21/09/2005, 00.00
INDONESIA
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Aceh: ai sopravvissuti dello tsunami servono case, non politica

Ulee-Lheu (AsiaNews/Scmp) - Irfandi è uno dei sopravvissuti al disastroso tsunami del 26 dicembre che vive sulle coste di Banda Aceh. Tutto quello che gli è rimasto è uno splendido panorama sull'oceano e poco altro. Ha 29 anni e vive in un una tenda che gli è stata donata dopo che lo tsunami ha spazzato tutto ciò che si trovava sulla costiera.

Il governo ha promesso di finanziare la ricostruzione della sua casa, ma non vi sono ancora certezze. Intanto Irfandi si appoggia ad organizzazioni benefiche internazionali che gli procurano ogni mese cibo ed acqua potabile, e passa le sue giornate al porto cercando qualcosa che possa essergli utile. Di tutta la sua comunità sono sopravvissuti in 40, e tutti sperano che le precarie condizioni di vita possano migliorare presto. "Mi sento senza speranza – dice - il governo viene qui, fa promesse ma poi non succede niente".

Intanto ad alcune centinaia di metri dalla sua tenda, dalla scalinata di una moschea che è resistita allo tsunami, 2 leader del Gam (Movimento per l'indipendenza di Aceh libera) rilasciano delle dichiarazioni circondati da una ressa di cameraman e reporter. I 2 promettono pace e prosperità. "Le armi del Gam hanno fatto il loro dovere per difendere la dignità di Aceh. È ormai tempo di abbandonarle", dichiara Yusuf Irwandi, uno dei negoziatori dei ribelli.

Le 2 situazioni - la miseria della comunità che vive nelle tende e nelle baracche e la conferenza stampa dei ribelli - sono strettamente connesse. Le 2 parti del conflitto di Aceh che dal 1976 ha causato circa 15 mila vittime (il governo ed il Gam), sono concordi nell'affermare che è stato lo tsunami a convincerli a sedere al tavolo delle trattative e raggiungere un accordo politico

Gli operatori internazionali che sono accorsi per portare il loro aiuto nella zona hanno subito realizzato che senza un cessate il fuoco ed una smobilitazione delle forze belliche la ricostruzione sarebbe stata pericolosa.

La loro presenza e la prospettiva dell'arrivo di miliardi di dollari per la ricostruzione hanno sicuramente dato un forte impulso alla firma dell'armistizio. L'accordo è stato firmato il 15 agosto: il Gam ha accettato di rinunciare alle armi in cambio della fuoriuscita dalle carceri di 27 mila soldati indonesiani e risarcimenti per ex combattenti e vittime delle violenza. I ribelli hanno inoltre garantito la totale rinuncia all'indipendenza. Kamaruzzaman, un negoziatore per il Gam, dichiara: "Non ci interessa più l'indipendenza. Non è più così importante quando vediamo i danni e le sofferenze portati dallo tsunami".

Alcuni abitanti di Aceh dubitano che il Gam si voglia realmente impegnare per costruire la pace e paventano l'ipotesi che i fondi per la ricostruzione finiscano in realtà nelle mani dei ribelli.

Intanto la lentezza del processo di ricostruzione ha fatto nascere una forte frustrazione nella popolazione. Decine di migliaia di persone bisognose vivono da mesi in alloggi di fortuna. I sopravvissuti sono vittime anche di reclami sulle proprietà terriere e di altri problemi sociali ed istituzionali, che devono essere necessariamente risolti prima di ricominciare a costruire.

"Spero che avremo veramente la pace, ma non ne sono sicuro al 100%", ha dichiarato Irfandi. Ha poi affermato di non interessarsi di politica, finchè qualcuno non si deciderà a ricostruire una comunità ed un'economia. La sua tenda imbarca acqua durante le tempeste che bagnano la costa, costringendolo a dormire in un angolo lontano dalle pozze d'acqua. Ma lui ha rifiutato di trasferirsi nelle baracche costruite appositamente lontano dalla costa, sostenendo che lì "non potrebbe vivere".
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