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» 05/01/2012
BANGLADESH
Arrestato un insegnante: aveva una copia di un libro di Taslima Nasrin
Nella biblioteca scolastica la polizia ha trovato una copia di Lajja (Shame), il famoso romanzo di vietato dal 1993 perché “blasfemo”. Costretta a scappare dal 1994 per minacce di morte, l’autrice commenta: “Questo arresto prova che il Bangladesh non è una democrazia, ma un regime totalitario”.

Dhaka (AsiaNews) – Il preside di una scuola tecnica nel distretto di Pirojpur (sud del Bangladesh) è stato arrestato perché in possesso di una copia di Lajja (Shame, “vergogna”), il noto romanzo della scrittrice Taslima Nasrin. Il libro è proibito in Bangladesh dal 1993 perché ritenuto blasfemo nei confronti dell’islam, religione di Stato. L’insegnante, Yunus Ali, rischia fino a tre anni di carcere.

La polizia ha portato via l’uomo dal KC Technical and Business Management College dopo aver trovato una copia del libro nella biblioteca della scuola. Ali si è difeso dalle accuse sostenendo di essere vittima di un complotto. L’ispettore Abdul Malek ha dichiarato: “Lajja è un libro vietato. Ciononostante, il preside lo teneva nella biblioteca. Dovrà rispondere di questo reato”.

In Lajja, Taslima Nasrin, 49 anni, racconta la vita di una famiglia indù perseguitata da musulmani. L’autrice è dovuta fuggire dal Paese nel 1994, dopo aver ricevuto minacce di morte da parte di fondamentalisti islamici. Da allora, si divide tra India ed Europa, senza poter tornare in Bangladesh. La sua famiglia è musulmana, ma oggi lei si proclama atea.

Contattata da AsiaNews, la Nasrin ha commentato: “L’arresto di questo insegnante è il segno che il Bangladesh non è una democrazia, ma un regime totalitario a tutti gli effetti. Dal 1990, i fondamentalisti islamici hanno zittito la mia libertà d’espressione e provato a uccidermi, fino a costringermi a fuggire dal mio Paese e dalla mia famiglia”.

Adesso, conclude l’autrice, “qualcuno è in pericolo ‘per colpa’ di un mio libro e rischia la sua libertà. Ma Lajja non è un romanzo blasfemo: è solo la difesa piena di una minoranza religiosa [quella indù] perseguitata e tormentata di continuo dalla maggioranza musulmana. Spero il meglio per quest’uomo e per quanti ogni giorno sono privati della loro libertà d’espressione”. (GM)


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