20/03/2013, 00.00
SIRIA

Aleppo, lanciate armi chimiche sui civili

A Khan al-Assal, nella provincia di Aleppo, 25 persone sono morte asfissiate da un gas e 110 sarebbero in gravi condizioni. Regime e ribelli si lanciano accuse reciproche sul possesso e il lancio di armi chimiche. Per il segretario generale dell'Onu l'azione "è un crimine oltraggioso".

Damasco (AsiaNews/ Agenzie) - Il regime di Bashar Al-Assad e i ribelli si lanciano accuse reciproche per il lancio di armi chimiche su Khan al-Assal nella provincial di Aleppo, dove ieri un "denso fumo" ha ucciso 25 persone e ha fatto 110 feriti, la maggior parte con principi di asfissia. Bashar Jaafari, ambasciatore siriano all'Onu accusa i "gruppi terroristi" di aver sparato un razzo carico di sostanze chimiche. Ghassan Hitto, Primo ministro ad interim dell'opposizione in esilio denuncia invece le forze di Assad di aver fatto uso di agenti chimici fin dall'inizio del conflitto.  

Emersa più volte come uno dei principali rischi del conflitto, questa è la prima volta in due anni di guerra che vengono lanciate bombe o missili con testate chimiche al loro interno. Anche se al momento non vi sono ancora prove per accusare il regime o i ribelli per tali azioni, Ban Ki-moon, segretario generale dell'Onu definisce l'uso di tali armamenti "un crimine oltraggioso". Ahmed Uzumcu, direttore generale dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, afferma che "siamo profondamente preoccupati per il presunto utilizzo di armi chimiche in Siria".

Sul piano diplomatico tutti sono confusi e dipendono dalle dichiarazioni, spesso tendenziose, dell'una e dell'altra parte. Ieri il ministero degli Esteri russo ha dato credito alla versione del governo siriano,  affermando in una nota"che le armi di distruzione di massa sono caduti nelle mani dei combattenti ribelli".

Stati Uniti ed Europa criticano la posizione di Mosca e sono cauti sul lanciare accuse contro i ribelli del Free Syrian Army. Gran Bretagna e Francia che in questi giorni stanno confermando il loro sostegno armato alle milizie anti-Assad vedono il problema delle armi chimiche come una chiamata all'intervento diretto nel conflitto. Mark Lyall Grant, ambasciatore della Gran Bretagna alle Nazioni Unite afferma che "se realmente vi è stato l'utilizzo di testate chimiche occorre una risposta seria da parte della comunità internazionale".

Nel caos delle reciproche accuse fra regime siriano, ribelli e Paesi della Comunità internazionale, resta sconosciuta l'ubicazione degli arsenali chimici e soprattutto la loro entità. Secondo un rapporto del servizio di ricerca del Congresso degli Stati Uniti il regime di Assad avrebbe accumulato in questi decenni scorte di agenti nervini come il gas Sarin, il VX e l'iprite.

 

 

 

 

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