22/11/2013, 00.00
CINA
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Altro che riforme, il Plenum è servito a consolidare il potere di Xi Jinping

di Willy Lam
Il "balletto" sul ruolo dei privati nel mercato economico ha evidenziato uno scontro fra il premier Li Keqiang e il presidente. Che si è nominato a capo delle due nuove Commissioni (di cui una troppo simile al Kgb) e ha lasciato poco spazio per il resto. Ora Xi deve decidere se diventare un riformista o il nuovo Pol Pot. Un'analisi del grande esperto di Cina, per gentile concessione della Jamestown Foundation. Traduzione a cura di AsiaNews.

Pechino (AsiaNews) - Mentre era atteso che la terza sessione plenaria della 18ma Commissione centrale del Partito comunista cinese alzasse il velo su nuove e importanti iniziative nel campo della liberalizzazione economica, quello che ha colpito di più gli osservatori cinesi e stranieri è stato il peso che la leadership ha posto sul rafforzamento della sicurezza statale, in modo particolare attraverso la centralizzazione dei poteri al massimo vertice dell'apparato Stato-Partito. Il Plenum ha creato una Commissione per la sicurezza nazionale (Csn) per coordinare meglio il lavoro dei dipartimenti che gestiscono compiti che vanno dal lavoro di polizia e controspionaggio fino ai media e agli affari esteri. Dato che, oltre alla Csn, il presidente Xi guiderà con ogni probabilità anche il nuovo Gruppo di gestione per la piena comprensione delle riforme, i già formidabili poteri in capo al Segretario generale del Partito e Comandante in capo delle Forze armate aumenteranno ancora.

Un paragrafo nel comunicato del Plenum, che è stato pubblicato il 12 novembre, dice che la Csn viene creata per "perfezionare la struttura della sicurezza dello Stato e le strategie di sicurezza nazionale, in modo da salvaguardare meglio la sicurezza del Paese". "Dobbiamo rafforzare i mezzi di governo sociale, stimolare l'energia delle organizzazioni sociali e portare un'innovazione dei sistemi che prevenga con efficacia e ponga un termine alle contraddizioni sociali, migliorando la sicurezza pubblica" [v. Xinhua e People's Daily, 12 novembre]. Anche se i media ufficiali danno una descrizione scarsa della Csn, si pensa che essa sarà un organismo di Stato il cui status sia di pari grado rispetto alle commissioni e ai gruppi direttivi - come la Commissione militare centrale e il Gruppo di comando per gli Affari esteri, entrambe guidate da Xi - e che riferisca direttamente alla Commissione permanente del Politburo (Cpp), il Consiglio direttivo più potente della Cina. Spiegando la "Risoluzione su alcuni questioni principali che riguardano la piena comprensione delle riforme" (da qui in avanti "la Risoluzione", il cui testo completo è stato pubblicato il 15 novembre), Xi sottolinea: "Le maggiori responsabilità della Csn riguardano la formulazione e la messa in pratica di strategie per la sicurezza nazionale, la spinta verso una costruzione legale della sicurezza statale e la formulazione degli obiettivi e delle politiche del lavoro che riguarda la sicurezza nazionale". Parlando della connessione fra minacce interne ed esterne, Xi ha aggiunto: "La nostra nazione affronta una doppia pressione nel campo della protezione della sovranità nazionale: la sicurezza e gli interessi tesi a sventare le minacce esterne e la salvaguardia della sicurezza politica e della stabilità sociale interna" [v. Xinhua e China News Service, 15 novembre].

Anche se il nome della Csn in cinese ricorda quello del Consiglio per la sicurezza nazionale americano, si pensa che essa sarà concentrata in maniera principale sulla sicurezza interna. Questo include anche rispondere alle minacce poste da "forze ostili anti-cinesi che vengono dall'estero". Fra i maggiori organi del Partito ci sono già due unità - la Lgfa e il Gruppo di comando sulla sicurezza nazionale - che svolgono ruoli simili a quelli della NSA statunitense. Alcuni articoli apparsi sui media cinesi non ufficiali e sulla stampa di Hong Kong hanno pubblicato diverse liste di ministeri e di unità di livello ministeriale che manderanno i propri funzionari al nuovo organismo. Ogni lista è leggermente diversa dalle altre, ma tutte includono i seguenti dicasteri: l'Esercito di liberazione popolare, la Polizia armata del popolo, il ministero degli Affari esteri, il ministero della Difesa, il ministero della Pubblica sicurezza, il ministero della Sicurezza di Stato, il ministero del Commercio, il Dipartimento per la propaganda e il Dipartimento per i rapporti internazionali. La Csn sarà guidata dal presidente Xi. I due vice presidenti dovrebbero essere i membri del Politburo Meng Jianzhu, che al momento ha la responsabilità della Commissione centrale politico-legale (l'organismo per l'applicazione della legge nel Paese), e Wang Hunin, direttore dell'Ufficio centrale per la ricerca politica e primo consigliere diplomatico del presidente. Per il ruolo di segretario generale sono in corsa sia il segretario generale della Commissione centrale politico-legale Wang Yongqing che il vice ministro della Pubblica sicurezza Fu Zhenghua, considerato un "protetto" di Xi. La lista dei componenti della Csn e i suoi principali dirigenti, tuttavia, devono ancora essere resi noti dalle autorità [v. China Review News e Ming Pao, 14 novembre; Apple Daily, 13 novembre].

