04/04/2007, 00.00
PAKISTAN
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Accusato di blasfemia, un bambino di 11 anni rischia la morte

di Qaiser Felix
La polizia di Toba Tek Singh ha aperto un’inchiesta per blasfemia contro cinque cristiani locali, fra cui Daniel, di 11 anni. Attivisti e sacerdoti locali parlano di un caso costruito ad arte, contro innocenti che non hanno fatto nulla. Famiglie cristiane chiuse in casa, timori per le celebrazioni della Settimana santa.
Toba Tek Singh (AsiaNews) – C’ è anche un bambino di 11 anni fra i “colpevoli di blasfemia” che la polizia del Punjab sta cercando in tutta la provincia. Sono accusati di aver espresso commenti irrispettosi nei riguardi di Maometto ed aver dissacrato dei fogli su cui era scritto il nome del profeta.
 
Uno dei cinque, Salamat Masih, è stato arrestato il primo aprile scorso mentre gli altri sono ricercati. Tutti devono rispondere di violazioni all’art. 295 C del Codice penale pakistano, la famigerata legge contro la blasfemia, che per situazioni come questa prevede pene durissime, fino alla pena di morte.
 
Secondo p. Bonnie Mendes, sacerdote locale, i cinque non hanno fatto nulla: “Si tratta di un caso totalmente costruito contro degli innocenti. La situazione nell’area è ora molto tesa, e la popolazione ha paura nonostante la polizia dica che è tutto sotto controllo”.
 
Shahbaz Bhatti, presidente dell’All Pakistan Minorities Alliance, ha condannato con forza l’accaduto ed ha chiesto al governo di proteggere i cristiani locali ed aprire un’inchiesta sulle accuse mosse dalla polizia locale. Parlando ad AsiaNews, Bhatti spiega che “c'è solo un modo per fermare gli abusi che vengono commessi grazie a questa legge. Essa deve essere abrogata, perché emendarla significa solo cambiare delle frasi su un foglio e non dare vera protezione contro quegli estremisti che la usano per risolvere problemi personali”. 
In realtà, spiega ancora p. Mendes, tutto è nato da un litigio fra famiglie. I musulmani locali si sono sentiti offesi da qualche atteggiamento dei cinque cristiani e, durante una processione, si sono messi d’accordo per denunciarli. Non contenti, hanno cercato di attaccarli proprio durante la marcia. I cinque si sono salvati fuggendo via, ma uno dei cristiani presenti – Ratan Masih, disabile – non è riuscito a correre via ed è stato picchiato con bastoni e manganelli. Ora è in ospedale.
 
Il giorno dopo l’arresto di Salamat Masih, una delegazione di cristiani locali ha iniziato una campagna per chiedere alle autorità locali di intervenire. Infatti, spiegano, nella gestione di questo caso sono stati commessi molti errori procedurali e sostanziali: la polizia non ha nemmeno investigato sulle accuse contro i cristiani, ma si è basata sulla semplice denuncia per compiere l’arresto.
 
Il governo ha garantito piena collaborazione ed ha mandato alcuni poliziotti a presidiare le scuole cristiane e le chiese della zona, per evitare azioni dimostrative da parte degli estremisti. I delegati si sono poi incontrati con alcuni influenti leader musulmani, cui hanno spiegato la situazione.
 
Al momento, però, la comunità cristiana di Toba Tek Singh ha paura. La famiglia di Salamat teme per la vita dell’uomo, che in carcere rischia di essere attaccato dagli altri detenuti. I familiari, inoltre, evitano di uscire e di andare a lavoro, dato che le accuse di blasfemia potrebbero essere mosse anche contro di loro. Ad ogni modo, i cristiani locali si stanno preparando per le celebrazioni della settimana santa, che sperano di poter condurre senza ulteriori violenze.
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