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  • » 18/01/2010, 00.00

    ASIA CENTRALE

    Asia Centrale agli ultimi posti nel mondo per libertà civili e democratiche



    Lo afferma il rapporto annuale di Freedom in the World. Nel 2009 in molti Stati ci sono stati addirittura peggioramenti per il rispetto dei diritti e della democrazia.

    Astana (AsiaNews/Agenzie) – Rimane problematica o persino peggiora la “salute” della democrazia nei Paesi ex sovietici del Caucaso e dell’Asia Centrale, secondo l’annuale rapporto Freedom in the World, reso noto il 12 gennaio dal gruppo Usa Freedom House (Fh). In particolare declina la situazione in Kazakistan, Afghanistan, Iran, Russia e Turchia, mentre Uzbekistan e Turkmenistan restano tra gli ultimi 7 Paesi al mondo per libertà civili e politiche.

    In Kirghizistan nel 2009 c’è stata una progressiva concentrazione del potere nelle mani del governo a danno dei partiti d’opposizione e della società. Inoltre è stata introdotta una legge molto restrittiva per la libertà religiosa, che proibisce il proselitismo, l’insegnamento religioso in privato e l’importazione e la distribuzione di letteratura religiosa. Al punto che il Paese è passato dalla categoria di quelli “in parte liberi” a quella dei “non liberi”, nella classificazione del rapporto.

    In generale, il rapporto osserva che “l’Asia Centrale rimane uno della zone [più] repressive del mondo. Il peggioramento del Kirghizistan… desta speciale preoccupazione, perché il Paese da tempo sembrava essersi avviato su una via riformista, dopo l’era sovietica”.

    Criticato pure il Kazakistan, “che non ha fatto nessun progresso per l’applicazione di riforme, come aveva promesso prima di prendere la presidenza dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa [Osce]”. Invece è stata introdotta una legge restrittive per internet, ci sono stati numerosi arresti arbitrari di funzionari e imprenditori, nonché l’arresto e la condanna dell’attivista per i diritti umani Yevgeny Zhovtis.

    Sono classificati come “non libero” anche Azerbaigian, Iran, Russia, Afghanistan e la zona della Ossezia del Sud (a causa del “crescente controllo della Russia su economia e sistema politico” e per la diffusa corruzione). Per l’Iran sono evidenziari “gli evidenti brogli nell’elezioni presidenziali del giugno 2009 e la repressione violenta delle conseguenti proteste”. Per l’Afghanistan sono rilevati “i diffusi brogli, i compromessi compiuti dalla commissione elettorale e la scarsa affluenza alle urne conseguente alla diffusa paura”. La Russia ha registrato “brogli elettorali, il declino della libertà religiosa, un maggior controllo statale sulla presentazione della storia e l’uso di una politica del terrore contro attivisti per i diritti umani, giornalisti e altri”.

    Sono “in parte liberi” Armenia, Georgia e Turchia.

    Arch Puddington, capo ricerca di Fh, ha osservato che il Kirghizistan nei primi anni ’90 era considerato una sorta di “Svizzera dell’Asia Centrale”, mentre “ora insieme a Tagikistan, Uzbekistan e agli altri Paesi della regione è uno dei meno liberi al mondo”.

    Felice Gaer, presidente della Commissione Usa per la Libertà religiosa, in occasione della presentazione del rapporto ha commentato che “l’Asia Centrale sembra incapace di uscire fuori, invece va sempre più indietro”.

    Sotto accusa viene di fatto messa la Russia, che il rapporto indica come pronta a intervenire per non perdere il controllo dei Paesi ex sovietici.

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