.

    Per quanto riguarda i “piccoli dragoni” – ovvero Hong Kong, Singapore, Corea del Sud, Taiwan e Vietnam –, la sex ratio alla nascita varia da 107 (Singapore) a 109-110 (Hong Kong e Taiwan). Secondo lo studio di Daniel Goodkind, “Child underreporting, fertility, and sex ratio imbalance in China”, la Sudcorea rappresenta un curioso caso di ritorno a una sex ratio equilibrata: dopo aver toccato il valore di 115 maschi su 100 femmine tra il 1994 e il 1996, oggi il rapporto è sceso a 107. “Non grazie a una politica di governo – sostiene lo studioso –, ma alla società civile, che in modo spontaneo e non coordinato ha ricominciato a onorare, proteggere e valorizzare le sue figlie”.

    Pur in modo non grave, preoccupano i dati di Filippine (109), Bangladesh (108), Kirghizistan, Turchia e Medio oriente (tutti con una media intorno al 107).
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