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» 03/08/2009 16:10
PAKISTAN
Arcivescovo di Lahore: contro i cristiani “attacchi premeditati”
di Fareed Khan
Mons. Saldanha chiede un intervento più deciso del governo per proteggere la minoranza cristiana, costretta a “difendersi da sola” e lancia un appello: “pregate per i cristiani del Pakistan”. Per protesta contro le violenze, leader cristiani annunciano la chiusura per tre giorni di scuole e istituti. Telegramma del papa per le vittime.

Lahore (AsiaNews) – “Dobbiamo difenderci da soli” da attacchi “premeditati” che prendono di mira la minoranza cristiana del Pakistan. Per questo è necessario “tenere un basso profilo” ed evitare che i fondamentalisti trovino “ulteriori pretesti” per commettere violenze a sfondo confessionale. È quanto riferisce ad AsiaNews mons. John Lawrence Saldanha, arcivescovo di Lahore, commentando gli assalti contro i cristiani a Gojra e nel villaggio di Korian, nel distretto del Punjab.
 
“La comunità cristiana – sottolinea mons. Saldanha – ha subito due attacchi premeditati. Nel primo, il 30 luglio, fortunatamente non vi sono state vittime. Il primo agosto, invece, le persone non erano preparate a fronteggiare l’assalto e vi sono stati dei morti”. Le vittime accertate sono “sette, di cui sei membri di un’unica famiglia” conferma il prelato, ma si teme che il numero dei morti possa aumentare.
 
In queste ore nella zona è tornata la calma, grazie anche all’intervento dell’esercito governativo. La Commissione nazionale di Giustizia e Pace del Pakistan , di cui mons. Saldanha è presidente, ha indetto la chiusura per tre giorni di scuole e istituti cristiani nel Punjab in segno di lutto. In un comunicato congiunto firmato anche da Peter Jacob, segretario generale di Ncjp, essi chiedono al governo di “sradicare le radici alla base dell’intolleranza religiosa nel Paese”.
 
L’arcivescovo di Lahore denuncia l’uso “di un combustibile speciale” con il quale si voleva compiere una vera e propria strage, perché “le fiamme erano difficili da spegnere”. Si tratta di una benzina già usata in passato per incendiare il villaggio di Shanti Nagar, bruciato nel febbraio 1997, e il villaggio di Sangla Hill, nel 2005.
 
Mons. Saldanha chiede “un intervento più deciso del governo” a tutela delle minoranze del Paese e annuncia un “vertice speciale con le autorità di Islamabad”, colpevoli di non aver predisposto “tutte le misure necessarie per difendere la popolazione”. Il prelato conferma che dietro l’attacco vi possa essere la mano del gruppo estremista sunnita Sipah-e-Sahabaha e auspica che vengano prese “misure concrete” per fermare le violenze. “Ci dobbiamo difendere da soli – spiega l’arcivescovo – e tenere un basso profilo: non dobbiamo dare adito ai terroristi di sferrare nuovi attacchi”.
 
In un clima generale di “profonda tristezza”, mons. Saldanha lancia un appello attraverso AsiaNews: “[Noi cattolici del Pakistan] Chiediamo solidarietà e preghiere ai cristiani di tutto il mondo. Non lasciateci soli – conclude il prelato – ma restateci vicino con il cuore e con la mente. Non ci resta che restare uniti e sperare che la situazione migliori”.
 
I leader della Commissione nazionale di Giustizia e Pace ricordano che il governo deve risolvere la questione legata alla legge sulla blasfemia, uno strumento che crea “odio e divisione” nel Paese. Essi denunciano infine la presenza di cellule estremiste con base nel Punjab, che sferrano attacchi in tutto il Pakistan, ed è compito del governo locale “adottare una strategia adeguata” per eliminare ogni forma di “violenza”.

Profondo dolore "per l'insensato attacco alla comunità cristiana di Gojra", che ha portato alla "tragica uccisione di bambini, donne e uomini innocenti" è stato espresso da Benedetto xvi in un messaggio  inviato al vescovo di Faisalabad, Joseph Coutts. Nel messaggio, a firma del segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone, il Papa fa appello perché "nel nome di Dio si rinunci a seguire la strada della violenza che causa così tanta sofferenza e a intraprendere la strada della pace" e raccomanda con forza il vescovo di incoraggiare tutta la comunità diocesana e tutti i cristiani in Pakistan, perché continuino negli sforzi per contribuire a "costruire una società che, con un profondo senso di fiducia nei valori umani e religiosi, sia caratterizzata dal mutuo rispetto fra tutti i suoi membri".


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