14/04/2008, 00.00
TURCHIA
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Ad Ankara una “lezione” di Barroso su cosa si intende per Ue

di NAT da Polis
Nella sua visita, il presidente della Commissione europea ha evidenziato i significato politico e civile dell’Unione, sollecitato la ripresa delle riforme ed espresso preoccupazione per la procedura della magistratura che mira a bandire il partito di governo. Una visita al Patriarcato ecumenico.
Istanbul (AsiaNews) – Si è svolta all’insegna di cosa si intende per UE la visita del presidente della Commissione europea, José ManuelBarroso, in Turchia. Una visita dal significato molto eloquente, visto il difficile periodo di transizione che sta attraversando il Paese. Lo scopo è stato duplice. Da un lato esprimere le preoccupazioni per l’ipotesi della chiusura dell’AKP, dall’altro esprimere il disappunto dell’Unione per la stagnazioni delle riforme necessarie per l’integrazione della Turchia. Riforme che dopo le elezioni del luglio 2007, si sono esaurite in quella del velo.
 
Già prima della partenza di Barroso per Ankara, accompagnato da Oli Rehn, responsabile per l’allargamento dell’UE, Solana, responsabile per la politica estera della UE, ha dichiarato che la prospettata chiusura del partito al governo può avere un contraccolpo nei rapporti Europa-Turchia. Lo stesso Barroso ha sostenuto che il secolarismo non può essere una nuova religione e la procedura che potrebbe portare alla chiusura dell’AKP non ha riscontro nella UE. “Spero – ha detto - che non abbia delle conseguenze negative sulle trattative. Stiamo seguendo da vicino, e con preoccupazione, gli sviluppi”.
 
Barroso parlando, poi, davanti al parlamento ha messo in chiaro che cosa si intende per UE, che è una comunità di Stati che hanno deciso di sacrificare la loro sovranità per potere agire insieme su numerosi settori di politica. La credibilità, l’efficienza e il peso delle sue azioni si fondano sul rispetto delle comuni regole, che si basano sui valori della democrazia e dei diritti dell’uomo. Pertanto, ha continuato, i Paesi che desiderano far parte dell’UE devono soddisfare tutti i criteri stabiliti, non ci sono scorciatoie. Ha poi notato che la Turchia sicuramente ha fatto progressi sul suo cammino verso la sua integrazione europea, sottolineando però, la necessità di una maggiore libertà di espressione e di diritti civili e politici.
 
Per quanto riguarda il ruolo che l’esercito ha nel sistema politico turco, Barroso ha detto che i rapporti   tra politici e militari devono rientrare nel contesto dei principi democratici. Sul dibattito sorto sul secolarismo, ha fatto presente che anche in Europa nei suoi vari periodi storici è stato affrontato questa tematica, risolta diversamente dai vari Paesi in base al principio basilare della tolleranza. Pertanto la questione del velo è una scelta personale di ogni donna. Ha infine fatto riferimento agli ultimi sviluppi a Cipro ed al terrorismo, sottolineando il comune interesse a vedere la riunificazione dell’isola, mettendo fine ad un conflitto vecchio di 40 anni sul suolo europeo. Per quanto riguarda il PKK Kongra Gel, questa è una organizzazione terrorista e come tale è inclusa nella lista della UE. Detto questo, occorre però mettere in atto una strategia di sviluppo socioeconomico nel sudest del Paese, assicurando così i diritti culturali e politici dei cittadini turchi di origine curda. E ha concluso: chi conosce la storia dell’integrazione europea saprà che anche alla Gran Bretagna fu negata l’accesso all’UE per due volte.
 
Insomma una lezione, si è commentato in ambienti diplomatici, per far capire che l’UE non è solo una unione commerciale, come molti pensano qui, ma è anche e soprattutto un unione politica con le sue regole. E come ha detto un funzionare tedesco, non si può chiedere la cittadinanza di un Paese senza saperne la lingua.
 
Chiaramente le reazioni in Turchia sono state duplici. Di disapprovazione e di stampo nazionalista quella dei due partiti di opposizione, CHP e MHP, mentre Erdogan ha promesso di riprendere il cammino delle riforme verso l’integrazione.
 
A conclusione della loro visita in Turchia, Barroso ed Oli Rehn hanno visitato il Patriarcato ecumenico ad Istanbul, che rappresenta un osservatorio privilegiato di monitoraggio della UE sui diritti delle minoranze in Turchia, per discutere con il patriarca Bartolomeo. Si è confermato che persiste un certo ritardo nei vari processi. La stesso Bartolomeo la sera stessa, dopo l’incontro con Barroso, nella celebrazione dell’Akthistos, in una chiesa gremita da fedeli di tutto il mondo, ha ricordato con voce rotta dall’emozione la ricorrenza dell’impiccagione del patriarca Gregorio E, avvenuta nel 1821, da parte dell’allora sultano, che lo accusava di aver appoggiato la guerra di indipendenza greca, per ricordare che anche nel 2008 la grande chiesa di Costantinopoli vive ancora in cattività .
 
Foto: Nikos Manginas
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