Il portavoce del ministero degli Esteri Qin Gang ha collegato la Csn alla campagna che la Cina ha lanciato contro i "Tre Mali", aggiungendo che la Commissione "renderà molto nervosi i terroristi, i separatisti e gli estremisti religiosi". I "Tre Mali" sono un incrocio di preoccupazioni, estere e interne, relative alla sicurezza e sono di solito descritti come "una fonte di instabilità domestica" causata dall'unione fra altre nazioni e gruppi non statali. Secondo Li Wei, capo del Centro ricerca anti-terrorismo dell'Istituto cinese per le relazioni internazionali contemporanee, la Csn è "orientata verso la gestione del crescente numero di gravi incidenti e contrattempi che infrangono la sicurezza e gli interessi del nostro Paese". Li ha aggiunto che le preoccupazioni della Csn includono la sicurezza economica e finanziaria, la salvaguardia dell'ambiente, il terrorismo e la pirateria [v. People's Daily, 14 novembre; China Reviews News, 13 novembre]. Data l'antica convinzione del Partito secondo il quale la maggior parte degli agenti destabilizzatori della Cina è sostenuta da nazioni straniere ostili - che vorrebbero sovvertire il sistema socialista attraverso meccanismi come "rivoluzioni colorate" o "evoluzioni pacifiche" - l'ordine interno può essere salvaguardato soltanto attraverso l'uso degli organismi di intelligence sia governativi che militari. Come ha sottolineato il Global Times "la trasformazione sociale ha prodotto una serie estesa di contraddizioni nel Paese. Le forze straniere sono ancora più impegnate a sfidare la Cina sfruttando i nostri problemi interni, e hanno ancora più numerose leve disposte a questo compito". Il giornale cita come esempio il crescente numero di incidenti che coinvolgono le minoranze etniche, numero "che sta peggiorando a causa dei cambiamenti radicali avvenuti nell'ambiente esterno alla Cina" [v. Global Times e Sina.com, 13 novembre]. Considerata la crescente consapevolezza di quello che il Global Times definisce il "mega concetto di sicurezza", l'attuale organo dirigente per il mantenimento della sicurezza - la Commissione centrale politico-legale, che ha la responsabilità di polizia, ufficio del procuratore e tribunali - non ha abbastanza risorse per coprire tutti gli aspetti della sicurezza nazionale. Inoltre, la reputazione della Commissione è stata colpita da un grave scandalo: Zhou Yongkang, ex membro della Commissione centrale permanente del Politburo e capo della Commissione politico-legale dal 2007 al 2012, potrebbe essere finito sotto inchiesta per corruzione [v. South China Morning Post, 22 ottobre; BBC Chinese service, 21 ottobre]. In ogni caso, i media cinesi devono ancora dare i dettagli sul rapporto fra la Csn e la Commissione centrale politico-legale.

Un buon numero di intellettuali liberali è allarmato dall'apparente somiglianza fra la Csn e le potentissime unità di sicurezza interna dell'ex Unione Sovietica. Secondo l'economista Xia Yeliang, ex professore all'Università di Pechino e famoso intellettuale pubblico, "le autorità sono davvero molto preoccupate dalla stabilità, nonostante gli apparenti risultati nel campo dello sviluppo economico". Ai media di Hong Kong ha detto: "La Csn farà un uso migliore dei militari, dei para-militari della Pap, delle spie e persino degli agenti anti-corruzione per promuovere la sicurezza interna. Ci sono dei parallelismi fra questa Commissione e il KGB di epoca sovietica". Hu Jia, dissidente noto a livello internazionale, nota come la Csn sia "una versione molto rafforzata della Commissione centrale politico-legale". "Lo spirito del KGB - ha aggiunto - è vivo e sta bene in Cina". L'avvocato per i diritti umani di Pechino Liu Xiaoyuan pone questa domanda retorica: "Il Partito ha creato la Csn per migliorare la sicurezza dello Stato. Noi possiamo creare una Commissione per la sicurezza del popolo per salvaguardarne la sicurezza?" [v. Thehousenews.com e Voa Chinese Service, 13 novembre].

Conoscendo le preoccupazioni che il presidente Xi nutre riguardo la stabilità - e il mantenimento di una leadership forte - forse non sorprenderà il fatto che mentre il comunicato del Plenum dice che le forze di mercato giocheranno un "ruolo decisivo" nelle allocazioni di risorse, ai membri del Partito e alla comunità economica viene chiesto di "consolidare senza scossoni e sviluppare il sistema di proprietà pubblica, sostenendo il suo status dominante, e rafforzare in maniera incessante la vitalità e l'influenza dell'economia di proprietà statale" [v. Hong Kong Economic Journal, 14 novembre; South China Morning Post, 13 novembre]. La Risoluzione, tuttavia, fa delle aperture all'ipotesi di allargare in maniera graduale l'ingresso dell'industria privata nel settore finanziario, e a quella di permettere ai contadini di monetizzare i propri lotti di terreno attraverso nuovi strumenti che prevedano l'uso "collaterale" della terra. La Risoluzione dice anche che la costruzione di Zone di libero commercio - come quella lanciata da poco a Pudong, Shanghai - "sarà velocizzata". Come era atteso, anche la politica del figlio unico è stata in parte liberalizzata. Una coppia potrà avere due figli se uno dei due genitori è figlio unico [v. Xinhua e Cctv News, 15 novembre].

