18/09/2013, 00.00
VIETNAM
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Appello del vescovo di Vinh: Preoccupati dagli attacchi del regime, chiediamo sostegno internazionale

In un'intervista ad AsiaNews, mons. Paul Nguyen Thai Hop parla di “situazione pericolosa e preoccupante” per i cristiani della diocesi, finita nel mirino delle autorità vietnamite. Egli auspica il rispetto dei diritti umani e la liberazione dei parrocchiani. E invoca “sostegno e solidarietà” perché finiscano “menzogne e calunnie”.

Vinh (AsiaNews) - "Siamo molti preoccupati per la situazione della diocesi di Vinh. Non possiamo dire per quanto ancora gli attacchi, le menzogne, le calunnie andranno avanti. È una situazione pericolosa e preoccupante per i cristiani". È quanto afferma ad AsiaNews mons. Paul Nguyen Thai Hop, vescovo di Vinh, diocesi nel nord del Paese al centro nelle ultime settimane di una violenta aggressione - non solo verbale - da parte dei media e delle autorità vietnamite. I vertici cattolici non nascondono il rischio di nuove rappresaglie; i fedeli si stringono attorno al prelato e partecipano in massa alle funzioni religiose, sottolineando il valore di unità che caratterizza e contraddistingue la Chiesa locale. "Noi vogliamo la pace, la libertà e la dignità dei diritti dell'uomo" spiega mons. Paul ad AsiaNews, ma "sfortunatamente tutto questo non dipende dalla nostra volontà".

Il 16 settembre scorso vescovi, sacerdoti e migliaia di fedeli vietnamiti (nella foto) fra bandiere vaticane e preghiere hanno celebrato una messa "per la pace e la giustizia", in risposta alle calunnie di tv e giornali governativi che promuovono da giorni una campagna diffamatoria verso la diocesi di Vinh. La funzione si è tenuta al santuario di Sant'Antonio, centro di pellegrinaggi della diocesi di Vinh poco lontano dal luogo in cui è avvenuta la violenta repressione della polizia il 4 settembre scorso.

Al centro della controversia fra Stato e cattolici, la vicenda legata alla parrocchia di My Yen che chiede la liberazione di due fedeli in carcere dal giugno scorso senza un capo di accusa. Il sostegno dei vertici cattolici ha scatenato la reazione delle autorità locali e centrali, che hanno minacciato di intervenire con durezza per sedare le proteste o le manifestazioni di dissenso.

"Pare che la salute dei due fedeli arrestati sia buona" conferma mons. Paul ad AsiaNews, ma "in un regime totalitario non si può sapere nulla sulla loro liberazione". Solo il governo, aggiunge il prelato, "sa quando saranno rilasciati, ma non dobbiamo smettere di chiedere la loro liberazione".

La diocesi di Vinh, continua il vescovo, è "una diocesi povera a livello economico ma ricca in tradizione cristiana e cultura. Per vivere abbiamo bisogno di pace e di libertà - aggiunge - soprattutto per poter dar fondo al compito di evangelizzare". Per questo "abbiamo bisogno del sostegno e della solidarietà internazionale, perché il governo metta fine alla repressione, all'attacco, alla menzogna e alla calunnia". Dobbiamo pretendere dalle autorità, conclude mons. Paul, "il rispetto dei diritti umani e di tutte le convenzioni internazionali che ha sottoscritto. E chiediamo inoltre la liberazione dei due parrocchiani e risarcimenti alle vittime delle violenze a My Yen".

Da tempo il governo vietnamita ha lanciato una campagna di repressione verso blogger, attivisti e dissidenti che chiedono libertà religiosa, il rispetto dei diritti civili o la fine dell'egemonia del partito unico, per la quale è stata anche lanciata una petizione. Solo nel 2013, Hanoi ha arrestato oltre 40 attivisti per crimini "contro lo Stato", in base a una norma che gruppi pro diritti umani bollano come "generiche" e "vaghe". Anche la Chiesa cattolica deve sottostare a vincoli e restrizioni e i suoi membri sono vittime di persecuzioni: a gennaio un tribunale vietnamita ha condannato 14 persone, fra cui cattolici, al carcere con l'accusa di aver tentato di rovesciare il governo, in una sentenza criticata con forza da attivisti e movimenti pro diritti umani. (DS)

(Ha collaborato J.B. An Dang)

 

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