07/01/2008, 00.00
MORATORIA ABORTO - INDIA
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Anche l’India sostiene la moratoria contro l’aborto

di Card. Oswald Gracias
La moratoria mondiale sull’aborto, dopo quella sulla esecuzione capitale, interessa anche il mondo asiatico, dove entrambe le morti sono spesso attuate con violenza da vari Stati. In questi giorni AsiaNews darà resoconto su interventi e prese di posizione provenienti dall’Asia. Quest’oggi cominciamo da una dichiarazione del card. Oswald Gracias, arcivescovo di Mumbai

Mumbai (AsiaNews) – L’idea della moratoria contro l’aborto, dopo quella sulla pena di morte approvata all’Onu, è nata da un giornalista italiano, Giuliano Ferrara, direttore del “Foglio”, un quotidiano d’opinione, e ha visto AsiaNews  fra i primi sostenitori (cfr.  Contro la pena di morte, una vittoria “a metà” del 19/12/2007).

Anche il card. Raffaele Martino, presidente di Giustizia e pace ha detto subito che dopo la pena di morte occorreva preoccuparsi “dei milioni e milioni di uccisioni di esseri certamente innocenti, i bambini non nati” (Cfr. Osservatore Romano, 20 dicembre 2007).

Nel mondo ecclesiale italiano sono intervenuti a sostegno della moratoria il card. Camillo Ruini, vicario della diocesi di Roma, che in un’intervista a Canale 5, il 31 dicembre scorso, ha dichiarato: "Credo che dopo il risultato felice ottenuto riguardo alla pena di morte fosse molto logico richiamare il tema dell’aborto e chiedere una moratoria, quantomeno per stimolare, risvegliare le coscienze di tutti, per aiutare a rendersi conto che il bambino in seno alla madre è davvero un essere umano e che la sua soppressione è inevitabilmente la soppressione di un essere umano”. Il card. Ruini ha anche chiesto un ripensamento della legge italiana sull’interruzione della gravidanza, per “applicarla in pieno” negli aspetti “a difesa della vita” (ad esempio sostenendo i Centri di aiuto alla vita), ma anche aggiornandola “al progresso scientifico che ad esempio ha fatto fare grandi passi avanti riguardo alla sopravvivenza dei bambini prematuri. Diventa veramente inammissibile procedere all’aborto a una età del feto nella quale egli potrebbe vivere anche da solo". In Italia l’aborto è consentito fino al 90° giorno di gravidanza; dopo il 90° giorno, solo se la vita della donna è in pericolo, oppure se si notano anomalie o malformazioni del nascituro che mettono in pericolo la “salute psichica” della donna.

Di fatto, questo ha aperto la strada a una vera e propria eugenetica, eliminando feti malformati in ogni caso, anche se ormai la scienza permette una vita autonoma del feto fin dalla 23ma settimana.

Anche il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, in un’intervista al Corriere della Sera (4 gennaio 2008) si è espresso a favore di una moratoria contro l’aborto, definendo l’iniziativa “lodevole perché essa costituisce un richiamo forte e chiaro all’intenzione degli Stati sulla protezione e la promozione della vita umana”.

Intanto, la campagna per una moratoria a favore dei bimbi non nati e contro le pratiche eugenetiche degli Stati sta trovando sostegno anche nel mondo non cattolico e laico.

Il direttore del Foglio si augura che tutto questo generi un movimento che organizzi una manifestazione di “5 milioni di pellegrini” a Roma nella prossima estate e spinga a inserire nella dichiarazione universale per i diritti dell’uomo anche “la libertà di nascere”. Ecco l'intervento del card. Gracias:

 

Con tutto il cuore do il benvenuto e il mio sostegno a una moratoria internazionale sull’aborto. Ciò è profondamente necessario per sensibilizzare la comunità mondiale nel creare e costruire una cultura della vita. L’aborto è un male orrendo ed è divenuto una delle minacce principali alla dignità umana perché costituisce un attacco contro la vita stessa. Bisogna infatti notare che l’aborto è un crimine commesso contro coloro che sono i più deboli e indifesi, quelli che possiamo definire davvero “i più poveri dei poveri”.

Anche la moratoria sulla pena di morte, votata all’Onu, è stata benvenuta. Io dico sempre che abbiamo bisogno di promuovere una cultura della vita. Con la pena di morte si rischia di uccidere persone innocenti, si toglie la possibilità del pentimento, di cambiare vita. Per questo siamo sempre stati contro la pena di morte.

L’aborto è la morte della vera libertà; affermare che l’aborto è un diritto significa attribuire alla libertà umana un significato perverso e cattivo: quello di un potere assoluto sugli altri e contro gli altri. La cultura dell’aborto, purtroppo è diffusa in tutto il mondo. Permettendolo in modo legale – nel senso che non vi è penalità per chi lo compie – la gente presume che esso è moralmente corretto. Ma questo non è vero: l’aborto è sempre la soppressione di una vita. Quanti milioni di vite sono eliminate, grazie a questa cultura di morte! Per questo io sostengo la moratoria: ogni persona deve cominciare con l’impegno a non uccidere – o collaborare a uccidere – intenzionalmente nessuna vita umana, per quanto essa possa essere spezzata, deforme, disabile, disperata.L’aborto è incompatibile con la dignità della persona umana, creata ad immagine di Dio. Esso è un grave atto di violenza contro la donna e il suo bambino non nato.

Uccidere un bambino nel grembo della madre è uccidere una persona.

In India si pratica spesso l’aborto selettivo, contro le bambine. E questo avviene non solo in India, ma in molte parti del mondo.

Da molti decenni la Chiesa indiana, lotta per la cultura della vita. Attraverso i nostri servizi sociali, educativi, sanitari, diffondiamo una profonda coscienza in difesa della vita, un profondo rispetto per la persona umana in tutti gli stadi della sua esistenza.

Spero proprio che questa campagna per un cultura della vita si diffonda in India e in tutto il mondo.

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