15/07/2015, 00.00
VIETNAM
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Al via gli esami universitari in Vietnam, i cattolici sostengono il morale degli studenti

di Nguyen Hung
Ogni anno esce dai licei del Paese circa un milione di diplomati e sono circa 100mila le lauree in Scienze sociali e naturali. Nei prossimi giorni 158mila candidati affronteranno il test d’ingresso alle facoltà. Caritas Saigon coordina l’accoglienza gratuita di migliaia di studenti poveri. Un professore lamenta l’inefficienza del sistema educativo e l’indifferenza delle istituzioni.

Ho Chi Minh City (AsiaNews) - Circa 158mila candidati affronteranno nei prossimi giorni le prove di ammissione alle facoltà universitarie di Ho Chi Minh City per frequentare il prossimo anno accademico. Diverse organizzazioni religiose, associazioni di cittadini e gruppi di giovani volontari stanno aiutando gli studenti provenienti dalle otto province del Paese. Li sostengono nella preparazione del test e forniscono alloggio e ospitalità gratuiti.

Nguyen Thanh, studentessa presso l’Università di Pedagogia della capitale, riferisce ad AsiaNews: “Sono una studentessa del primo anno. Insieme ad un gruppo di volontari sto aiutando 70 studenti arrivati in città. Sono molto felice di questo lavoro. Stiamo dando consigli, abbiamo distribuito mappe di Ho Chi Minh City, comprato i biglietti degli autobus e aiutato a trovare degli ostelli economici e sicuri. Tutto questo in modo gratuito”. Dall’inizio di luglio, l’Associazione degli studenti universitari ha aiutato 75mila ragazzi a trovare un alloggio economico e ha fornito una sistemazione gratuita ad altri 10mila.

Come già accade in Cina e in altri Paesi asiatici, dove si verificano spesso episodi di corruzione per superare l’esame, l’ingresso nelle facoltà universitarie è divenuto negli anni sempre più difficile anche in Vietnam. L’istruzione universitaria è decisiva per il futuro lavorativo dello studente (e il sostegno alla famiglia) e gli esami vengono vissuti dai candidati con apprensione e timore. Per questo oltre al sostegno materiale, Caritas Saigon e diverse parrocchie della città stanno offrendo anche un supporto morale per accrescere la fiducia negli studenti e la consapevolezza delle proprie capacità.

La Caritas sta coordinando la distribuzione di 7mila studenti in ostelli gratuiti. I volontari della parrocchia di Nam Hải (nel distretto 7) hanno aperto i locali della parrocchia e le camere dei catechisti a 295 studenti e 65 genitori provenienti dalla province più lontane. Il signor Quang, non cattolico, ha detto: “Quando io e mia figlia siamo arrivati in autobus eravamo frastornati e preoccupati. Ma non appena siamo arrivati alla parrocchia di Nam Hải, ci siamo rasserenati e siamo stati accolti in maniera amichevole”. E Thu, una fedele della diocesi di Xuân Lộc, riferisce il sollievo della famiglia “quando ha saputo che avrei trascorso nella parrocchia i giorni degli esami universitari”.

Nella parrocchia di Hàng Sanh anche suor Teresa e suor Anna stanno supportando diversi studenti (cattolici e non) dal punto di vista morale. Il signor Peter, della parrocchia di Bình An, riferisce: “Nel 2015 il Movimento Tiếp Sức Mùa Thi (Movimento a sostegno degli esami universitari) è stato chiuso. Abbiamo detto addio agli studenti. Quando ritornano alle loro case, ci sono ancora riconoscenti. Questo è un importante ponte per sostenere gli studenti a superare le ‘paure psicologiche’ degli esami in Vietnam”.

Accanto alle iniziative dei gruppi religiosi e locali, alcuni professori lamentano l’inefficienza del governo nell’offrire un’istruzione di qualità e opportunità di lavoro agli studenti laureati. Ogni anno un milione di giovani si diplomano nei licei del Paese e le università della capitale economica del Paese assegnano circa 100mila lauree in Scienze sociali e naturali. Ma in realtà, al termine dei quattro anni di studio, la maggior parte dei giovani rimane disoccupata. Ngô Bảo Châu, professore di matematica, afferma: “Il sistema educativo del Vietnam non ha il sostegno della società e delle istituzioni. Ogni anno i genitori spendono migliaia di dollari per mandare i figli all’università. Ma oggi non esiste un buon sistema scolastico”. “In precedenza - continua - il Ministero dell’istruzione aveva deciso di formare 20mila professori per migliorare l’insegnamento. Ma poi il piano non ha ottenuto i risultati sperati perché le risorse umane venivano istruite in base alle ‘visioni politiche’ dello Stato. Ma questo è un metodo obsoleto”.

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