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  • » 26/05/2011, 00.00

    INDIA

    Almeno 2mila dalit si convertono al buddismo, per sfuggire all’emarginazione

    Nirmala Carvalho

    Secondo lo Scheduled Castes Order, solo i dalit indù e buddisti godono dei diritti previsti per il loro status. Cristiani e musulmani perdono ogni diritto, tra cui quello sulla rappresentanza politica. Ma anche all’interno del cristianesimo, i non dalit allontanano i loro fratelli fuoricasta.
    Udupi (AsiaNews) – Con una cerimonia di Stato (Dhamma Dheekshe) almeno 2mila dalit si sono convertiti al buddismo in Karnataka, il 24 maggio scorso. I monaci Manorakhit Bhanteji, Lobsana e Tenguru hanno officiato la funzione, organizzata dal Karnataka Baudha Maha Sabha e dal Karnataka Dalit Sangharsha Samiti (Ambedkar Vada). Il “Dhamma Dheekshe” faceva parte delle celebrazioni per il “Vesak”, il 2.600mo anniversario dell’illuminazione di Buddha.

    In India i dalit sono fuori casta, “intoccabili”, ma dal 1950 secondo il paragrafo n.3 del Constitution (Scheduled Castes) Order solo indù e buddisti godono dello status e dei diritti previsti per i dalit. Al contrario, i dalit convertiti al cristianesimo o all’islam perdono ogni diritto, tra cui quello alla rappresentanza politica. Per questo, la maggior parte dei dalit sceglie di convertirsi al buddismo.

    Tuttavia, secondo Sri Vishweshateertha Swamiji, bramino buddista a capo del monastero di Pejavar, questa conversione “non darà alcun vantaggio ai fuoricasta”. Il monaco spiega: “Ad esclusione dei dalit, i buddisti in India sono pochi. La questione dell’intoccabilità è indipendente dalla religione”.

    L’attivista indiano Vincent Manoharan, presidente della National Federation of Dalits Land Rights Movement (Nfdlrm) non è d’accordo con Swamiji: “Il buddismo e altre religioni non santificano il sistema delle caste, come accade nell’induismo. Per i dalit, questo è sufficiente per lasciare l’induismo”.

    La Nfdlrm si batte da anni per abolire almeno il paragrafo dello Scheduled Castes Order contro i dalit cristiani e musulmani. Manoharan spiega: “Tutti i dalit sono discriminati, come sancito dalla legge del 1950. Ma i fuoricasta cristiani vengono emarginati anche dai cristiani non dalit, che li allontanano per una questione sociale”. E conclude: “I dalit sono segregati, allontanati, umiliati e perseguitati in ogni aspetto della loro vita: sociale, economico, politico e religioso. Finché esisterà questa legge, i fuoricasta cristiani subiranno una tripla discriminazione: da cristiani di altre caste, da non dalit di altre religioni e dal governo”.
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