27/08/2013, 00.00
COREA DEL SUD
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Arcivescovo di Seoul: Invece di parlare di eutanasia, il governo aiuti i malati terminali

di Joseph Yun Li-sun
Il Parlamento inizia la discussione sull’introduzione dell’eutanasia in Corea. Mons. Yeom ad AsiaNews: “Inaccettabile cessare trattamenti necessari ai pazienti in nome di altri interessi. L’esecutivo si impegni per sensibilizzare il Paese e per aiutare chi soffre”.

Seoul (AsiaNews) - La morte "è un processo naturale: è sbagliato e scorretto cercare di accelerarne il percorso. Per questo ritengo che la proposta di legalizzare l'eutanasia in Corea del Sud sia da bocciare. La mia posizione è quella di tutta la Chiesa universale: sono del tutto contrario". Lo dice ad AsiaNews l'arcivescovo di Seoul, mons. Andrea Yeom Soo-jung, commentando la proposta avanzata al Parlamento coreano dalla Commissione nazionale di bioetica.

La proposta della Commissione - nota nel Paese per aver autorizzato le ricerche del dottor Hwang Woo-suk, che voleva clonare l'uomo salvo poi dimostrarsi un ciarlatano - prevede che i medici possano interrompere le cure e i trattamenti necessari a mantenere in vita i pazienti in stato terminale e quelli in stato vegetativo. Secondo il testo, per i malati in stato vegetativo "servirà un documento che provi la volontà del paziente", ma per quelli terminali non coscienti "basterà la decisione della famiglia".

Il Parlamento ha iniziato questa mattina la discussione del testo. "È contro la morale - continua mons. Yeom - imporre ai pazienti trattamenti medici che siano dannosi, ma allo stesso modo è inaccettabile cessare trattamenti necessari in nome di altri interessi. Sarebbe un voler 'accelerare' la morte, che invece è un processo naturale. La dottrina cattolica al riguardo è chiarissima".

Invece di discutere di eutanasia, conclude il presule, "il governo dovrebbe pensare a sostenere le strutture per i malati terminali, migliorare la percezione pubblica della morte, educare meglio gli operatori sanitari e soprattutto sostenere dal punto di vista finanziario i pazienti in stato terminale e le loro famiglie. Servono inoltre delle Commissioni etiche in ogni ospedale, perché ogni caso è diverso e va valutato secondo coscienza. Senza queste condizioni, le raccomandazioni della Commissione diventano solo un approccio negativo alla vita umana".  

 

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