12/03/2026, 13.22
LANTERNE ROSSE
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Che cosa dice la nuova legge sulle etnie in Cina voluta da Xi Jinping

Approvata oggi dall'Assemblea Nazionale del Popolo eleva al rango di norma il pensiero del presidente sulla "sinicizzazione" dei 56 gruppi ufficialmente riconosciuti. L'identità Han definita come il "tronco", le altre culture paragonate a "rami o foglie". Lezioni in putonghua, il cinese standard, fin dall'età prescolare. I timori di tibetani, uiguri e mongoli che temodo di vedere ulteriormente repressa la propria identità.

Milano (AsiaNews/Agenzie) – Nella giornata conclusiva delle “Due sessioni” a Pechino l’Assemblea Nazionale del Popolo - l’organismo legislativo del sistema politico cinese – ha approvato la “Legge per la promozione dell’unità e del progresso etnico”, un provvedimento fortissimamente voluto dal presidente Xi Jinping che mira a trasformare in norma giuridica l’idea della “sinicizzazione” delle minoranze etniche cinesi.

Sulla carta, questa legge afferma di mirare a favorire l’integrazione tra i 56 gruppi etnici ufficialmente riconosciuti, dominati dall’etnia Han, attraverso politiche legate all’istruzione e all’edilizia abitativa. Secondo molti critici, tuttavia, la normativa rischia di allontanare le persone dalla propria lingua e cultura. Ad esempio il provvedimento stabilisce che tutti i bambini debbano essere istruiti in mandarino prima dell’asilo e fino alla fine delle scuole superiori. In precedenza, gli studenti potevano seguire gran parte del programma scolastico nella propria lingua madre, come il tibetano, l’uiguro o il mongolo.

Gli Han rappresentano oltre il 90% dei circa 1,4 miliardi di abitanti della Cina. Pechino è da tempo accusata di limitare i diritti delle minoranze etniche in regioni come Tibet, Xinjiang e Mongolia Interna, imponendo l’assimilazione con la forza.

La visione di Xi sull’argomento si articola in dodici principi fondamentali, noti come i “Dodici doveri”. Tra questi spiccano la necessità di costruire un forte senso di comunità nazionale, definita con l’espressione chiave Zhonghua minzu (中华民族), la promozione di una “casa spirituale condivisa” e l’incoraggiamento di maggiori interazioni e integrazione tra i diversi gruppi etnici. La dottrina interpreta le questioni etniche ponendo un forte accento sulla sicurezza nazionale, sottolineando il dovere di tutti i gruppi di proteggere l’unità dello Stato e la stabilità sociale.

Un altro elemento centrale è il concetto delle “quattro relazioni”, che descrivono il rapporto tra la cultura dominante han e le culture delle minoranze. Secondo questa visione, la cultura cinese centrale rappresenta il “tronco” dell’albero, mentre le culture etniche sono paragonate a “rami e foglie”. Solo con radici profonde e un tronco forte - ha dichiarato Xi in un importante discorso del 2021 su questo tema - i rami possono prosperare.

La nuova legge è concepita come una normativa fondamentale nel campo delle politiche etniche. Come spesso accade con leggi di questo tipo in Cina, il testo non stabilisce regole dettagliate o sanzioni precise, ma contiene soprattutto dichiarazioni di principio e linee guida politiche rivolte a un’ampia gamma di attori statali e sociali. Tuttavia il suo significato non è solo simbolico: inserendo la dottrina di Xi nel sistema giuridico, la legge le conferirà una base legale più solida e potrà giustificare future politiche governative in materia.

Il testo include un lungo preambolo narrativo di oltre 800 caratteri, una struttura presente solo in pochissime leggi cinesi, come quelle relative all’autonomia etnica regionale e agli statuti speciali di Hong Kong e Macao. Questo preambolo propone una narrazione storica secondo cui i diversi gruppi etnici della Cina, attraverso oltre cinquemila anni di storia condivisa, hanno costruito uno Stato multietnico unificato. Secondo questa visione, nonostante le aggressioni straniere a partire dal XIX secolo, queste comunità sarebbero riuscite a preservare una civiltà comune. Il testo attribuisce dunque al Partito Comunista il merito di aver guidato tutti i gruppi etnici verso l’indipendenza e l’uguaglianza, sviluppando un modello “con caratteristiche cinesi” per affrontare le questioni etniche.

Uno dei concetti più ricorrenti nella legge è quello di “coscienza della comunità della nazione cinese”, che compare decine di volte nel testo e viene definito come il fondamento dell’unità etnica. Il documento invita tutte le istituzioni pubbliche e private, nonché i cittadini, a contribuire alla costruzione di questa identità nazionale condivisa.

Diversi capitoli delineano le modalità con cui il governo intende raggiungere questi obiettivi. Un primo ambito riguarda l’educazione e la cultura. La legge promuove l’identificazione dei cittadini con la patria, la nazione cinese, la cultura tradizionale e il Partito Comunista attraverso programmi di educazione patriottica, la diffusione della cultura nazionale e la promozione dei simboli culturali cinesi.

Grande attenzione è dedicata anche alla lingua. Il testo rafforza l’uso del putonghua, il cinese standard, stabilendo ad esempio che i bambini in età prescolare debbano acquisirne la padronanza e che, negli spazi pubblici, i caratteri cinesi debbano avere maggiore visibilità rispetto alle scritture delle minoranze quando entrambe sono presenti.

Un altro obiettivo della legge è favorire una maggiore integrazione sociale e territoriale tra gruppi etnici. I governi locali vengono incoraggiati a creare comunità “interconnesse”, dove persone di diverse etnie possano vivere, studiare e lavorare insieme. Sono previste inoltre politiche per facilitare la mobilità della popolazione, gli scambi educativi e la cooperazione tra regioni.

La legge affronta anche lo sviluppo economico delle regioni etniche e di confine, collegandolo a obiettivi strategici nazionali come la sicurezza delle frontiere, delle risorse energetiche e dell’approvvigionamento alimentare. Allo stesso tempo - in un’altra sezione molto esposta ad essere utilizzata per abusi di potere nei confronti delle minoranze - promuove la trasformazione di alcune tradizioni considerate “obsolete”, con l’intento di favorire una “cultura civica più moderna”.

Quanto ai meccanismi di applicazione, i cittadini stessi vengono invitati a segnalare comportamenti che minacciano l’unità etnica e le autorità potranno intervenire per fermare la diffusione di contenuti online ritenuti discriminatori o divisivi. Tuttavia la legge non introduce nuove pene specifiche: eventuali sanzioni verranno applicate secondo altre norme già esistenti.

Infine - in un altro passaggio estremamente delicato - la legge afferma la giurisdizione di Pechino anche su organizzazioni o individui stranieri che “compiano atti diretti contro la Repubblica Popolare Cinese che minano l’unità e il progresso etnico o provocano divisioni etniche”.

 

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