23/02/2016, 11.53
FILIPPINE
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Aperta la causa di beatificazione per p. Palliola, il missionario dei tribali di Mindanao

Il gesuita napoletano è arrivato nelle Filippine nel 1644 ed è stato ucciso quattro anni più tardi da un capo tribù che si era allontanato dalla fede. Vescovo di Dipolog: “È stato un vero figlio di Mindanao, aveva passione per la popolazione dei lumad”. Missionario Pime: “La sua storia viene tramandata di padre in figlio nelle tribù. Speriamo che venga proclamato santo nel 2021, 500mo anniversario dell’evangelizzazione delle Filippine”.

Manila (AsiaNews) – È iniziato ieri il processo diocesano di beatificazione e canonizzazione di p. Francesco Palliola, sacerdote gesuita napoletano, missionario per i tribali di Mindanao, ucciso nel 1648. L’iter è iniziato in modo ufficiale ieri, con la messa celebrata nella cattedrale di Nostra Signora del Santo Rosario di Dipolog (provincia di Zamboanga), nel luogo dove il missionario ha svolto gran parte della sua predicazione.

Il vescovo della città, mons. Severo Caermare, aveva annunciato la causa di beatificazione il 9 gennaio scorso insieme a p. Patrick Dalangin, postulatore ufficiale. Se il processo andrà a buon fine, si tratterà del terzo santo (in questo caso adottato) per le Filippine – dopo san Lorenzo Ruiz di Manila e san Pedro Calungsod di Cebu – e il primo a provenire da Mindanao. L’isola è la zona a maggior concentrazione islamica nel Paese, teatro di in passato di guerre civili che hanno strascichi ancora oggi.

Nato nel 1612 da una nobile famiglia di Napoli, Francesco Palliola fa parte di una spedizione di 40 missionari gesuiti che sbarca nelle Filippine nel 1644. Il sacerdote inizia la sua predicazione a Mindanao, nella penisola di Zamboanga, diffondendo il Vangelo alle popolazioni locali, inclusi i tribali Subani lumad. Durante la messa, mons. Caermare, ha detto: “Padre Palliola è stato un napoletano, italiano di nascita, ma il suo amore per Dio e la sua grande passione per la cura della gente di Zamboanga, in particolare dei lumad, lo rendono un vero figlio di Mindanao”.

P. Pilliola è stato ucciso a Ponot il 29 gennaio del 1648 da Tampilo, leader indigeno convertito che aveva abbandonato la fede e che il sacerdote stava tentando di riportare in seno alla Chiesa. In un comunicato rilasciato dalla diocesi di Dipolog, che si occupa della causa di beatificazione insieme ai gesuiti e agli agostiniani, viene scritto che “la sua tomba, segnalata da un piccolo memoriale, viene visitata regolarmente da coloro che cercano la sua intercessione.

L’apertura della causa di beatificazione “è una bella notizia – commenta p. Sebastiano D’Ambra, missionario Pime a Zamboanga – ed è una spinta importante per la missione a Mindanao. I gesuiti hanno una storia molto importante nella Chiesa filippina”. “Nel 2021 – continua p. D’Ambra – ci sarà nelle Filippine una grande festa per i 500 anni dall’inizio dell’evangelizzazione del Paese. Sarebbe bello se p. Palliola venisse dichiarato beato o santo proprio in quell’occasione”.

La storia del gesuita, spiega il missionario, “viene ancora tramandata di generazione in generazione fra i tribali di Mindanao: io ne ho sentito parlare per la prima volta nel 1977. Ancora essi raccontano di questi gesuiti che furono i primi raggiungerli per annunciare loro il Vangelo”.

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