21/07/2009, 00.00
IRAN
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Ahmadinejad ora vuole controllare chi usa internet

Nella lotta di potere all’interno della leadership iraniana, il presidente dà esecuzione a una legge che prescrive la conservazione di tutto ciò che viene le persone mandano o ricevono in rete. Ma Khatami chiede un referendum e Mousavi vuole la liberazione di tutti coloro che sono stati imprigionati per aver preso parte alle manifestazioni.
Beirut (AsiaNews) – Il governo iraniano tenta di mettere un freno a internet, controllandone gli utilizzatori e la Guida suprema Ali Khamenei lancia un monito contro chi collabora con i progetti dei “nemici della patria”, ma i “riformisti” rilanciano: l’ex presidente Khatami e la sua Associazione dei religiosi combattenti vogliono un referendum popolare per restituire al popolo la fiducia scossa dalle elezioni presidenziali e il leader dell’opposizione, Mir Hossein Mousavi, chiede la liberazione di coloro che sono stati arrestati. Ulteriore segno di contrasti, il vicepresidente Esfandiar Rahim Mashaie - contro la cui nomina da parte di Ahmadinejad si era espressa l’ala più dura dei conservatori - ha negato di aver dato le dimissioni, che erano state annunciate domenica.
 
“Gli scambi tra l’opposizione da una parte e il supremo leader, ayatollah Ali Khameni e i suoi supporter estremisti dall’altra – nota in proposto Arab News, quotidiano saudita e quindi particolarmente attento a quanto accade a Teheran – appaiono riscaldarsi, mostrando come il conflitto che va avanti da un mese sulle contestate elezioni presidenziali sta entrando in un nuovo livello, una lotta all’interno della stessa leadership”. “L’opposizione – aggiunge – ha trovato forza nella dimostrazione di sostegno venuta la settimana scorsa dall’ex presidente Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, una figura chiave all’interno della governante gerarchia. Lunedì Mousavi ha fatto alcuni dei suoi commenti più duri verso gli estremisti e, implicitamente, lo stesso Khamenei”.
 
Che certo non sta a guardare. Appare una mossa contro l’opposizione l’annuncio dato dalla governativa Press tv, che il presidente Ahmadinajad ha dato ordine di “dare esecuzione” alla legge recentemente approvata per combattere i cybercrimini e offrire ai navigatori “maggiore sicurezza”. Tenendo conto che nel periodo dopo le elezioni gli oppositori e i manifestanti hanno potuto scambiarsi notizie e far sapere all’estero quanto stava accadendo all’interno del Paese solo attraverso la rete, appare particolarmente significativo quanto prescrive l’articolo 24 della legge, per il quale i provider di internet debbono conservare per tre mesi “tutti i dati inviati o ricevuti da ognuno dei loro clienti”. Per il procuratore generale, Qorban-Ali Dorri-Najafabadi, citato da Al Jazeera, la legge vuole proteggere i diritti delle persone e aiutare a colpire la pornografia ed altri “contenuti vietati”.
 
Reporters sans frontieres ha commentato che il governo iraniano “consapevole della crescente influenza dei blog sta tentando di ridurre i loro spazi, filtrando e intrappolando i siti che li ospitano”,
 
In questo quadro, Khatami ha chiesto il referendum in questi termini: “dal momento che milioni di iraniani hanno perso la fiducia nel processo elettorale, l’Associazione dei religiosi combattenti insiste sull’organizzazione di un referendum… da parte di organi indipendenti”. Quest’ultima frase è un attacco a Khamenei, visto che, per la legge iraniana, il referendum può essere indetto solo dalla Guida suprema. Khatami ha aggiunto che la proposta di Rafsanjani per un accordo tra riformisti e conservatori per risolvere la crisi è “la richiesta minima per uscire dalla attuale situazione”. Da parte sua, Mousavi ieri ha domandato la “immediata liberazione” di quanti sono stati imprigionati per aver preso parte alle manifestazioni di protesta contro i risultati del voto”. (PD)
 
 
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