11/03/2026, 13.13
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La corsa agli armamenti in Asia: India, Pakistan e Golfo trainano il mercato

Secondo l’ultimo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute, tra il 2021 e il 2025 i trasferimenti internazionali di armi sono aumentati del 9,2%. Escludendo la guerra in Ucraina, l’Asia si conferma al centro della domanda globale, spinta dalla rivalità tra India e Pakistan e dalle tensioni con la Cina. Tra i primi in classifica ci sono anche Arabia Saudita, Qatar e Kuwait.

Milano (AsiaNews) – Se si esclude l’Ucraina, oggi il centro della domanda globale di armi si trova in Asia. A dirlo è il nuovo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) che ha analizzato i trasferimenti internazionali di armamenti nel periodo 2021-2025.

Secondo lo studio, il volume globale dei trasferimenti di armi tra Stati è aumentato del 9,2% rispetto al quinquennio precedente, registrando la crescita più significativa dal periodo 2011-2015. I principali destinatari di armamenti sono Ucraina, India, Arabia Saudita, Qatar e Pakistan, che insieme ricevono circa il 35% delle importazioni globali.

Se il primo posto dell’Ucraina è direttamente legato alla guerra con la Russia, il resto della classifica evidenzia la centralità dell’Asia e del Medio Oriente nella corsa agli armamenti. Nel periodo 2021-2025 gli Stati dell’Asia hanno rappresentato il 31% delle importazioni globali di armi, secondi solo agli Stati europei.

Tra i dieci maggiori importatori mondiali figurano quattro Paesi asiatici: India, Pakistan, Giappone e Australia. La domanda militare nella regione è alimentata dalla competizione tra India e Pakistan, dalle tensioni tra India e Cina e dal confronto tra Pechino e gli altri Paesi dell’Asia orientale.

L’India è stata il secondo maggiore importatore mondiale di armi pesanti nel periodo 2021-2025, con una quota dell’8,2% delle importazioni globali. Le acquisizioni militari di Delhi sono conseguenza delle tensioni con Pakistan e Cina, rivalità che negli ultimi decenni hanno portato a scontri armati, l’ultimo a maggio dello scorso anno. 

Nonostante ciò, rispetto al quinquennio precedente, quello dal 2016 al 2020, le importazioni indiane sono diminuite del 4%, a causa della crescente capacità dell’India di progettare e produrre sistemi d’arma a livello nazionale, anche se spesso si registrano ritardi significativi, costringendo l’India a continuare a dipendere da fornitori stranieri. 

Nel periodo 2021-2025 la Russia è rimasta il principale esportatore con il 40% delle forniture, seguita da Francia con il 29% e Israele con il 15%. Tuttavia Delhi ha ridotto drasticamente la propria dipendenza da Mosca: passando dal 70% nel periodo 2011-2015 al 51% nel 2016-2020, fino a arrivare al 40% in anni recenti. In base agli ordini non ancora evasi, prossimamente dovrebbero arrivare in India 140 aerei da combattimento francese e sei sottomarini tedeschi.

Il Pakistan è stato invece il quinto maggiore importatore di armi al mondo, avendo ricevuto il 4,2% delle importazioni globali, scalando cinque posti nella classifica mondiale del commercio d’armi. Tra il periodo 2016-2020 e 2021-2025 le importazioni pakistane sono aumentate del 66% e circa l’80% degli armamenti proviene dalla Cina. 

Il SIPRI sottolinea quindi che la rivalità tra India e Pakistan - due Paesi che possiedono anche l’arma nucleare - resta il principale fattore della militarizzazione dell’Asia meridionale. 

In altre parti dell’Asia l’andamento delle importazioni varia molto da un’area all’altra. Nel complesso tra il 2016-2020 e il 2021-2025 le importazioni di armi sono diminuite negli Stati dell’Asia orientale del 31%, in Oceania del 28% e nel sud-est asiatico del 30%, dati che non indicano un progressivo disarmo ma una crescente capacità di alcuni Paesi di sviluppare e produrre in autonomia sistemi d’arma pesanti, in particolare nel caso della Corea del Sud e della Cina, per la prima volta fuori dalla lista di primi dieci Paesi importatori dal 1991-1995. Rispetto a cinque anni fa, le importazioni sono scese del 72%.

Il Giappone rappresenta invece un’eccezione significativa: le importazioni sono aumentate del 76%, facendo scalare il Paese del Sol Levante dall’undicesimo al sesto posto in dieci anni nella classifica dei maggiori importatori. Tra gli altri attori regionali, le importazioni di armi di Taiwan sono aumentate del 54%, anche se il Paese rappresenta ancora una quota limitata del mercato globale, pari allo 0,8% delle importazioni mondiali.

Nel sud-est asiatico l’Indonesia è stata il principale destinatario di armi pesanti, con l’1,5% delle importazioni globali, seguita da Filippine, Singapore e Thailandia. Anche i conflitti regionali continuano a influenzare la domanda di armamenti: durante i recenti scontri armati tra Cambogia e Thailandia, entrambe le nazioni hanno utilizzato armi importate. Phnom Penh ha impiegato lanciarazzi multipli provenienti dalla Cina, mentre Bangkok ha utilizzato aerei da combattimento acquistati da Svezia e Stati Uniti, e provvisti di bombe guidate di produzione sudcoreana.

Seppur con dinamiche differenti, il Medio Oriente rappresenta uno dei principali poli della domanda globale di armamenti. Anche se tra il periodo 2016-2020 e il 2021-2025 le importazioni nella regione sono diminuite del 13%, tre Paesi mediorientali figurano tra i primi dieci importatori mondiali: Arabia Saudita (terzo posto), Qatar (quarto) e Kuwait (nono). 

L’Arabia Saudita rimane uno dei maggiori acquirenti di armamenti al mondo con il 6,8% delle importazioni globali, anche se tra il 2016-2020 e il 2021-2025 i suoi acquisti sono diminuiti del 31%. Al contrario, il Qatar ha registrato un forte aumento delle importazioni (+106%), mentre il Kuwait è salito dal 47° al nono posto nella classifica mondiale con un incremento superiore all’800%. Oltre la metà delle armi importate dai Paesi della regione proviene dagli Stati Uniti, che rappresentano il 54% delle forniture, seguiti da Italia (12%), Francia (11%) e Germania (7,3%).

Sono i conflitti regionali, come sta dimostrando la guerra lanciata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran, a influenzare la domanda. Negli ultimi cinque anni Tel Aviv ha impiegato soprattutto armamenti importati, mentre Teheran ha fatto ricorso a missili di produzione nazionale. Secondo il SIPRI, tra il 2021 e il 2025 le importazioni israeliane sono aumentate del 12%, rendendo il Paese il quattordicesimo maggiore importatore mondiale. Il principale fornitore resta Washington, che copre il 68% delle forniture, seguito da Berlino con il 31%.

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