30/12/2008, 00.00
MYANMAR-CINA
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Accordo tra Myanmar e Cina: Pechino si assicura forniture di gas per 30 anni

Pechino e Yangon firmano un’intesa per i prossimi 30anni. Per il 2009 è previsto l’inizio della costruzione della pipeline che porterà gas e petrolio dal golfo del Bengala alla provincia cinese dello Yunnan. L’accordo aumenta il peso geopolitico di Pechino nell’oceano indiano.
Yangon (AsiaNews/Agenzie) - La Cina chiude l’accordo con il Myanmar per forniture di gas per i prossimi 30 anni. Il protocollo d’intesa, firmato il 24 dicembre, coinvolge oltre alla China National Petroleum Corporation (CNPC) e alla Myanmar Oil and Gas Enterprise anche le compagnie sudcoreane Daewoo International e Korea Gas insieme all’India’s Oil & Natural Gas Corp (ONGC) Videsh e Gas Authority of India (GAIL) Limited.
 
L’accordo prevede che le forniture siano prelevate da due complessi offshore situati nell’area di Shwe, nella Baia del Bengala, a largo del porto di Sittwe verso il confine con il Bangladesh. La sudcoreana Daewoo detiene la principale quota azionaria (51%) delle attività di estrazione seguita dalla ONGC Videsh (17%), dalla compagnia nazionale di Rangoon (15%) e da GAIL e Korea Gas (8,5%).
 
Le riserve di gas naturali del Myanmar sono stimate attorno ai 21mila miliardi di metri cubi e nell’area di Shwe si trova il 50% di questo patrimonio energetico.
 
L’accordo include la realizzazione di un oleodotto-gasdotto per portare le forniture nel sudest della Cina. Entro il 2009 Pechino ha previsto la costruzione delle condutture che porteranno gas e petrolio dal porto di Kyaukpyu alla provincia dello Yunnan: l’accordo tra Myanmar e Cina implica un investimento di 2,5 miliardi di dollari.
 
Gli analisti considerano l’accordo come l’ennesimo passo di Pechino per estendere la propria influenza  nell’oceano Indiano ai danni soprattutto di New Delhi. Le forniture provenienti da Shwe offrono anche la possibilità di svincolarsi dal passaggio fino ad oggi obbligato nello stretto di Malacca , infestato da pirati.
 
Le organizzazioni umanitarie considerano l’accordo come l’ennesima concessione alla dittatura militare birmana: nessuno di questi Paesi coinvolti nel ricco mercato energetico chiede maggiore rispetto dei diritti umani. Attivisti coreani e agenzie internazionali denunciano pure che la costruzione dell'oleodotto avrà ricadute negative pesanti sulla vita delle popolazioni che vivono nelle zone attraversate.
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