25/11/2004, 00.00
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Arabia Saudita: arresti e persecuzioni contro i cristiani

Nelle carceri di Riyadh vi sono ancora numerosi fedeli, insieme a sciiti e a sufi, gli eretici dell'Islam.

Riyadh (AsiaNews) - Il caso di Brian Savio O'Connor è solo l'ultimo di una lunga serie di arresti, torture e rapimenti contro i cristiani - sia locali che stranieri - in Arabia Saudita. La cappa oppressiva del regime di Riyadh su ogni manifestazione religiosa diversa dall'islam wahabita suscita sempre più inquietudine tra gli oltre 8 milioni di stranieri che lavorano nel regno saudita.

La religione più colpita dal regime saudita è quella cristiana. Fonti locali di AsiaNews affermano che nelle carceri saudite ancora oggi ci sono numerosi cristiani detenuti per motivi religiosi.

Nell'ottobre 2003 due cristiani egiziani sono stati arrestati e incarcerati dalla Muttawa (la polizia religiosa saudita); sono poi stati rilasciati il mese successivo.

Nel febbraio 2003 un cristiano straniero, di cui si ignora la nazionalità, è stato espulso per aver dato una bibbia in lingua araba a un cittadino saudita: agli stranieri è consentito infatti possedere libri religiosi nelle proprie lingue, ma il possesso di bibbie in arabo viene considerato un atto di proselitismo e quindi illegale, punibile con il carcere. Sempre nel corso del 2003, un cristiano etiope è stato espulso dal paese perché si rifiutava di offrire informazioni sulle proprie convinzioni religiose nel corso di un'indagine pubblica. All'inizio del 2003 quattro cristiani pakistani sono stati arrestati senza specificazioni dalla Muttawa. Due sono stati rilasciati ed espulsi, ma degli altri due non si sono più avute notizie.

Nel maggio 2002 la polizia di Jeddah ha arrestato 10 cristiani eritrei ed etiopi che si riunivano di venerdì per il loro incontro settimanale, in concomitanza con la giornata festiva del paese musulmano. Al momento dell'arresto la polizia ha cercato di ingannare i cristiani promettendo loro alcool e bevande, volendo avere un pretesto legale (il divieto di alcolici) per incriminare i 10 fedeli.

Nel febbraio 2002 viene rilasciato l'ultimo dei 14 cristiani imprigionati nel luglio precedente: Dennis Moreno-Lacalle, filippino, è uno degli stranieri provenienti da India, Nigeria, Etiopia, Eritrea e Filippine che si incontravano in case private dove poter motivi religiosi e tenere momenti di preghiera. Tutti e 14 sono incarcerati per non meglio specificate "attività cristiane illegali". Nel corso della sua prigionia la Muttawa ha promesso a Moreno-Lacalle di rilasciarlo immediatamente se si fosse convertito all'islam, ma egli ha sempre rifiutato: per questo, è restato in carcere per 6 mesi.

Il 28 gennaio 2002 l'International Christian Concern ha ricevuto una lettera di 3 cristiani etiopi che raccontavano le terribili violenze e torture subite nel carcere Bremen, a Jeddah, dove erano rinchiusi da 6 mesi, senza aver mai stati ufficialmente incriminati, ma solo incolpati dai carcerieri per la loro appartenenza cristiana.

In Arabia Saudita non esiste libertà religiosa: tutte le religioni diverse dall'islam wahabita sono bandite dalla vita pubblica. La legge permette solo a titolo privato la pratica di religioni diverse dall'islam, ma i fatti recenti smentiscono questa affermazione di principio. Attualmente sono in prigione anche numerosi sciiti e sufi (una corrente mistica dell'islam), oltre ad alcuni attivisti musulmani sauditi che si battono per la democrazia e il rispetto dei diritti umani. (LF)

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