Discutendo nel corso del Plenum, il premier Li Keqiang - che nella Commissione permanente del Politburo ha l'incarico di responsabile dell'economia - ha reiterato la posizione secondo la quale "quando possibile, il governo deve permettere al mercato di fare il proprio lavoro". Il comunicato e la Risoluzione, tuttavia, hanno enfatizzato il "modello del massimo livello": significa che la leadership del Partito e statale deve controllare con fermezza ogni forma di trasformazione economica e sociale, in modo che risponda ai criteri di Pechino di "bilanciare riforme, sviluppo e stabilità". Come dice la Risoluzione, le autorità devono "aumentare al massimo grado i fattori armoniosi della società" e "alzare il livello della governabilità sociale, in modo da salvaguardare la sicurezza dello Stato e l'ordine sociale". "Dobbiamo spingere verso la modernizzazione delle istituzioni che si occupano di governance sociale" [v. Xinhua, 15 novembre; China News Service, 13 novembre].

Per assicurare il successo delle riforme, il Plenum ha anche deciso di creare un Gruppo di gestione per la piena comprensione delle riforme. Il Wen Wei Po, un giornale di Hong Kong controllato da Pechino, e la Phoenix TV, che ha stretti legami con la Cina, hanno riportato che il presidente Xi sarà "molto probabilmente" il capo di questo Gruppo, che supervisionerà le politiche riguardo le riforme economiche, politiche, culturali, sociali, ambientali e partitiche [Wen Wei Po, 14 novembre; Phoenix TV, 15 novembre]. Che il premier Li non sarà a capo del Gruppo è confermato anche dalle descrizioni del Plenum. È stato Xi e non Li a essere nominato come capo del team incaricato di abbozzare la Risoluzione, mentre i due sotto-capi erano il membro della Commissione permanente del Politburo incaricato dell'ideologia, Liu Yunshan, e Zhang Gaoli, anche lui membro della Commissione è vice premier esecutivo. Anche se gli esatti compiti di questo importante Gruppo devono ancora essere delineati, la creazione di un altro organo non rischia di esacerbare la natura burocratica del processo decisionale cinese? Dopo tutto, uno dei primi impegni del premier Li subito dopo aver preso il potere è stato quello di razionalizzare il Consiglio di Stato. Inoltre, la Commissione per lo sviluppo nazionale e le riforme - un "super-ministero" che spesso è stato definito come un "mini Consiglio di Stato" - ha avuto per tutto il decennio scorso la responsabilità di disegnare e metter in pratica diversi tipi di riforme [Ta Kung Pao, 6 novembre; China News Service, 2 settembre].

È quindi probabile che sarà il presidente Xi e non il premier a prendere la guida di questo Gruppo. Ora la questione è capire se non sia troppo il potere di cui è rivestito il leader supremo (e se non sia emersa una qualche forma di scontro per il potere fra Xi e Li). Ci sono anche diversi dubbi sull'insistere di Xi sulla leadership del Partito nel campo delle politiche economiche, che sembra in contrasto con la posizione di privilegio che Li sembra aver assegnato alle forze di mercato. Il comunicato del Plenum e la Risoluzione mettono molta enfasi sul fatto che "una riforma ben strutturata e profonda richiede il rafforzamento della leadership del Partito, e ha bisogno che il nucleo centrale della leadership sovrintenda all'intera situazione, mentre coordina i bisogni dei diversi settori". I documenti chiedono inoltre alle "commissioni di Partito di ogni livello di compiere con onestà i propri compiti, sostenendo la leadership durante le riforme".

Secondo Chen Ziming, famoso teorico delle riforme, il tanto atteso terzo Plenum si è rivelato alla fine più una questione di potere che di riforme: "Divenendo capo anche delle due nuove Commissioni create al Plenum, Xi Jinping ha rinforzato di molto la sua presa sul potere. Non sappiamo ancora abbastanza di lui per dire cosa stia per fare. Può seguire la strada di Chiang Ching-chuo [ex presidente riformista di Taiwan, figlio di Chiang Kai-shek, che ha abolito la dittatura militare instaurata dal padre ndt] oppure può divenire un altro Pol Pot [dittatore della Cambogia]" [v. Ming Pao, 14 novembre; Ming Jing News, 12 novembre]. La tortuosa storia delle riforme in Cina sembra dimostrare che il quasi-superpotere deve ancora sottoporsi a test più severi prima che possa trovare una formula in grado di soddisfare sia il bisogno di controllo dei governanti che il desiderio del popolo di liberare la propria forza produttiva.

 

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