16/03/2007, 00.00
CINA
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Alla fine dell’Anp, Wen Jiabao tranquillizza, ma i problemi restano

di Bernardo Cervellera
A conclusione dell’Assemblea nazionale del popolo, il premier ha incontrato i giornalisti rassicurando su sviluppo, scuole, sanità, spese militari. Votata - come prevista – la legge sulla proprietà privata. Ma non mancano le voci di critica: la Cina è agli ultimi posti al mondo per spese sanitarie ed educative.

Roma (AsiaNews) – La X sessione dell’Assemblea nazionale del popolo (Anp), il parlamento cinese, si è conclusa oggi fra grandi applausi ed enormi promesse per tenere il passo con le aperture economiche, ma rimanendo sempre all’interno di un sistema politico comunista. Il premier Wen Jiabao, incontrando per la conferenza stampa finale gli oltre 700 giornalisti accreditati per seguire l’evento, durato quasi due settimane, ha usato toni tranquillizzanti sull’economia, la politica, i rapporti con l’estero, le spese militari. Ma qua e là vi sono dichiarazioni impazienti su promesse non mantenute, soprattutto sugli investimenti riguardo l’educazione e la sanità, che penalizzano ancora una volta i contadini, cioè la maggioranza della popolazione cinese.

 

Proprietà privata e tasse

Come era da prevedere, l’Anp ha votato a larghissima maggioranza (il 93 %) la legge sulla proprietà, che garantisce uguale difesa per la proprietà pubblica e privata. Tale legge, preparata da oltre 13 anni, è passata con 2799 voti a favore; 52 contro; 32 astenuti; uno che non ha votato. La legge entra in vigore col 1° ottobre e si pensa potrà essere un baluardo contro espropri, requisizioni e manipolazioni di terre e case che in questi anni hanno prodotto decine di migliaia di rivolte sociali.

Alcuni parlamentari hanno accusato il governo di “voler svendere” il Paese al capitalismo. Ma gli estensori della legge e lo stesso vice-presidente dell’Anp Wang Zhaguo l’ha difesa come l’unico modo per progredire nella “economia socialista”.

Anche la legge su un’unica tassa per le imprese locali ed estere, è stata votata a larghissima maggioranza (il 94% a favore), mettendo fine a un trattamento privilegiato per le imprese straniere, come richiesto dal Wto (Organizzazione mondiale del commercio) e fissando per tutti le tasse al 25% .

 

Gocce di aiuto per scuole e sanità

L’Anp ha appoggiato col 99,1% dei voti a favore la relazione di lavoro del governo, che prevede un freno all’8% della crescita economica e una maggiore attenzione all’ambiente e alle sacche di povertà.

Presentando la sua relazione all’inizio dell’Anp, il premier Wen Jiabao aveva sottolineato che il Paese “deve evitare di cercare solo una crescita sempre più veloce e una competizione per una maggior crescita”. Per sanare la povertà nele campagne e l’abbandono delle scuole a causa dei costi, l’Anp ha approvato la proposta del governo della spesa per la sanità a 31 miliardi di yuan (3,1 miliardi di euro) e quella per l’educazione a 85,8 miliardi di yuan (circa 8,6 miliardi di euro).

Le misure approvate rappresentano un enorme incremento della spesa rispetto al passato (più 86,8 % per la sanità; più 41,7% per l’educazione), ma esse sono una goccia nell’oceano, se paragonato alla popolazione che si intende aiutare. Finora la spesa pubblica è sempre andata all’80% alla popolazione cittadina; il 20% alle campagne. Se tutti gli stanziamenti di quest’anno vanno ai contadini, il governo spenderebbe a persona circa 5 euro all’anno per la sanità e 14 euro all’anno per l’educazione.

Ba Denian, ex presidente dell’Accademia Cinese delle scienze mediche ha fatto notare che la spesa pubblica per la sanità in Cina non supera il 2,7% del prodotto interno lordo, piazzando il Paese al 144mo posto nella lista delle nazioni. Pur essendo la quarta economia al mondo essa è al quartultimo posto nella scala mondiale, dietro ai Paesi più poveri del mondo. Anche nella spesa per l’educazione, la Cina non supera ancora nemmeno il 3% del prodotto interno lordo. Eppure è dal ’93 che il governo ha promesso di raggiungere il 4%.

 

Disuguaglianze e democrazia

Il fatto è ancora più stridente se si considera che quest’anno l’Anp ha accettato l’incremento del 17,8% delle spese militari, giungendo fino  a 351miliardi di yuan (circa 35 miliardi di euro).

Wen ha tranquillizzato i giornalisti dicendo che l’aumento delle spese militari non significa che la Cina stia diventando una “minaccia nella regione”. “Le nostre spese militari – ha aggiunto – sono basse… Perfino alcuni paesi in via di sviluppo ci superano in questo”.

Wen ha anche confermato il progetto del governo di far nascere una compagnia indipendente dagli uffici del governo per studiare il modo in cui utilizzare l’enorme surplus di monete estere accumulato dalla Cina negli ultimi anni, che si aggirano sui mille miliardi di dollari.

Egli ha invece sottolineato che il suo “maggiore mal di testa” gli viene dallo sviluppo squilibrato, dalle differenze fra città e campagne e fra le ricche regioni costiere e quelle povere dell’interno.

Durante l’Anp, alcuni delegati del Jiangsu hanno però mostrato che la politica del governo tende ad acuire tali differenze: mentre si accettano incrementi nei prezzi di fertilizzanti e pesticidi, si tende a bloccare ogni incremento dei prezzi dei raccolti, andando ad aumentare la povertà dei contadini.

Ad ogni modo, Wen Jiabao, ha promesso che “la promozione della giustizia e dell’equità” sarà la preoccupazione somma del suo governo nella costruzione del “sistema socialista”. Sulle possibilità di una transizione verso la democrazia egli ha precisato che la Cina “manca di esperienza” in questo campo, ma che nonostante ciò “vuole imparare da altri Paesi” nel costruire una “democrazia in stile cinese”.

Le conclusioni dell’Anp sembrano confermare quanto AsiaNews ha detto giorni fa (cfr  Anp: i dubbi sulle belle promesse di Wen Jiabao, 7/3/2007) sull’efficacia delle misure prese dalla leadership per costruire una reale società armoniosa. L’articolo di AsiaNews è stato criticato con forza dalla China Review News (www.chinareviewnews.com ) ,  attribuendo la causa delle lentezza con cui le “promesse” vengono mantenute alle “difficoltà” e alla “grandezza” del Paese.

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